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Come fare incontrare scienza e fede

E' possibile far convergere scienza e religione in modo che l'una giustifichi l'altra? C'è qualcuno che ci prova. Insediato al secondo piano di un piccolo edificio in cima al monte Graham in Arizona, Guy Consolmagno è in piena attività: controlla la posta elettronica sul suo laptop, ascolta musica classica sul suo iPod e contemporaneamente tiene d'occhio i monitor sul banco. Al piano di sopra, un telescopio, sotto un'ampia volta argentata, è puntato verso verso il firmamento.

Un esempio di eccellente multitasking per niente turbato da qualche nuvola passeggera nel cielo di questo personaggio che cerca di far convergere scienza e religione a modo suo. Il telescopio è puntato su Haumea che ruota intorno al sole, a distanza di circa sei bilioni di km dalla Terra. Quando le nuvole si diraderanno la camera digitale del telescopio registrerà i cambiamenti di luce su questo pianeta dando ad astronomi come Guy Consolmagno la possibilità di far conoscere meglio la sua identità.

Routine abitudinaria per un astronomo, ma non tanto, se si considera che lo scienziato di cui parliamo è anche un gesuita come altri suoi colleghi in questo posto. Essi scandagliano la volta celeste con il telescopio ad alta tecnologia che fa capo al Vaticano. Non a caso lo stesso è denominato “Papa scope”. Il tutto fa parte dell’osservatorio vaticano fondato da Papa Leone XIII nel 1891 e collocato dietro la Basilica di San Pietro. L’idea fu quella di dimostrare che la Chiesa Cattolica non è contro la scienza, un’opinione questa che persiste dai tempi di Galileo.

Consolmagno, con la sua barba bianca, porta sul suo volto una lontana somiglianza con Galileo. Questi fu uno scienziato, pur se grande e polemico, anche acido e capriccioso, con un ego sproporzionato, di fronte al quale la Chiesa non intese piegarsi. Di contro Consolmagno ha un aspetto umile pur se geniale. Ed oggi a distanza di 400 anni per la sua stessa bocca è disposto ad ammettere che la Chiesa, con Galileo, si avvitò su se stessa nella faccenda. Vale a dire, secondo lui, esagerò.

Molti storici sostengono che l’afffare Galileo fu una vera e propria anomalia, che la Chiesa non era ostile alla scienza, ma che anzi ne fu ardente sostenitore. Per tutto il medio evo ed il rinascimento infatti non fece altro che insistere sulla necessità di avere delle osservazioni astronomiche precise per stabilire la data di Pasqua. La Chiesa ci diede il calendario gregoriano usato oggi in tutto il mondo. Se si dà uno sguardo alla mappa della luna di oggi si vede che oltre trenta crateri portano il nome di gesuiti. Gregor Mendel era un monaco augustiniano. Eppure molta gente, a suo dire, non capisce perchè il Vaticano abbia un osservatorio da queste parti.

Si sono fatte delle strane idee su questo fatto. Molti hanno addirittura pensato agli extra terrestri, agli alieni. Tempo fa una società inglese chiese a Consolmagno di scrivere un libro sul pensiero ufficiale della Chiesa Cattolica circa gli extra terrestri. Il gesuita obbiettò che finora non se n’era visto nessuno in giro e quindi non era pensabile ipotizzare qualche forma di insegnamento a soggetti simili. E’ vero che Consolmagno ha scritto un libretto sull’argomento nel quale si chiede se sia possibile che Gesù si sia sacrificato non soltanto per gli uomini di questa terra ma anche per eventuali altri esseri umani nell’universo. Un’altra volta un giornale avanzò l’idea che Consolmagno ed i suoi colleghi di Mount Graham erano gli “astrologi del Vaticano”.

In realtà questi sono astronomi che impiegano le attrezzature del VATT per studiare tutto ciò che appare in cielo, dalle dinamiche degli sciami spaziali globulari alla natura della materia scura. Tutto viene pubblicato nella rivista The Astrophysical Journal. In Italia, nel frattempo, nell’ osservatorio di Castel Gandolfo lo stesso Consolmagno si prende cura di una grande quantità di pietre che sono dei meteoriti. La cosa si spiega col fatto che ha studiato geofisica e astronomia al MIT e quando è può se ne prende cura.

“Se mi avessero detto che sarei finito a studiare pietre ai tempi della scuola mi sarei messo a ridere” egli dice. “La cosa all’inizio la ritenevo come molto noiosa”. Il gesuita Consolmagno è nato e cresciuto nel midwest americano, si definisce “figlio del tempo dello Sputnik”. L’estate prima di laurearsi nella scuola tenuta dai Gesuiti ricorda di avere guardato alla TV Neil Armstrong camminare sulla luna. A quel tempo scoprì che cosa erano i meteoriti, rocce spaziali fredde provenienti da asteroidi, pietre che ora può tenere nel palmo della mano e chiedersi del mistero dell’universo.

Dopo la laurea, mentre tutti gli altri suoi colleghi sembravano occupati a trovare i mezzi di finaziarsi le ricerche, egli si arruolò nei “Peace Corps” e si mise ad insegnare astronomia in una università in Kenya. Portava i suoi strumenti di osservazione spaziale in piazza e faceva vedere i pianeti ai bambini ed alla gente che si adunava intorno a lui. Si rese conto di quanto fosse grave nella gente la mancanza di istruzione, tanto tragica quanto la mancanza di acqua e di cibo.

Venne così attratto dalla missione dei gesuiti nel 1991 prese i voti di povertà, castità ed obbedienza. Quest’ultima fu la più dura ad accettare. Due anni dopo venne assegnato all’osservatorio vaticano dove scienza e fede sono associate in una coesistenza senza smagliature. Non vede tra le due nessun conflitto perchè sin dall’inizio dei suoi studi ha sempre pensato che nessuna delle due domina sull’altra.

L’affare Galileo per lui sembra una reliquia del passato. Dei meccanismi del sistema solare nessuno più discute oggi. Come per la la teoria dell’evoluzione che è diventata più che una ipotesi, il mistero dell’universo sembra essere ormai, sia per la scienza che per la fede, il risultato di “un progetto intelligente”. Il tempo modella e modifica sia gli uomini che le loro idee. Una prova che scienza e fede sono destinate a convivere e convergere sempre di più.

Non a caso Guy Consolmagno ha cercato di rispondere con un piccolo libro, di cui ho detto innanzi, alla domanda che molti si pongono sulla figura di Gesù Cristo. Se cioè il suo sacrificio abbia un significato anche per eventuali abitanti di altri pianeti. E se questo sacrificio valga anche per l’intero universo e se può esistere una storia di salvezza parallela su altri pianeti. Gli esseri umani hanno guardato sempre alle stelle. Continueranno a farlo ogni qualvolta alzano lo sguardo e si pongono delle domande. Consolmagno ne è sicuro.

Questo articolo è stato tradotto ed adattato dalla rivista The Walrus

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