
Centinaia di persone vestite con i costumi dell’epoca hanno preso parte alla cerimonia. L’occasione era anche quella di celebrare i duecento anni della sua nascita. La “replica” dello scrittore non era altro che un manichino che riproduceva le sembianze di Edgar. L’evento ha visto anche numerose altre celebrazioni collaterali come rappresentazioni teatrali e musicali con tanto di accesso e biglietto d’ingresso da parte di chi voleva partecipare. Da diversi anni sulla tomba di Poe un misterioso ammiratore depone per questa data tre rose ed una bottiglia di cognac dopo che la stessa venne danneggiata tempo fa da un suo oppositore con un feroce necrologio scritto dl suo avversario Rufus Wilmot Griswold.

Edgar Allan Poe è da sempre uno dei miei scrittori preferiti. Non so quante edizioni dei suoi racconti, sia in inglese e in italiano, sono presenti nella mia biblioteca privata. Ho ereditato i suoi libri anche dalla libreria di mio padre il quale, ai suoi tempi, nella sua tipografia, verso la fine degli anni conquanta, stampò un paio di libri su di lui. Una biografia ed un volume sulla sua poetica, se non erro. Ricordo che portavo le bozze da correggere ad uno degli autori che era uno scrittore e che abitava al Rettifilo in Napoli. Leggevo quelle bozze profumate di inchiostro nel treno della Circumvesuviana, un viaggio abbastanza lungo, oltre un’ora, durante il quale ebbi modo di fare conoscenza con questo misterioso personaggio e scrittore che fu E. A. Poe.
Specialmente i suoi racconti attiravano la mia attenzione. Racconti del terrore e del mistero di tutti i tipi: allucinazioni, incubi, miraggi, ossessioni, brividi. E che dire poi di quella sua famosa poesia “Il Corvo”? Chi non conosce “Eleonora”? Chi non ricorda le fantastiche illustrazioni del grande Gustave Dorè di questa mitica misteriosa figura della letteratura?
Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco,
sopra alcuni bizzarri e strani volumi d’una scienza dimenticata;
mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando, d’un tratto, sentii un colpo leggero,
come di qualcuno che leggermente picchiasse, pichiasse alla porta della mia camera.
“È qualche visitatore, mormorai, che batte alla porta della mia camera”
Questo soltanto, e nulla più.
Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre,
e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore, al dolore per la mia perduta Eleonora,
e che nessuno chiamerà in terra, mai più.
E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea,
facendomi trasalire, mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima,
sicchè, in quell’istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo:
“È qualche visitatore, che chiede supplicando d’entrare, alla porta della mia stanza.
“Qualche tardivo visitatore, che supplica d’entrare alla porta della mia stanza;
è questo soltanto, e nulla più”.
Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
“Signore, dissi, o Signora, veramente io imploro il vostro perdono;
“ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente,
“e voi sì lievemente bussaste, bussaste alla porta della mia camera,
“che io ero poco sicuro d’avervi udito”. E a questo punto, aprii intieramente la porta.
Vi era solo la tenebra, e nulla più.
Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito
sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e l’oscurità non diede nessun segno di vita;
e l’unica parola detta colà fu la sussurrata parola “Eleonora!” Soltanto questo, e nulla più…

Non è ancora “fosco” questo ottobre, ma mentre scrivo tra i monti della Costa d’Amalfi. Sento il mare ululare lontano, le poche luci rimaste di un giorno coperto di nuvole erranti stanno stanno per cedere il passo alle tenebre della notte che si annuncia lunga e tormentata. Una prima notte di vero inverno anticipato. Lo ha detto anche il servizio meteo, prevedendo una diminuzione della temperatura di oltre dieci gradi. La stanza dove scrivo è illuminata dalla sola, fioca luce dello schermo del mio portatile. Il vento sibila tutt’intorno. Sono tre. Li conosco bene: quello discendente dal valico, l’altro ascendente che sale dal mare, il terzo trasversale ed impetuoso che avvolge la casa. No, non voglio entrare in contatto con Poe. Desidero soltanto completare il post in suo onore in occasione anche della prossima stagione di Halloween. La stagione delle letture stregate. Fatte per non dormire.
Ecco alcuni consigli di letture spaventosamente intriganti. Iniziamo con il volume “Racconti di Halloween. Per non dormire questa notte”. Letture stregate… per non dormire, sfilano dei veri racconti da incubo, tutti ambientati durante la famigerata notte delle streghe.
Proseguiamo con un classico: “Da leggersi all’imbrunire”. E’ nientemeno che Charles Dickens a sbizzarrirsi in una serie di suggestivi racconti di paura, in bilico tra reale e soprannaturale.
Anche la signora del giallo Agatha Christie ci delizia con il suo inquietante romanzo “Poirot e la strage degli innocenti” che non a caso in inglese è “Hallowe’en Party” e con una serie di racconti che sono dei piccoli capolavori del brivido: “Il segugio della morte” (Edizioni Mondadori).
Continuo con i “Racconti di fantasmi” di Henry James, autore della storia più celebre della letteratura di fantasmi: “Il giro di vite”. Sentirete i brividi corrervi lungo la spina dorsale; del resto Henry James era amico di Edith Warthon, e chissà, magari si sono divertiti a scambiarsi spettri e paure.
Ma non dimentichiamoci dei più piccini. Ecco una serie di racconti adatti a loro: “Halloween da brivido”, di Barbara Robinson; “Halloween. Storia magia e mistero”, di Barbara Modenesi; “Evviva Halloween” di Stan Berenstein ; e infine “Halloween. Tante idee ” di Barbara Aldrovandi per far giocare i bambini e gli adulti.
Chi invece vuole indagare sulle origini della festa: “Halloween. Nei giorni che i morti ritornano” Baldini e Bellosi e “Halloween. Storia e tradizioni” di Jean Markale. Per concludere, potrò mai tralasciare i “Racconti del terrore” di Edgar Allan Poe, disponibili in tutte le edizioni possibili?
Infine, per chi non crede alla fantasia degli scrittori, oppure per chi pensa che gli scrittori che scrivono di questi argomenti siano tutti dei matti che si nutrono di fantasie frutto solo dei loro cervelli creativi o malati, ricordo quanto ebbe a dire il grande Shakespeare: “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia”. Ed aveva ragione. Per accertarsene basta scorrere le pagine di questo libro che parla di “streghe, guaritori, istigatori”. Si capisce, allora, come e quanto il mistero affascina da sempre gli uomini. E’ una categoria questa in cui puoi metterci e trovarci tutto: passione, furore, terrore, solitudine, magia, incubo… E sopratutto, tanta ignoranza. Siamo fatti di mistero e non ce ne accorgiamo. Halloween ce lo ricorda ogni anno.

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