
L’autrice del libro, che non a caso è una donna, intende dimostrare che per lei le donne non sono tanto “matte” come si vorrebbe far credere. O almeno così sostengono gli uomini da secoli. Essi le hanno quasi sempre descritte come maggiormente predisposte alla follia. Più di quanto lo siano essi stessi. Un libro questo molto coraggioso, una ricerca che è anche uno studio delle relazioni esistenti tra le donne e la loro condizione con malattie mentali a partire dagli inizi dell’800. Narra la storia di come nel corso dei trascorsi duecento anni le donne che si sono cimentate con la scrittura hanno affrontato i mali della mente. A partire dalla depressione di Virginia Woolf e Sylvia Plath, all’angoscia mentale ed alle varie dipendenze di bellezze come Zelda Fitzgerald e Marylin Monroe.

Da Mary Lamb, sorella del famoso saggista inglese Charles Lamb, la quale in un attacco di furia nervosa colpì sua madre con un coltello da cucina, a Freud, Jung, e Lacan i quali svilupparono nuove terapie con al centro le donne, l’autrice di questo libro, Lisa Appignanesi, analizza e studia come la vita interiore e le emozioni di queste donne sia diventato un fatto clinico per medici e terapeuti. Il libro narra anche di come, nel corso degli anni, i sintomi e le diagnosi abbiano proceduto insieme per creare mode e tendenze in malattie e come poi i trattamenti escogitati abbiano avuto successo ed altre volte no.
In un viaggio che può definirsi una sorta di deragliamento interiore, dal matricidio all’anoressia, il volume cerca di entrare nella mente delle pazienti e dei medici per accertare il modo in cui la follia, la cattiveria e la tristezza (madness, badness, sadness) siano state affrontate nei passati due secoli. Lisa Appignanesi inizia la sua ricerca partendo dal tempo di quando l’insanità femminile era ritenuta essere uno stato di possessione, fino ad oggi quando il manuale ufficiale di psichiatria elenca circa 350 tipi di disordini mentali. Le donne hanno una parte principale sia in quanto pazienti, come il caso delle ricordate Virginia Woolf, Sylvia Plath e Marylin Monroe, che in qualità di terapiste. In controtendenza la Appignanesi sostiene che le donne hanno cambiato di molto la natura dei trattamenti terapeutici ma hanno anche, senza accorgersene, fatto nascere nuovi modelli di malattie.

Vediamo alcuni esempi pratici e storici di casi mentali e letterari femminili così come se ne parla in questo libro. Ricordiamo il “giardino di rosa” di Hannah Green, la “bell jar” di Sylvia Plath, il faro di Virginia Woolf, le pillole di Marilyn Monroe. Capolavori come la “Città dalle quattro porte” di Doris Lessing The Four-Gated City, “Chi volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey, “L’io diviso” di R.D. Laing, “Asylums” di Erving Goffman, e “Civiltà e Follia” di Michel Foucault . Per non dire nulla poi dell’analisi revisionista di Simone de Beauvoir, di Betty Freidan, di Susan Brownmiller e di tante altre. Se avete già letto Dr. Jekyll and Mr. Hyde e The Picture of Dorian Gray, perchè non dare anche una lettura a “Les Morticoles” di Leon Daudet? Non è una fortuna che Bertha Pappenheim di Freud e Sabrina Spielrein di Jung furono più piene di risorse delle sorelle inventate Ofelia di Shakespeare e Lucia di Lammermoor di Donizetti.

Sono tutte prove letterarie della grande ricchezza, saggezza ed intelligenza che si incontrano in questo bellissimo libro. L’autrice, che oltre ad essere una scrittrice, è anche una studiosa di letteratura, di psicoanalisi, una femminista, inizia la sua ricerca dal delitto di Mary Lamb nel 1796 quando questa uccise la madre con un coltello da cucina, fino ad arrivare al caso moderno di Elizabeth Wurtzel che esaminò con un suo libro l’uso del Prozac come antidepressivo femminile. Passa in rassegna i manicomi e le case di cura del novecento, le teorie seguite, le terapie praticate prima dell’avvento dei farmaci.
Purganti, sanguisughe, ipnosi, melancolia, bagni freddi, antispastici, elettroconvulsioni erano gli antitodi alla fantasia, alle fobie, al delirio, all’isteria, alla monomania, alla dissociazione, alla possessione, ai vapori che di volta in volta erano state causate da ereditarietà, sifilide, cambiamenti di vita, superlavoro, autoindulgenza, estasi religiosa, lettura di libri, masturbazione. Queste donne scrittrici diventate dottori scrissero i loro romanzi come tante Madame Ovary con le loro pazienti donne in veste di personaggi femminili irrecuperabili. Col tempo questi disagi sarebbero stati interpretati come disturbi dovuti a conflitti sessuali che causavano repressione, regressione, reazione alla crescita, proiezione, sublimazione, disordini da stress post traumatico, recupero della memoria fino ad abusi di riti satanici. Al giorno d’oggi non diamo più importanza a questi pseudo sintomi riferiti alla pazzia e non li mettiamo in relazione ad analisi geopolitiche o a disordine sociale.

Il libro ritorna ripetutamente alle domande inziali sulla differenza di cervello tra i due sessi. Perchè le donne sembrano essere più disposte ad ammalarsi mentalmente degli uomini? C’è qualcosa di innato forse? Oppure sono eventi tipicamente “femminili” a determinare una predisposizione del genere? O forse ancora la ragione è dovuta alla maniera in cui le donne sono state trattate nel corso dei secoli? E perchè poi le donne sembrano rispondere meglio alle cure di quanto non rispondano gli uomini? L’autrice non sembra arrivare ad una conclusione decisiva. Ci sembra di poter capire dalla sua ampia e documentata ricerca storica, sociale e letteraria che tutte le donne e tutti gli uomini sono “mad, bad and sad” e che dobbiamo stare attenti a fare classificazioni. Se mai ne dovessimo farne una dovremmo riferirla alla realtà della condizione umana. Se si dovesse restringere il campo dando definizioni e trattamenti restringeremmo i limiti dei confini non solo di ciò che si deve intendere per normalità ma anche delle possibilità umane. Per questa ragione ho ritenuto opportuno dire all’inizio del post che questo libro interessa sia gli uomini che le donne e per motivi opposti. “Mad, bad, sad” non sono soltanto le donne, purtroppo. Ma anche gli uomini. E’ importante che i due sessi lo sappiano, fissando bene in mente essi stessi i propri limiti e le proprie libertà, per una migliore convivenza. Lisa Appignanesi è una studiosa ed una scrittrice che vive a Londra. E’ presidente del museo Freud e del PEN inglese. Ha scritto diversi libri.

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