La rete, il mostro e i pesciolini

Questa è una piccola storia raccontata da quel grande maestro e filosofo che fu il bulgaro Omraam Mikhael Aivanhov. L’ho riscoperta per questa occasione: saper stare in rete. In questo nostro Bel Paese, ma non solo qui da noi, abbondano gli ami gettati in continuazione ai pesciolini che hanno la sorte di nascerci e di viverci.

“Sul fondo di un fiume, una classe di pesciolini ascoltava il maestro che spiegava il pericolo rappresentato dagli ami, e tutti disegnavano degli ami in modo da essere in grado di riconoscerli. Ebbene, uno dei pesciolini, annoiato da quella lezione, scivolò fuori dalla classe per andare a passeggio. Improvvisamente, scorse un piccolo verme che si agitava nell’acqua, e siccome cominciava ad aver fame, si precipitò ad afferrarlo. Sentì allora qualcosa penetrargli violentemente nella gola. Dibattendosi, riuscì a sfuggire, ma in quale stato! Ritornò a scuola mogio mogio, si avvicinò al maestro e promise che in futuro sarebbe stato più attento. «Oh, – direte voi – è una storia per bambini!» Sì, ma quanti adulti non sono più ragionevoli di quel pesciolino! Fanno solo di testa loro, credendo di poter fare a meno delle lezioni dei saggi. Con una simile mentalità si espongono al rischio di essere presi ad ogni sorta di ami, ma avranno anch’essi la fortuna di poter sfuggire?”

Aivanhov non conobbe la Rete, ma la intuì. Ami gettati per ogni occasione, pronti ad acchiappare chi vuole essere preso, nella speranza di dare un cambiamento alla propria vita, al corso delle cose, siano esse pubbliche o private. Politici, letterati, attori, cantanti, religiosi, giudici, persone e personaggi, falsi o veri, avventurieri, eroi o comici di ogni risma o colore, in una sarabanda di luci e di ombre danzano in continuazione illuminando le illusioni di ogni generazione, sempre pronte ad accendersi.

Chiamatela come volete: Rete, Web, Internet è diventata grande, grandissima, senza confini. Più la rete si ingrandisce, piu le maglie si allargano per favorire l’accesso. Ma se è facile entrarvi diventa sempre più difficile uscirne. Spesso ci si riesce facendosi male. Ma più spesso le sue maglie non perdonano. Se ne sentono e se ne leggono giorno dopo giorno, notizie sulla Rete di tutti i colori. Navigatori sedotti, drogati, usati, violentati virtuali di tutte le età e razza. Si trova di tutto e di più. Ci sono Stati nazionali che auspicano o operano già un controllo su queste maglie perchè queste ultime si distendono sempre di più come i tentacoli di una piovra, destabilizzando il potere costituito. Ci sono siti e gruppi che chiaramente attentano la morale, gli usi ed il tessuto sociale.

Chi chiede il controllo, chi la censura, chi invece la Rete la difende perchè difende la libertà di espressione e di comunicazione. A mio modesto parere è sterile ed inutile chiedersi chi ha ragione e chi ha torto. E’ un pò come voler mettere argini alla forza del mare le cui onde si tendono e si distendono fino a diventare oceani. La Rete ormai appartiene alla forza della natura, con la sola differenza che è la “natura” dell’uomo a guidarla, nel bene e nel male. Nessuno mai potrà ingabbiarla, dominarla, arginare la sua forza espansiva. Ogni sua parte o componente, ogni sito, portale, gruppo, forum che sia farà di tutto per conquistarsi il posto migliore, predominante, per essere in prima linea nell’indicizzazione del mostro che sonda instancabilmente gli abissi infiniti delle viscere di questo mare-oceano.

Quel mostro, moderno Leviatano, ha un nome che tutti conoscono. Lo ricercano, lo adulano, lo lusingano. Lui sa come farsi cercare, come scegliere, selezionare, evidenziare. Sa bene cosa vogliono i navigatori che si avventurano in quella immensità senza rive e senza sponde. Molti cercano di montarlo nel tentativo di cavalcarlo. Sperano così di emergere tra le onde ed i marosi di una navigazione sempre più difficile e misteriosa. Si armano di bandiere e insegne che tentano di far emergere dalle acque sempre in agitazione. Ma pochi riescono a farsi vedere, a restare a lungo al di sopra di quella superficie che non è mai immobile.

Si sente da lontano il respiro del Mostro che muove l’universo tutto intorno. Si chiama Google quel mostro che gioca con quelle bandiere e quegli stendardi che sono i tag. Anche io metterò dei tag a questo post e li lancerò sui marosi della Rete nella speranza che il Mostro li veda e mi faccia emergere sulla superficie di queste acque inquiete della vita degli uomini ed indichi ad essi la via verso orizzonti migliori.

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