
Cento fotografie in bianco e nero ed a colori, selezionate con cura e presentate cronologicamente, ognuna di esse accompagnata da un esauriente saggio di un esperto. Un volume quindi non solo dedicato alla storia della fotografia ma anche all’arte della scrittura intesa come arte che crea e ricrea, inventa ed immagina, descrive e costruisce, definisce ed illumina la mente del lettore che guarda una immagine diventata fotografia, scava nella sua mente sfidandolo a pensare e riflettere.
E’ la sensazione che si ha avendo tra le mani questo grosso volume pubblicato dalla casa editrice “Folio Society” di Londra . In formato grande 30×27, rilegato in tela e in custodia, una vera e propria goduria per il bibliofilo. Fa parte di un trittico di collana dello stesso genere che ha visto già la pubblicazione di due volumi simili, uno sui migliori centi ritratti ed un altro sui quadri.

Sin dalla invenzione della fotografia oltre 150 anni fa, siamo diventati tutti, in un modo od un altro, dei fotografi. Tutti abbiamo bisogno di occhi supplementari per indagare, fermare e conservare le immagini della realtà che ci circonda e che di giorno in giorno ci scorre davanti. Ognuno di noi sente il bisogno e la necessità di fermare il tempo e di cogliere l’attimo. Abbiamo tutti imparato a conoscere il grande potenziale che si nasconde in quella piccola magica scatoletta che è diventata la macchina fotografica. Una volta che l’attimo è colto e fermato sulla pellicola spesso guardiamo le immagini distrattamente e altrettanto distrattamente le conserviamo forse per non guardarle mai più.
Ed invece, anche la foto più insignificante, può avere il suo significato, il suo fascino misterioso legato alla imprevedibilità della condizione umana ed al suo evolversi. Quante volte ci siamo sorpresi a guardare vecchie foto ingiallite dal tempo, che riproducevano volti, luoghi e azioni dimenticate nelle stanze della memoria? E ci siamo posti domande alle quali non sapevamo dare una risposta su quei volti, quei luoghi e quelle azioni che si ripresentavano ai nostri occhi a distanza di tanto tempo?

Cento scrittori, ognuno di loro, davanti ad una foto, hanno avuto la possibilità di scrivere un saggio su quella immagine. A partire dalla foto scattata da Louis-Jacques Mandé Daguerre, francese, il quale, forse, alle otto del mattino dell’anno 1838, scattò a Parigi un’immagine del Boulevard du Temple. Egli aveva così prodotto il primo “daguerrotipo” stampando l’immagine del viale su una lastra di metallo. Daguerre, con una esposizione di 10-15 minuti aveva fermato la realtà del tempo, fissandola sul metallo. Suscitò la meraviglia dei suoi contemporanei, oggi può essere criticata dai provetti fotografi che siamo tutti diventati, senza sapere il miracolo che quel mattino si era manifestato per la prima volta.
Se il daguerrotipo è la prima immagine di queste 100 tra le più grandi foto di tutti i tempi, qual’è la centesima? Porta la data del 2004 ed ha per titolo “V838 Monocerotis”. E’ stata scaricata dalla NASA da un satellite in orbita intorno alla Terra ed è stata paragonata al quadro di Van Gogh “Notte di stelle” del 1889 presente nel Museo MOMA di New York. Una immagine surreale che non è il prodotto della fantasia di un artista ma il riscontro di strumenti scientifici in orbita sulla parte oscura dell’atmosfera. Nuvole di polvere cosmica mai osservate prima, che si avviluppano in forma di spirali per milioni e milioni di miglia nello spazio interstellare. Il finito e l’infinito si incontrano in una immagine che va oltre il tempo. Un libro da non perdere.

galloway








