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Letture obbligatorie

Da qualche giorno si sono riaperte le scuole e gli studenti sono ritornati a leggere. Lo fanno perchè sono "obbligati". Molti ne farebbero volentieri a meno. In effetti al giorno d'oggi è l'immagine che fa da padrona sulla immaginazione. O meglio, sulla fatica della parola scritta. Attraverso questa, infatti, quando leggiamo, siamo costretti a raffigurarci le idee, gli eventi, i luoghi, le azioni ed i personaggi che chi scrive cerca di comunicare a chi legge. Se costa fatica scrivere, altrettanto fatica costa leggere.

Non tutti sono d’accordo sul significato della lettura. Chi dice che leggere è un piacere, chi un vizio, chi una sofferenza, chi un’abitudine. Spesso penso ad un mondo senza la lettura. Senza, cioè, l’abilità che tutti oggi possono avere: quella di interpretare dei segni, dei caratteri che si trasformano in parole e da queste si passa al pensiero. Mi capita ancora oggi, per fortuna non tanto spesso come una volta, quando sono nel piccolo ufficio postale di un paesino, che qualcuno mi chiede di firmare il documento per permettere a chi ne ha diritto a ritirare la pensione. Perchè quella persona non sa firmare. Se non sa apporre la sua firma, ne viene di conseguenza che non sa nemmeno leggere. Deve essere davvero un mondo impossibile, anzi impenetrabile ed illeggibile, per chi non sa nè leggere nè scrivere. Forse sarà come esssere in un carcere, disabile, incapace a ricevere quei messaggi che formano gli uomini e li distinguono dalle bestie.

Ma se le cose stanno così, che significa oggi, nel regno dell’immagine, della comunicazione visiva, leggere? E’ stato appena pubblicato un libro che dichiara la lettura essere un vizio, “il vizio di leggere”, appunto. Una bellissima scorribanda di un “bibliodipendente”, fine scrittore, docente, regista, attore qual è Vittorio Sermonti . L’autore dice che il libro non è un’antologia. Avendo dichiarato che il suo è un “vizio”, quello di leggere, il suo lavoro non è il risultato di una ricerca, una classificazione, una selezione, insomma un qualcosa di organizzato. Non sa nemmeno cosa è di preciso, in quanto da “vizioso”, non è in grado di comprendere il suo stesso “vizio”. “Come farei a sapere di preciso che cos’è questo vizio, non sapendo con ragionevole approssimazione chi sono io?”.

Se le cose stanno così, allora sarà mai lecito e possibile “imporre” letture a qualcuno, e tanto meno agli studenti di oggi i quali, tutto hanno voglia di fare tranne che leggere? Quando hanno lasciato i banchi, alla chiusura dello scorso anno scolastico, hanno ricevuto dai loro insegnanti le canoniche “letture consigliate” sulle quali al rientro dovrebbero saper discutere e ragionare. Lo avranno fatto? Lo hanno fatto con piacere? Ne hanno tratto profitto? Che tipo di letture avranno fatto? E’ ovvio che ogni società ha un genere di lettura e di interessi diversi.

E’ vero che in un mondo globalizzato come il nostro “il mondo è piatto” nel senso che si è fatto più piccolo e ristretto di quanto era in passato. libri come quelli di Harry Potter o di Dan Brown hanno una platea di lettori quanto mai immediata e livellata. Personaggi e autori diventano un tutt’uno, letture obbligatorie che fanno notizia e successo allo stesso tempo. Bisogna poi vedere cosa resta di ciò che si è letto. Ma questa verifica non può spettare solo alla scuola, nè tanto meno ai professori. Spetterà alle rispettive società dare il giudizio su quello che si è letto e come è stato letto. Saranno quelle stesse società che hanno scelto quelle letture obbligate a dire se sono state letture significative ed utili alla crescita non solo dei piccoli e grandi lettori, ma anche della stessa società nel suo insieme.

C’è un importante portale dedicato non solo alla vendita di libri ma anche alla lettura. In una delle sue più recenti newsletter ha dedicato un approfondito servizio sulle letture obbligate in vari paesi del mondo. Tanti libri per tanti gusti, per società diverse. Un solo vizio: quello di leggere. Ma non solo “letture obbligate“.

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