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Il cervello scollegato

Siamo sommersi dalle parole, giorno dopo giorno. Ma non solo da queste. Il guaio è che le parole servono per commentare le immagini. Sia le prime che le seconde cadono a cascata, in un mare, quello della comunicazione contemporanea, che esonda nella mente di tutti. Non contano più i pensieri. Predominano le emozioni. Immagini e parole che creano solo confusione e sconcerto in chi ascolta sempre più instupidito e perplesso a ciò che sente. Tutto detto e visto dal vivo, senza alcuna possibilità di filtrare, mediare, selezionare.


Franco Fortini, poeta e critico in voga negli anni intorno al sessantotto, ebbe a dire: “I falsi profeti? Sono quelli che scrivono ottime prediche”. La cosa si spiega perchè le prediche sono fatte tutte, appunto, di parole. Per lo più da un pulpito, un palco, un banco, ma non solo. Oggi si fanno prediche e sermoni non solo e non più religiosi, ma anche laici e politici, morali e ideali, dalle colonne di un giornale, dalla TV, da un blog, da una piazza scelta per la scena. Come può essere dentro e fuori al parlamento, in un’aula di tribunale, davanti a un monumento, sempre comunque in presenza di telecamere accese e di un pubblico da applausometro.

Tutti sanno profetizzare su tutto. La definizione di Fortini può sembrare impietosa e cinica. Le prediche a cui alludeva non sono soltanto quelle fatte eventualmente da un pulpito in una chiesa. E lui lo sapeva bene perchè ne seppe fare molte, sempre chiuso nel suo intellettualismo negativo. Prediche senza replica, senza contraddittorio, senza obiezioni. Tanto le parole non costano nulla. Basta conoscere un pò d’arte della retorica e il gioco è fatto. Quanti sono questi intellettuali del pensiero negativo, supponenti ed arroganti che vestono ancora e sempre i panni di profeti quasi sempre di sventura? Tanti, purtroppo. Tutto “contro” e sempre più di parte.

Ma sono “profeti” di parole, senza anima, che usano argomentazioni come esercitazioni, attacchi mirati ad arte, segnali lanciati da cervelli senza spina, scollegati. Quante teste del genere ci tocca ascoltare ogni giorno mentre trasmettono discorsi amplificati da parole vuote, corredate da immagini di comodo. Si vive e si pensa soltanto in orizzontale, per così dire. Nessuno sembra più essere disposto a “scendere” in verticale cioè approfondendo, provando, mettendo ordine a ciò che si dice e, sopratutto, ciò che dice l’altra parte. Non possono nè vogliono pervenire ad una sintesi, che li possa mettere alla prova. Quella del “fare” e del “creare” responsabilmente. Il pensiero pessimista caratterizza questo atteggiamento quasi sempre negativo, arrogante e supponente, tipico di un intellettualismo di parole, conservatore, di una certa parte politica ed intellettuale che ha sempre bazzicato salotti chic e al caviale.

La parola è sempre più veloce del pensiero. Parole che sempre più spesso hanno il peso delle pietre: parole frecce, parole invettive, parole turpiloquio, parole ambigue, parole sessuate, parole fulmini. Vengono lanciare per frantumare i passaggi ed i momenti della riflessione, dell’analisi, della proposta dialettica presentata dall’interlocutore in maniera coerente e propositiva. Ciò che si dice è assiomatico, indiscutibile, finale. La ragioni, le motivazioni, i supporti ai contenuti restano assenti o inesistenti. La discussione si estende a raggiera. Come su di una rete si distende ed in essa viene intrappolata in una trama sempre più intensa ed impossibile da districare. E’ del tutto assente il momento della riflessione che fa emergere i contenuti veri di quanto si dice.

Ognuno resta sulle sue posizioni e, come in una partita di ping pong, la palla degli argomenti continua a ballare da una parte all’altra senza mai fermarsi. L’attenzione è tutta rivolta ad essa, mai a ciò che viene detto. Pensieri danzanti e allucinati, senza senso e senza direzione. Fuochi pirotecnici fatui che lasciano scorie e cenere dietro di loro. Botti e rumori senza eco. Non edificano, non creano, non costruiscono. Innalzano soltanto stendardi e bandiere di moralismo servendosi delle parole prodotte da cervelli scollegati dalla realtà del mondo che scorre loro intorno. Come difenderci? Staccare la spina è un modo efficace. Ma non quella del nostro cervello. Bensì quella della TV.

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