E' vero che Internet fonde il cervello?

Le dichiarazioni sono note: Facebook mette in pericolo le relazioni sociali; Google ci fa parlare sempre di meno; i messaggini al cellulare danneggiano la lingua; siamo in piena crisi culturale; è a rischio il futuro dell'umanità; sarebbe bene riflettere con tutta questa nuova tecnologia. Magari fermarla solo un pò, riprendere l'uso della penna e del calamaio; non usare sempre la tastiera del computer. Non tutto di botto, ovviamente. Cervelli in fusione davvero!

Lo ha detto di recente quel guru della comunicazione, tutto italiano, che è Umberto Eco. In un articolo ha scritto che tutto è cominciato quando venne inventata la penna a biro. Quel giorno i nostri ragazzi hanno perso oltre l’anima anche la personalità e lo stile. Beh, non è poco, se detto da un semiologo illustre, autore di uno dei più famosi bestseller di tutti i tempi: “Il nome della rosa”. Ricordo anche io che quando tutti cominciammo ad usare la biro avemmo dei problemi. L’inchiostro macchiava, non scorreva bene, era impossibile cancellare, le pagine risultavano papocchi illeggibili. Da quei giorni, forse, davvero cominciammo tutti a scrivere male, ad invidiare quella bella grafia delle nostre mamme, tutta corsiva ed arrotondata dal famoso pennino a cavallotti.

Ma era anche una fatica con quella punta che si spuntava regolarmente, l’inchiostro che si versava dal calamaio, le pagine che avevano bisogno della carta assorbente per non macchiarsi e via discorrendo. Il professore Eco dovrebbe ricordarsele bene queste cose. Come pure la lentezza della scrittura che condizionava il pensiero e facilitava la distrazione di chi doveva cimentarsi a scrivere. Lui ammette che gli studenti ne hanno guadagnato in velocità di pensiero. Ma ritiene che stanno pagando in termini di orrori grammaticali, sintattici e lessicali. Una nuova lingua ed uno strano linguaggio viaggia in forma di sms, sui muri delle aule, e sui libri dell’università. Non serve fare esempi. Sono sotto gli occhi di tutti. Per questa ragione si dovrebbero fare dei corsi di calligrafia per aiutare la concentrazione e la riflessione. Insomma dovremmo tirare un pò il freno al treno inarrestabile della tecnologia.

Queste idee sono pura nostalgia, secondo quanto invece afferma un altro autorevole linguista, il prof. Dennis Baron, professore di Inglese all’università dell’Illinois. Egli sostiene le sue argomentazioni creandoci un contesto storico che spesso manca nei dibattiti sulla nuova tecnologia e sui modi con i quali la stessa trasforma la nostra vita. In un suo libro appena uscito in lingua inglese “A better pencil” questa è la sua tesi in breve: ogni forma di progesso del modo di comunicare nella storia umana, dalla penna alla macchina da scrivere, alla stessa scrittura, è stata vista con diffidenza e paura, scetticismo e nostalgia per lo strumento spodestato. Egli ritiene che i siti così detti sociali, i blog e Internet sono strumenti ed occasioni per farci tutti migliori comunicatori se non scrittori. Il suo libro è in tal senso una difesa della rivoluzione digitale ed un approfondito esame di come la tecnologia migliora e d allo stesso tempo complica la nostra vita.

Il professore sostiene in una intervista che aveva in mente un titolo diverso per il suo libro. Avrebbe voluto titolarlo “Dalla matita ai pixels” ma l’editore ha preferito il titolo attuale in quanto, a loro parere, era troppo lungo e non sarebbe stato compreso. C’era bisogno di qualcosa più immediato. Lui sostiene che gli interessava mettere in evidenza il modo col quale la tecnologia influisce su chi scrive e chi legge. Come queste due categorie a loro volta influenzano gli sviluppi successivi in tutti i campi. Con il libro ha inteso mettere il computer nel suo contesto storico naturale per verificare il modo con il quale lo stesso si collega ai precedenti strumenti quali la matita, la stampa tipografica, risalendo fino fino alle iscrizioni rupestri. Una nuova tecnologia che viene accettata fa sempre qualcosa meglio di quella precedente, se non in maniera diversa. E’ il senso di questo che vale la pena di studiare. Stabilire un confronto tra le critiche rivolte al computer, alla messaggistica e a Facebook paragonandole a quelle rivolte alle precedenti superate tecnologie quali quelle della matita, la penna e la macchine da scrivere.

In genere quando una nuova tecnologia si presenta sulla scena le idee sono sempre contrastanti: alcuni pensano che sia la cosa migliore o superiore a tuttte quelle precedenti. Altri, invece, gridano che è la fine del mondo e della civiltà. Altri sono in posizione di attesa. Si decidono ad usarla soltanto se e quando ne traggono un vantaggio. Si può ricordare a questo proposito quanto ebbe a dire Platone circa la scrittura, cioè che se dovessimo dipendere da essa perderemmo la capacità di ricordare. indeboliremmo la nostra memoria. Egli sosteneva anche l’inadeguatezza della scrittura perchè non interattiva. Ed aggiungeva che parole scritte sono soltanto ombre delle cose che si vogliono rappresentare. Non sono le cose in sè. Ironia della sorte, e Platone lo saprà da dove si trova, noi possiamo ricordare tutto quanto egli diceva grazie appunto alla scrittura!

Possiamo ancora ricordare David Thoreau quando criticava il telegrafo perchè anche velocizza la comunicazione non sempre la gente ha qualcosa da dire l’un l’altro. Oppure Samuel Morse inventore del telegrafo il quale criticava l’invenzione del telefono in quanto con esso non si poteva conservare quello che attraverso di esso veniva detto. Le macchine da scrivere erano considerate aggeggi freddi e distanti, troppo distanti da separare l’autore dalle parole, mentre invece la penna mantiene un contatto stretto e diretto con chi scrive. L’ultima accusa totale è rivolta all’uso del computer, uno strumento questo che per alcuni può significare davvero una rivoluzione fatale in quanto è capace di distruggere ogni cosa precedentemente fatta. La verità è che l’uomo tende a romanticizzare tutto ciò che è antico. Ciò si spiega col fatto il passato è sempre più giovane del presente. L’uomo ama ricordarsi giovane, non guardandosi ad oggi che si sente più vecchio.

Uno degli argomenti più diffusi contro le nuove tecnologie è la considerazione, a dire il vero una vera e propria accusa, con il fatto che la messaggistica instantanea, Facebook e la posta elettronica ci fanno distaccare dal mondo, ci isolano, ci fanno diventare asociali. Se è vero che la comunicazione reale, faccia a faccia tende a scomparire, è pur vero che le distanze cadono e che la comunicazione virtuale tende quasi sempre a rafforzare, se non addirittuta inventare nuove amicizie reali. L’infittirsi di questi messaggi inevitabilmente accelera l’intensità comunicativa operando sulla lingua delle forti pressioni. Il che comporta mutamenti linguistici ed alterazioni visive e grafiche. Vedi ad esempio le abbreviazioni, i simboli, le emoticon e via discorrendo. Tutti segni di creatività in fondo positiva. tutto sta a sapere quando come e dove usarli. Sono convenzioni che è sempre bene conoscere per sceglierli o per evitarle.

La rivoluzione digitale, secondo il professore, non ci sta facendo migliori o peggiori lettori e scrittori rispetto al passato. Ci sta semplicemente cambiando, sta dando a chi legge e chi scrive più strumenti per comunicare. C’è sempre stata una certa tensione tra chi ha in mano nuovi strumenti per comunicare e chi vuole detterne le regole. pensate che nel settecento per pubblicare un libro c’era bisogno del permesso delle autorità. Shakespeare doveva ricevere il permesso prima di pubblicare quanto scriveva. Oggi, per mezzo del computer tutti possono scrivere e pubblicare connettendosi, accedendo e controllare quanto ritengono di dire a se stessi e al mondo. Questo significa avere una “audience”.

Ma non sono soltanto questi i problemi sollevati dalle nuove tecnologie della comunicazione. Ci sarebbe da discutere il diritto di proprietà intellettuale, la sovrabbondanza di messaggi, la conservazione dei dati, insomma tutto ciò che passa sotto la voce di “gestione della conoscenza”. Più gente partecipa e comunica, meglio è per l’intera umanità. Non c’è mai troppo da pensare, leggere e scrivere. nessuno ebbe mai la possibilità di leggere tutti i libri della Biblioteca di Alessandria. Nessuno potrà mai fare la stessa cosa cercando di leggere tutto ciò che si accumula online sulla Rete. Ci sarà sempre di tutto e di più. Nel bene e nel male. Ma in fondo è stato sempre così. Potremo stabilire delle regole per questo. L’importante è che la libertà di espressione venga sempre preservata come un bene di tutti. Il bene di parlare e comunicare in libertà.

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