
Acqua passata, qualcuno dirà. E’ capitato a te, ma è successo a tanti, fronteggiare queste due “lingue morte”. In effetti “morte” non sono affatto, ancora vivono sotto altre forme nella cultura occidentale e di essa sono le colonne di cui siamo tutti ben fieri e consapevoli. Il latino in particolare è sempre alla ribalta. Riesce addirittura ad intrufolarsi negli spot commerciali in TV. Tutti ormai si saranno chiesti, insieme allo strepitoso Christian De Sica, cosa è la “perifrastica”. Una struttura linguistica verbale latina che il figlio fa fatica ad apprendere e di cui si lamenta una quanto mai avvenente professoressa di latino in uno spot commerciale che gira in questi giorni su tutti i canali televisivi, pubblicizzando un noto logo mediatico. Veramente improbabile una insegnante come la bellissima Belen Rodriguez alla quale il buon De Sica fa l’occhiolino parlando in latino maccheronico per perorare la causa di suo figlio asino in latino.
Io ricordo ben altre insegnanti di latino e di greco. Sagome e figure di insegnanti molto, ma molto diverse. Le nostre professoresse del tempo ci sembravano arpìe rapaci che salivano in cattedra e ci tormentavano con dannate declinazioni, impossibili traduzioni, il tutto condito in cerimonie sacrificali che erano sadiche interrogazioni singole, o a quattro, con tremebondi studenti, impiedi davanti alla cattedra. Non potrò mai dimenticare quella vecchia megera di latino e greco del ginnasio. Quando entrava in classe non aveva mai un sorriso sulla sua faccia. Sibilava a mala pena un “buon giorno” e si installava sulla sedia, dietro la cattedra, collocata su quella alta pedana che sembrava un baldacchino.

Dopo il canonico appello, apriva il suo registro personale, ci metteva il dito sopra e lo faceva scorrere lentissimamente sui nomi mentre sussurrava, a denti stretti: “vediamo chi sentire oggi”. Un brivido ti scorreva lungo la schiena. Una gocciolina di sudore ti si ghiacciava sulla fronte. Il suo dito andava su e giù nel mentre sollevava lo sguardo verso la classe in un silenzio di tomba. Eravamo raggelati ed immobili sui banchi, in attesa del sacrificio. Uno di quegli studenti aveva chiesto, appena era entrata, di uscire per andare in bagno. Lei nemmeno si degnò di rispondere. Si doveva dare principio alla immolazione quotidiana. L’interrogazione sul “classico” aveva la precedenza. Quel poveretto dovette subire una infame vergogna, che a stento riuscì a nascondere alla classe, ma che lui non dimenticò mai. “Se la fece sotto” e dovette nascondere la sua “colpa”, più tardi, con l’aiuto e la complicità di un bidello che fortunatamente entrò in quel momento con il registro delle circolari da leggere.
Questo episodio di una didattica del tempo che fu è soltanto un esempio delle “perifrastiche” che molte generazioni di studenti hanno dovuto subire, e forse ancora subiscono, in molte scuole del sistema scolastico italiano: pedissegua, monotona, asfissiante memorizzazione di regole, vocaboli, traduzioni, vita e opere di autori senza alcuna coerenza, connessione, contestualizzazione. Nessuno ci diceva come e perchè imparare. Tutti volevano soltanto che si ripetessero le “cose” senza capire o chiedersi il “perchè”. Insomma le famose domande anglosassoni chi-cosa-quando-dove-perchè le avrei imparato soltanto quando avrei cominciato a studiare la lingua inglese. Nessun pragmatismo didattico passava per la testa di quei docenti che perseguivano una didattica meramente strumentale, fatta di “potere” astratto che si manifestava in forma di voto tradotto in numero. Nessuno ti faceva comprendere il “senso” di quanto ti veniva chiesto di studiare. Bastava che tu ripetessi pedissequamente quanto il docente aveva detto nella sua così detta “lezione”. Molto spesso questa era un banale, crudo ed incomprensibile elenco di cose da fare. Lettura, traduzione e commento, erano le parole-chiave di questo tipo di insegnamento.

Il discorso potrebbe continuare a lungo su questo tono. Ma non è di questo che intendevo parlare in questo post. Volevo soltanto mettere in evidenza il fatto che per fortuna i tempi cambiano. Il tempo ha con sè la forza e la capacità di cambiare le cose anche contro la volontà degli uomini. Oggi i giovani possono conoscere, apprendere, studiare e perfezionare il loro latino anche impiegando la moderna tecnologia, i così detti “social networks”. Facebook ha appena lanciato sulla sua piattaforma che comunica con oltre duecento milioni di iscritti, in un centinaio di lingue, anche la lingua latina. Il link diventa “ligamen”, la posta si chiama “epistulae”, la homepage si chiama “domus”. Tutto così diventa contestualizzato, assume un senso ed una forma di vita che mai nessuna grammatica, nessun insegnante è riuscito a dare. “Quid cogitas?” ti chiede subito il sistema e tu sei costretto a pensare cosa rispondere, come commmentare con i tuoi “amici” gli “scriptella”, condividere le “imagines” e i “ligamina”. Il latino della scuola che avevo perso o dimenticato lo ritrovo in rete!
Ho provato a convertire il mio status dall’inglese al latino e ho fatto delle scoperte straordinarie. Tutti quegli incubi dei miei tempi al liceo si sono improvvisamente trasformati in un linguaggio vivo, moderno, significativamente espressivo. Sono riemerse dal subconscio tante parole, frasi e situazioni che pensavo scomparse o dimenticate. Vorrei avere la possibilità di dire quello che non ebbi mai la possibilità di dire, non solo a quella megera di insegnante di cui vi ho detto, ma anche ai tanti colleghi e colleghe con cui mi sono scontrato, raramente incontrato, in esami, commissioni, progetti, consigli di classe, di istituto e di distretto, denunciando i loro tremendi limiti, non solo culturali ma anche intellettuali e sociali.
La conoscenza delle lingue classiche è essenziale alla conoscenza delle lingue moderne. Ma nè il latino nè il greco possono essere insegnati come si sezionano e si studiano dei cadaveri. Nella mia esperienza di docente di lingue moderne quali l’inglese, il francese ed il tedesco, ho avuto quasi sempre la sfortuna di confrontarmi invece con una didattica che nulla aveva ed ha di comunicativo e di socializzante. Oggi Facebook, decidendo di adottare anche la lingua latina sulla sua piattaforma, fa giustizia di queste ristrettezze culturali, di questa mancanza di socialità e condivisione delle conoscenze. La decisione di adottare la lingua latina non è soltanto romantica idea europea, come qualcuno ha detto. Si tratta invece di saper comunicare in modo vivo e moderno contenuti culturali che sono eterni. Ne prendano nota tanti insegnanti di latino e greco che ancora oggi insegnano queste lingue vivisezionandole come si sezionano dei cadaveri. Se volete un esempio di come conciliare lo studio della lingua inglese basta cliccare il sito della guida di latino di Supereva e potrete accedere ad una gamma infinita di opportunità liguistiche e culturali per lo studio, la ricerca e l’aggiornamento.

galloway








