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Il grande gioco della pandemia

Pochi giorni fa ho postato un articolo sulla epidemia influenzale in corso dando all'articolo un tono semiserio per alleggerire la tensione che stiamo vivendo da diversi mesi ormai in tema di pandemia. Potrei continuare su questo tono dicendo che è facile giocarci sopra specialmente da parte di chi non ha nessun sintomo di influenza, non deve vivere a contatto con gli altri e sopratutto non ha bambini che vanno a scuola. Non a caso ci hanno creato anche un videogame sopra che vale la pena di conoscere prima che vi parli di un libro che è appena uscito in Inghilterra sul contenuto del quale c'è poco da scherzare.

L’influenza suina entra nel mondo dei videogiochi per computer. All’università di Erasmus, a Rotterdam, il dipartimento di virologia ha creato è messo online “The Great Flu”, chiaramente ispirato alle vicende mediche dell’ influenza A. Chi decide di giocare veste i panni del direttore del World Pandemic Control, una specie di Organizzazione mondiale della Sanità` virtuale, che ha il compito di far fronte ad una potenziale pandemia, gestendo al meglio le risorse umane e finanziarie. Prima di tutto, però, bisogna scegliere quale virus affrontare, decidendo così il livello di difficoltà, in quanto ogni virus ha la sua pericolosità. Lo si può vedere anche su YouTube.

Fatto questo, si entra nel vivo dell’azione. Inizialmente, il giocatore riceverà una serie di dati: numero delle persone infette, di decessi e il momento d’inizio della malattia. Spetterà poi a lui arginare il contagio, mettendo in atto diverse misure: come l’ istituzione di squadre di medici, la chiusura di luoghi sensibili come scuole od aeroporti o l’autorizzazione alla ricerca di un vaccino. Ogni azione avrà un costo, che andrà sottratto dal budget (quello iniziale è di 2 miliardi di Euro) e provocherà una diversa risposta della stampa internazionale. Questa sarà presente con aggiornamenti giornalistici sulla situazione. Nel caso tali contromosse falliscano, il protagonista vedrà la malattia diventare pandemia. Il risultato sarà catastrofico e saranno colpite tutte le 20 macro regioni in cui è divisa la Terra. I morti saranno decine di milioni. Oltre all’aspetto ludico, “The Great Flu” offre utili informazioni scientifiche: il game presenta anche degli inserti, creati dei virologi olandesi, che informano gli utenti sugli ultimi progressi della ricerca scientifica.

Come si vede realtà e fantasia si fondono e si confondono creando scenari possibili sia alla fantasia che alla realtà. E fu realtà quella che si riferisce a “Enza”, il nome non di una donna bensì quello il titolo di un libro che è uscito da pochi giorni in Inghilterra. Sta per “influenza”, quella che fece davvero milioni di morti all’inizio del secolo scorso. Nella primavera del 1918 un gran numero di soldati nelle trincee in Francia si ammalarono. I soldati avevano mal di gola, mal di testa e perdita di appetito. Sebbene la malattia sembrasse in principio molto contagiosa, il recupero sembrava veloce all’inizio. I medici dissero che sarebbe passata con tre giorni di febbre. Non seppero però identificare la malattia e pensarono che fosse influenza. I soldati la denominarono “la spagnola”. Ma non c’erano prove che avesse avuto origine in Spagna. Non a caso nella penisola iberica la chiamarono “la francese”. Altri dissero che il morbo era cominciato sui campi di battaglia del Medio Oriente, altri in Cina e in India. Uno studio recente ha accertato che la malattia venne diffusa sul fronte occidentale da un gruppo di soldati USA dal Kansas.

Nei mesi successivi i soldati continuarono ad essere colpiti dal virus con vari decessi. Nell’estate del 1918 i simtomi si accentuarono. Un quinto dei decessi furono dovuti a complicazioni polmonari e bronchiali con setticemia. Molti furono i decessi. Altri soldati svilupparono sintomi di cianosi eliotropica. Le vittime diventavano di colore blu e morivano in pochi giorni. La seconda ondata di epidemia fu micidiale. In un settore del fronte di guerra occidentale più di 70.000 soldati americani vennero ospedalizzati ed un terzo di essi morirono per mancanza di trattamenti. Verso la fine dell’estate il virus raggiunse l’esercito tedesco. Già la popolazione civile era stata colpita dall’epidemia con oltre 400.000 decessi.

I primi casi che si ebbero in Gran Bretagna scoppiarono a Glasgow nel mese di maggio del 1918. In pochi mesi si diffuse in tutto il paese e morirono oltre duecentomila persone. Il più alto numero di decessi dall’epidemia di colera del 1849. In questo paese vennero usati i più strani sistemi per far fronte all’epidemia. Le strade venivano inondate di liquidi chimici e la gente portava mascherine. In alcune fabbriche venne abolito il divieto di fumare perchè si riteneva che il fumo uccidesse i virus dell’influenza. Altri si riempivano lo stomaco di porridge con l’idea che questo alimento fosse una difesa contro il virus. Tutto inutile. Gli USA anche vennero colpiti e morirono circa 500.000 persone ai primi di dicembre dello stesso anno. Il paese che ebbe il più alto numero di decessi fu l’India. Alcuni storici hanno accertato che tra il mese di giugno del 1918 e luglio morirono circa 16 milioni di persone a causa del virus. E’ stato accertato che in tutto il mondo i morti furono circa 70 milioni. Nella sola India morirono tante persone quante ne morirono in tutta la prima guerra mondiale.

Il libro documenta in maniera ineccepibile tutto quanto ho sintetizzato. Devo dire che questo non è l’unico libro ad essere uscito sia in Inghilterra che negli USA, o anche in Italia, sin da quando si è diffusa l’epidemia o pandemia che sia. I documenti abbondano e gli editori sembrano cavalcare alla meglio il fenomeno con grande cassa e risonanza. Non so dire se questo è un bene o un male. La gente vuole sapere, essere informata, conoscere le cose per come comportarsi. Certamente sapere per prevenire è un bene della conoscenza. Ma i rischi dell’altra faccia della medaglia sono facilmente intuibili. Da che mondo è modo l’uomo ha sempre speculato sull’uomo. Questo è un fatto inevitabile e deprecabile quanto volete e c’è ben poco da prevedere. Vogliamo tutti sperare soltanto che se speculazione ci deve essere i cittadini vogliono essere sicuri che almeno lo Stato, quello vero con le sue leggi, i suoi uffici, giudici, tribunali e polizia siano tutti all’erta per indagare, proteggere, punire chi sulla pelle dei malati specula con o senza pandemia.

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