
Una vecchia utopia questa: cambiare gli uomini per cambiare il mondo. Tanti scrittori, poeti, scienziati, politici, re e imperatori, dittatori o rivoluzionari, nel corso dei secoli hanno tentato l’ardua impresa, sempre “in progress” come dicono gli anglosassoni. A. C. Grayling non è da meno e lo fa con grande stile, con ragionevolezza, in maniera quanto mai chiara e concisa, anche elegante e sintetica, come si addice ad un gentleman inglese. Le sue parole sono il suo biglietto da visita, lo specchio del suo pensiero. Le parole-chiave che ha scelto per costruire il futuro e stabilire ciò che conta per i prossimi anni sono esattamente 130. Vanno da “assolutismo” a “zeitgeitst”, passando per l’aristocrazia e il big bang, il concetto di classe e il comunismo, il consumerismo e l’etnocentrismo, il futuro e i diritti umani, il marxismo e il multiculturalismo, la psicoanalisi e le neuroscienze, la rivoluzione scientifica e la sociobiologia, il vegetarianismo e la xenofobia. Un trattamento speciale, suddiviso in varie voci, viene dato alla religione ed ai suoi concetti collegati. La religione cattolica occupa un posto centrale.
Queste parole del libro sono occasioni per riflettere, illuminano il lettore con chiarezza e sintesi. Un ordinato e preciso sistema per interpretare il mondo nel suo tempo trascorso, cercando di costruire il futuro dopo di avere letto ed interpretato il presente. Compito affatto facile e scontato, guidare il lettore del ventunesimo secolo, viaggiatore nel terzo millennio nel caos delle teorie e dei progetti sia a livello locale che planetario.
Ogni parola trattata porta ad altre parole correlate consultabili per approfondimenti ed intrecci. Alla fine del libro c’è una sintetica bibliografia organizzata sotto voci di contenimento quali ad esempio religione, scienze, politica società e così via. C’è anche una bibliografia aggiuntiva ma solo indicativa per approfondimenti. C’è da dire che Grayling, come tutti i veri pensatori liberi, non è imparziale specialmente per quanto riguarda le idee sulla religione, tutte le religioni in genere. Il suo è un dissenso cortese anche se fortemente manifestato. Egli insiste nel ritenere che le religioni non vanno prese sul serio come esse stesse intendono essere considerate. In questo contesto egli si definisce non “ateo”, come invece si ama definire chi è praticante di qualche religione. Grayling preferisce piuttosto ritenersi un “umanista-naturalista”.
A dire il vero sul suo sito egli indirettamente afferma di avere scritto e pubblicato diversi libri di filosofia e di altri argomenti tra i quali una biografia di William Hazlitt ed una raccolta di saggi. Per diversi anni è stato opinionista sul Guardian. E’ critico regolare della rivista letteraria Literary Review e il Financial Times. Ha scritto anche per giornali quali Observer, Economist, Times Literary Supplement, Independent on Sunday e New Statesman. Trasmette di frequente alla BBC, Radio 4 e 3, oltre al BBC World Service. E’ inoltre il direttore della rivista Online Review London e collabora per la rivista Prospect. Poi è ancora membro editoriale di diversi giornali accademici e per circa dieci anni è stato segretario dell’Associazioe Filosofica Britannica e della Società Aristotelica. E’ stato anche Presidente dell’Associazione June Fourth sui Diritti Umani in Cina ed ha preso parte a iniziative dell’ONU sui Diritti Umani.
Un curriculo del genere non può non caratterizzare in maniera precisa tutto ciò che scrive. Il lettore può così sapere in anticipo da che parte sta un pensatore del genere. Resta comunque certo il fatto che A. C. Greyling sa quello che dice e lo scrive in maniera egregia. Quest’ultimo suo libro è senza dubbio uno strumento quanto mai utile se non idispensabile per avere le chiavi del futuro.

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