
La grande eredità lasciataci da Alfred Nobel, sia in senso morale che economico, nacque da un episodio della sua vita che lo lasciò con una forte indignazione. Dopo la morte del fratello più grande Ludvig, un giornale francese pubblicò un aspro necrologio di Alfred che in effetti era vivo e vegeto. Il giornale aveva confuso i due fratelli e il giornalista aveva scritto che era “morto il mercante di morte”. Soggiungeva anche che “il dr. Nobel è diventato ricco scoprendo sistemi e metodi per uccidere la gente più velocemente di quanto si potesse fare finora”.
Alfred lesse l’annuncio e si arrabbiò tanto da decidere di riscrivere il suo testamento nel quale decideva di devolvere le sue ricchezze a chi avesse dato lustro e fama alle più grandi conquiste degli uomini in tutti i campi della ricerca e degli studi. Il 94 per cento della sua eredità venne così destinato a premi per questi settori: fisica, chimica, medicina, letteratura, pace. Il testamentio fu steso e firmato al club svedese norvegese di Parigi. I primi quattro premi dovevano essere scelti da un comitato del governo svedese a Stoccolma. Il premio per la pace da un comitato norvegese a Oslo.
Il modo con il quale Nobel scrisse il suo testamento circa i premi da distribuire ha dato adito a varie interpretazioni dopo la sua morte. Non è chiaro, infatti, cosa egli abbia voluto dire a riguardo della assegnazione del premio per la letteratura. Egli lo scrisse in svedese dicendo che lo si doveva assegnare ad opere letterarie che avessero un valore “ideale” o “idealista”: “i idealisk riktning”.
Se “ideale” lo si dovrebbe riferire al valore estetico o tematico della produzione. Ma se è “idealista” ci si riferisce allora agli obiettivi o agli ideali della stessa. Ed allora in tal caso il valore estetico e stilistico sono piuttosto irrilevanti. Per il primo decennio il comitato di assegnazione dei premi ha optato per la seconda interpretazione, scegliendo scrittori che avevano fatto una scelta idealistica. Non furono per questa ragione premiati scrittori come Tolstoy, Ibsen, Zola, Mark Twain. Ma anche nella prima opzione vennero ignorati giganti come Joyce, Proust, Nabokov e Borges.

La cerimonia dell’assegnazione dei premi avviene ogni anno il 10 dicembre nell’anniversario della morte di Alfred Nobel. I laureati vengono annunciati nel mese di ottobre. Per l’occasione ha luogo “la settimana dei Nobel” durante la quale i premiati fanno la loro prolusione prima che il re di Norvegia consegna i premi. La premiazione per il premio della pace (quest’anno assegnato inaspettatamente al presidente americano Obama) fa eccezione in quanto la stessa viene tenuta a Oslo e il premio viene assegnato dal presidente del comitato mentre il re sta si limita ad assistere. Ogni laureato riceve una medaglia d’oro che riproduce il volto di Alfred Nobel, un diploma ed un assegno di circa un milione di dollari.
Come contraltare a questa cerimonia ne ha luogo un’altra, pur essa annuale, con l’assegnazione dei premi che si tiene sul campus a Harvard, negli USA, il così detto “IgNobel Prizes” il riconoscimento alla “ricerca che fa prima ridere e poi pensare” consegnato da veri premiati. Questo premio venne istituito nel 1991 ed è una parodia di quello vero. Ad esempio il recente premio per la scienza e la tecnologia è andato ai veterinari francesi per la loro scoperta che le pulci che vivono nel pelo dei cani sono in grado di volare più in alto di quello dei gatti. Oppure quello assegnato agli scienziati argentini per la scoperta che il Viagra aiuta a superare il jet lag nei criceti. Oppure ancora quello preteso da un professore di Princeton il quale ha prodotto un suo studio sulla scienza cognitiva intitolato “conseguenze dell’uso del vernacolo erudito utilizzato senza vera necessità: problemi che derivano dall’uso improprio di parole lunghe”. La cerimonia ogni anno si chiude con questo saluto di augurio: “Se non hai vinto un premio e specialmente se lo hai vinto, abbi migliore fortuna il prossimo anno!”.

galloway








