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"L'uomo che amava troppo i libri"

Tra il 1999 e il 2003 un certo John Gilkey usò una dozzina di carte di credito per rubare libri rari per un valore di centinaia di migliaia di dollari prima che fosse scoperto e imprigionato da un libraio di nome Ken Sanders. Quando venne conosciuto il fatto la giornalista Allison Hoover Bartlett dichiarò che " questa non è soltanto la storia di diversi crimini ma anche quella del rapporto intimo e complesso che si stabilisce tra i libri e alcune persone". In questo caso mi sembra che sia chiamata in causa quella patologia che va sotto il nome di bibliomania alla quale chi scrive si sente di appartenere.

Andiamo per ordine e mettiamo le carte in tavola. Mi rivolgo subito a tutti i lettori di libri e quindi eventuali visitatori di questo posto: chi di voi si sente senza peccato in condizione cioè di potere lanciare la prima pietra alzi la mano. Voglio dire: chi di voi non ha mai rubato un libro? Direttamente dagli scaffali di una libreria oppure dal bancone di una rivendita? Chi di voi non ha mai messo sotto la sua giacca un libro sfilandolo dagli scaffali dell’anticamera di uno studio in attesa di essere ricevuti? Chi ancora non ha fatto lo stesso infame gesto dagli scaffali della libreria di un caro, carissimo amico fregandogli quel volume a cui si teneva tanto? Chi non ha mai creduto opportuno non restituire quel libro a quell’amico con la precisa pur se non dichiarata intenzione di appropriarsene? Potrei continuare all’infinito su questa mania da definire “libromania furtiva” per spiegare che il male c’è, non va combattuto, ma forse va capito e spiegato, non tanto a chi i libri li legge, li custodisce e li “ruba”, ma anche e sopratutto a chi di questi stessi libri non se ne interessa affatto, non li legge e non li ruba.

La giornalista Allison Hoover Bartlett ci ha imbastito una storia su que fatto di cronaca scrivendoci un libro. Il titolo abbastanza lungo sembra voler essere esplicativo. Forse lo è, ma non risulta affatto probativo. Non prova per niente, a mio parere, che i fatti di cronaca usati ed i relativi attori personaggi siano probanti, adatti cioè a provare che tutto cioè sia frutto di una infatuazione letteraria: “L’uomo che amava troppo i libri. la vera storia di un ladro, un detective e di una ossessione letteraria mondiale”.

La scrittrice inizia la sua ricerca da queste due persone, il ladro e il libraio, per arrivare alla conclusione che il troppo amore per i libri può condurre alla follia. Fa diversi esempi di questa mania che vanno dal semplice eccentrico al sociopata, dal professore che nello stato del Nebraska si costrinse a dormire in una culla in cucina per fare spazio alle sue 90 tonnellate di libri di cui la sua casa era ricolma, al monaco spagnolo il quale nel 19 secolo strangolò un uomo e ne pugnalò altri nove per svaligiare le loro biblioteche.

L’autrice descrive esilaranti scenette di vera e lucida bibliomania. Ma, a dire il vero, non riesce a dare una risposta convincente alla sua domanda iniziale: che cosa è esattamente che fa scattare in una persona l’idea di rubare libri. Dai colloqui che lei fa con l’autore di questi crimini compiuti falsificando tante carte di credito, viene fuori il fatto che John Gilkey, da ragazzo, si allenava a fare furti di carte per comprarsi di tutto falsificando tutti gli acquisti, come ad esempio viaggi in aereo, orologi, una pizza in osteria, una firma di assegno fino ad arrivare poi ai libri. Si deve allora concludere che lui non è un bibliomaniaco, ma un cleptomane, forse un “bibliocleptomane”. Se bibliomane è, lo fu per i libri che avevano un alto valore economico per rarità e pregio nel mondo del collezionismo. Da qui a pensare che la sua fosse soltanto una sorta di “ossessione letteraria” ne passa.

Se questo aspetto personale circa la figura del ladro andava messo in evidenza, non va trascurato anche quello riguardante il detective, l’antagonista della storia, il libraio Ken Sanders, “astuto libraio antiquario” come lui stesso si definisce. Egli investigava in questa veste non tanto per scovare il crimine in oggetto, quanto il fatto che egli agiva nella veste di presidente addetto alla sicurezza dell’Associazione dei Librai Americani. Suo compito era quindi quello di proteggere i membri da furti e illegalità. Un’azione quanto mai interessata che del resto svolge piuttosto comodamente se si pensa che spedisce soltanto delle email.

Quale morale trarre allora da questo fatto di cronaca che diventa libro che parla della mania del libri? Quella che non mi stanco mai di affermare ogni volta che me ne capita l’occasione di parlo: ogni uomo è un libro. Ogni uomo ha diritto a raccontare la propria storia. Che questa storia sia vera o immaginaria conta poco. l’importante è che la si scriva, la si legga, la si faccia conoscere specialmente a chi non vuole e non intende leggere libri. Si faccia capire a questa gente che anche loro hanno una loro storia che merita di essere conosciuta. Alla luce di tutto ciò nessuno può sottarsi a questa “mania” che è quella di leggere e scrivere.

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