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La perduta arte della corrispondenza

In passato le lettere erano il miglior mezzo di comunicazione. Era attraverso carte e penna che si raccontavano le proprie esperienze, si condividevano gioie e dolori della vita quotidiana. Si badi bene, un passato non tanto lontano, tutto sommato. Diciamo fino ad una ventina di anni fa. A poco a poco la comunicazione elettronica e online ha cancellato l'antica arte di scrivere lettere.


C’era una volta un tempo in cui il solo mezzo per comunicare, superando le grandi distanze, era la corrispondenza. Ricordo ancora allorquando il postino entrava nel grande cortile del palazzo dove abitavo e faceva sentire il sibilo modulato del suo fischietto per avvertire la gente del suo arrivo. A volte chiamava ad alta voce per nome chi doveva scendere per ritirare la posta. Tutti si affacciavano e potevano sapere che la Carmela dell’appartamento accanto aveva ricevuto una lettera dal suo moroso che faceva il soldato a Udine. Oppure che a Giovanni il sarto aveva scritto il fratello dalla California dove era a lavorare.

Allora non c’era la privacy per forza di cose. Si poteva sapere tutto di tutti. Un micro-mondo davvero piccolo e romantico se lo confrontiamo con quello di oggi. Possiamo sollevare la cornetta del telefono: pardon! anche la cornetta del telefono ormai tende a scomparire. Basta premere il pulsante del tasto del cellulare per mettersi subito in contatto con la persona che si vuole, da qualunque parte si trovi. Non a caso quando squilla questo aggeggio infernale che è il cellulare, non solo sappiamo subito chi chiama, ma non diciamo più nemmeno pronto. Chiediamo soltanto “dove sei?” E l’altro può trovarsi nella strada accanto o all’altro capo del mondo.

Ecco, tutto questo ha distrutto la vecchia romantica lettera scrittta a mano, con inchiostro blu e pennino a cavallotti. Comodità e velocità hanno avuto la meglio sia nelle relazioni d’affari che negli affari del cuore. Ma non è solo il cellulare ad avere sconfitto la vecchia lettera. C’è il computer che fa anche la sua grossa parte. L’email ha fatto scomparire quella che sembrava una grande invenzione che fu il fax. Avete notato che anche questo mezzo di comunicazione è finito al museo? Ma anche la corrispondenza elettronica fatta tramite computer sta per finire. La messaggistica instantanea tende a convogliare tutta la comunicazione anch’essa sul cellulare.

Ed è ancora su questa appendice della mente umana che sembra convogliarsi tutto quanto gli uomini hanno da dirsi: messaggi di appuntamento, di amore, di segnalazione. Possiamo esprimere un voto, fare una offerta in danaro, minacciare qualcuno martellandolo di messaggi, salvare una vita, leggere le notizie, inviare delle immagini, fare il mestiere del reporter senza frontiere. Insomma corrispondere con il mondo in tempo reale. Messaggi, notizie, immagini scarne ed immediate, secche, dal vivo, accompagnate da abbreviazioni e simboli che sostituiscono le parole e fanno della comunicazione una fatica da decrittare.

Dove sono finite allora quelle belle lettere di un tempo, scritte in bella grafia corsiva, su carta colorata, con tanti disegni che ornavano la pagina, su in alto, a sinistra o a destra del foglio? Dal tabaccaio ormai nessuno più compra quei fogli da lettera colorati, i cartoncini di auguri, le cartoline con le immagini d’amore e di amorini. Di tutto quanto ci diciamo non resta quasi più traccia. Tutto è virtuale, istantaneo, immediato. Il nuovo succede al vecchio e lo cancella definitivamente senza lasciare traccia. Un tempo si riempivano cassetti e bauli di corrispondenza che finivano in cantina o in soffitta.

Li potevi riaprire quando ti pareva per rientrare in quel mondo passato e vissuto tanto tempo fa. Oggi non puoi farlo più. E’ vero, c’è la memoria elettronica. Tutti i siti te la offrono in gigabyte, quanta ne vuoi, anche a pagamento e sotto password, alloggiata da qualche parte dell’etere che non c’è, come quell’isola della canzone e del libro. Ma vuoi mettere quella memoria fatta di fogli colorati, e magari profumati, con quella virtuale che puoi tirare fuori dalla memoria del tuo cellulare o dal tuo computer? Non c’è confronto e paragone.

C’è un sito dedicato ai libri che di recente ha messo in vendita una serie di lettere originali scritte da personaggi politici, scrittori e poeti del passato. Immagini di documenti che servono per alimentare una memoria che andrebbe altrimenti perduta. Ma è una memoria che si paga abbastanza cara se date una occhiata ai prezzi di questi documenti. Ce n’è per tutti i gusti: da George Washington a Hemingway, da Heny Miller a Tolkien, da Giuseppe Prezzolini a Giacomo Puccini. I prezzi anche sono imprevedibili: le offerte vanno dai 200 euri di una lettera di Prezzolini scritta il 26 aprile 1939 circa il pagamento della quota associativa di un’associazione che scrive all’amico Guidi. Gli conferma innanzitutto di avere ancora “la cittadinanza italiana”, infine aggiunge “credo di aver pagato gi l’anno scorso per quest’anno, la quota sociale, e percio’ quando passero’ da Roma andro’ al Sindacato e saldero’ ogni mio debito”. Ad una di Charles Darwin datata 1846, in inglese. Lettera autografata destinata a Thomas G. Appleton: “I was much surprised a few days since by receiving your kind present of Fremont’s Expedition, - a work of which I had seen extracts & had been for some time wishing to read..” per la non modica somma di 7067,73 €.

Come sempre tutto dipende dai gusti e dalle disponibilità economiche oltre che dal grado di collectomania che l’eventuale bilbiomane interessato possiede.

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