Cinguettii in Rete

Tutti sanno che in inglese la parola "twitter" significa "cinguettare". Molti pensano che la parola scritta sia destinata a morire di "bits & bytes". O almeno pensano che le parole finiranno in tanti "cinguettii". La cosa si spiega col fatto che tra "libri di facce" (facebook) e "cinguettii" (twitter) la comunicazione tradizionale sembrerebbe destinata a finire sotto i colpi delle tecnologia digitale. E' certo, comunque, che il libro non è più ormai l'elemento centrale della nostra cultura e della maniera con la quale entriamo nel mondo della conoscenza.

Il declino del libro è del tutto relativo al fatto che la comunicazione contemporanea tende a diventare sempre più sintetica e diretta. Piccoli pezzi di cultura viaggiano sotto varie forme: parole scritte in simboli, in musica, audio-video registrate in vario modo, organizzate e cercate e così diventano sempre di più parte integrante del nostro sapere quotidiano. Il vecchio disco a 78 giri degli anni sessanta ha ceduto il passo a iTune. Su YouTube i video durano pochi minuti e chi li guarda non livede nemmeno tutti, una volta capito di che si tratta. Ci sono siti che offrono la visione di ogni sorta di filmato ad accesso ed inserimento liberi.

Brevità ed immediatezza sono le parole chiave della nostra epoca. Date uno sguardo non superficiale al portale delle guide di SuperEva e vi renderete conto della grande varietà di offerta comunicativa che lo stesso offre. Dalla politica alla cucina, dal latino alla musica metallica, dall’iPod al digitale, tutto viene servito ed aggiornato quotidianamente a chi vuole masticarlo e digerirlo là per là. Ogni argomento è proposto in sintesi e brevità, con abbondanza di documentazione grafica e fotografica, con uscite laterali in forma di link di approfondimento. Una offerta dopo l’altra come tante scatole cinesi o matriosche russe, una dentro l’altra, quasi all’infinito. Sempre a piccoli pezzi, come per non voler ingolfare il cervello per non farlo annegare nel mare vero e pericoloso degli approfondimenti.

Sembra quasi che ci stiamo avviando verso una cultura con un alto deficit di attenzione. Ma forse, al contrario, l’attenzione è troppa. Tutti vogliamo sapere di più e subito. Ogni qualvolta nella storia dell’umanità sono stati inventati nuovi strumenti culturali si sono sentite fare considerazioni su di un possibile decadimento dei costumi e della morale. Lo si fece nell’800 quando cominciarrono a pubblicarsi i romanzi del tempo, poi con i fumetti, con l’arrivo del rock and roll, la televisione. Ora lo si fa con il Web e tutti i suoi derivati. Inutile dire che non c’è mai stata un’epoca ideale ed è altrettanto inutile ipotizzarne una. Non ci sarà mai. Utopia di chi non vuole guardare avanti. Mai come oggi viene data tanta attenzione alla comunicazione.

E’ facile dire che ce n’è troppa e che non riusciamo a gestirla. Succede spesso di vedere persone che hanno un cellulare incollato all’orecchio, il portatile sulle ginocchia e a fianco il giornale piegato per essere letto. Non significa che quella persona non capisce niente di quello che sta facendo. Significa che si colloca al centro di ciò che porta avanti per lavoro o interesse ed in piena consapevolezza decide di gestire secondo i suoi bisogni e capacità. La parola qui è quella nota. Si chiama multitasking, il tentativo cioè di dominare lo spazio in coerenza con i propri interessi. La realtà viene frantumata in tante piccole microstorie le quali formano la vita di ognuno di noi: la moglie al cellulare, il bilancio sul portatile, il fondo politico sul giornale. E magari sull’altro cellulare il messaggio di Twitter. Il disordine è solo apparente, la situazione riflette piuttosto non la incoerenza di chi si comporta in quel modo quanto la profondità, l’originalità e l’impegno del soggetto.

La vita quotidiana di un navigatore, e di un bibliomane come nel caso del sottoscritto, è piuttosto ripetitiva, se non monotona. Questo tipo di persona del XXI secolo è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. C’è di continuo la possibilità di essere accontentato: i soliti libri, l’immancabile quotidiano, quello che si compra in edicola, uno sguardo al portale aggregatore al computer sempre acceso sulla scrivania, qualche accesso rapido alle news di Google a seconda degli interessi, il controllo della posta elettronica, una rapida visita all’ufficio postale per controllare quella che gli anglosassoni chiamano “snail-mail”, aprire la vecchia casella postale e ritirare il pacco di riviste, l’immancabile materiale pubblicitario e le bollette da pagare. Per chi va in ufficio a lavorare si apre una finestra personale che fa da parentesi. Ma non tanto se si considera che anche in questo posto potrà confrontarsi con questa realtà multimediale. Il che vuol dire che fino a quando ritorna a casa sarà sempre coinvolto nel multitasking.

Alcuni sostengono che questa attività quanto mai ripetitiva ci rende tutti meno efficienti. Il che non è vero anche se a volte sembra che siamo tutti dopati e drogati nel fare tante cose. In effetti non ci rendiamo conto di essere più efficienti. Non è un caso se molti studi di psicologia applicata hanno accertato che il QI della gente in generale è certamente aumentato. Non intendo dire che questa iperattività migliora il livello intellettivo della gente, ma certamente provoca e genere innovazione e migliora la qualità della vita.

Con l’aiuto della tecnologia siamo in grado di fare più cose contemporaneamente e anche più velocemente. Assorbiamo più informazioni e per questo sembriamo più irrequieti ed impazienti. In circa 10 secondi con Google siamo in grado di sapere più cose di quanto potessimo trovare un tempo compulsando libri qua e là con grande perdita di tempo. Abbiamo la possibilità di mettere a fuoco più obiettivi di quanto potessimo fare un tempo. Siamo in grado di affrontare discussioni sulle origini della vita, l’età migliore per sposarsi oppure il futuro dell’economia del mondo. Può sembrare che privilegiamo aspetti minimi e particolari perdendo di vista le problematiche generali. Ma se lo facciamo si scopre poi che di volta in volta tendiamo sempre a ritornare sugli argomenti scelti in precedenza. Questo vuol dire che gli argomenti e le problematiche vengono approfondite ed allargate. Navigare in rete significa un continuo ritornare sui propri passi, su ciò che piace, attira e si ama fare online.

Il Web permette a tutti di approfondire le conoscenze a seconda degli interessi, le predisposizioni, gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Internet aiuta sia a specializzare la conoscenza e gli approfondimenti che ad individuare nuove tendenze. Il segreto per usare bene questo strumento è sempre lo stesso, quello previsto per i nuovi strumenti: sapere usare i filtri. Non importa la quantità di informazione. Quello che conta e sapere assumere il controllo di ciò che per ognuno di noi è importante. Non si tratta di usare tutta l’acqua del mare. Bisogna prendere la quantità giusta che serve per i propri bisogni. Internet e la nuova tecnologia hanno fatto cadere le distanze che sino a pochi anni fa intercorrevano tra noi e quella che chiamiamo cultura. Spesso irraggiungibile, inesplorabile per varie ragioni, unilaterale. Oggi in rete si può trovare di tutto, ogni cosa espressa nei possibili e diversi punti di vista. Sta a chi usa lo strumento assumere il controllo verso una maturazione impossibile prima a causa della distanza di cui si è detto prima esistente tra il soggetto ed i contenuti del sapere.

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