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Il pianeta aNobii

Prima di Facebook poche persone ti chiedevano di essere tuo amico. Non c'erano molti modi per monitorare le tue amicizie. Oggi con i social networks è possibile fare una cosa del genere. Puoi avere amici a volontà. Anzi, per alcuni più ne hai meglio è. Specialmente se sei un personaggio pubblico e del pubblico non ne puoi fare a meno. Un politico, uno scrittore, un giornalista, un avvocato, un pittore, un commerciante può forse fare a meno della gente? Mai! Se non hai amici nessuno ti legge, ti compra, ti conosce. E allora, che ci stai a fare in Rete se non interagisci?

Sì, interagire. Perchè questo è il senso dei siti sociali . Anche di quelli dedicati alla cultura. E i libri, si sa, sono il cuore della cultura. Di conseguenza i siti sociali che si occupano di libri fanno girare intorno a questi contenitori di idee, che sono i libri, i loro interessi, le loro manie, le loro caratteristiche: leggere, scrivere, criticare, scambiare, vendere, diffondere, discutere i libri. Tutto fa brodo intorno a libri, amici e nemici, lettori, editori, scrittori, librai, traduttori, disegnatori, conferenzieri, bibliotecari. Amici per modo di dire. Concorrenti, sarebbe meglio dire. Sapere ciò che dicono gli altri, spiarli, imitarli, prevenirli, seguirli, inseguirli. Tutto un turbine che non ha tregua perchè è la legge del mercato che lo impone.

In fondo è stato sempre così. La storia dell’umanità è lì a dimostrarlo. Le connessioni ci sono sempre state, fanno parte della vita. Come ci sentiamo, quello che sappiamo, chi sposiamo, se ci sentiamo bene o male, quanti soldi abbiamo o non abbiamo, se votiamo, chi votiamo contro, chi a favore e via discorrendo. Le connessioni non hanno mai fine perchè non si esauriscono con le persone che conosciamo. Entrano in gioco anche quelle che non conosciamo. E i siti sociali non fanno altro che sublimare queste connessioni, solo che ogni utente connesso si connette agli altri assumendo il ruolo di attore, trasmette informazioni, abitudini, germi di vita vissuta o immaginaria. Come una volta si faceva nei salotti, nei circoli, nei club. Gli amici degli amici diventano nostri amici, in un reazione a catena che non si ferma mai. Onde distanti che si avvicinano, vengono assorbite e poi scompaiono per ritornare e ritrovarsi. Tutto è irreale, appunto, tanto che a volte chi fa parte di siti sociali sente la necessità di incontrarsi fisicamente per uscire dalla quella specie di clandestinità virtuale per abbandonare i ruoli ed i personaggi che in rete hanno deciso di assumere e manifestarsi fisicamente.

Con tanto di nome e cognome in una realtà cartacea, parlando di libri, ovviamente. Questo hanno sentito il bisogno di fare alcuni frequentatori di uno di questi siti sociali, una razza che va sotto il nome vagamente fantascientifico: gli “anobiani”. Anche io sono uno di questi. Appartengo cioè al social network nato da circa cinque anni e che ha per riferimento un tarlo della carta con un nome latino e che va sotto il nome di “anobium punctatum”. Hanno trovato un editore di nome che è Rizzoli, un blogger abbastanza noto sia per l’attività che svolge come scrittore blogger che come figlio d’arte di padre altrettanto noto sia nel campo della politica che della scrittura, Luca Sofri. A questi si è affiancata una Barbara anche lei giornalista, blogger ed esperta di editoria, oltre, naturalmente, che “anobiana” puntuale e convinta. Ed ecco confezionato un bel volume di circa cinquecento pagine contenente, dicono, il meglio del meglio di aNobii in forma di recensioni. Alcune urticanti, altre arbitrarie, personali, folgoranti, alcune farneticanti. Nella presentazione del volume di dice che il lettore troverà in questo libro nato concepito digitale, ma partorito cartaceo “cose che si capiscono, dette con una voce in cui il parlare è davvero “s ì, sì, no, no” perchè il di più, per gli aNobiani militanti, viene del Maligno”.

Non c’è che dire, una dichiarazione di intenti invitante, provocante, intrigante. Devo dire subito, a scanso di equivoci, che il sottoscritto non compare nella lista dei prescelti. Tutti i partecipanti sono stati debitamente contattati, si presentano col loro vero nome e con i nick, hanno rinunciato a qualsiasi compenso. I proventi delle vendite andranno al Centro chirurgico di “Emergency” a Kabul. Un intento quanto mai meritorio e per questa ragione ho proceduto subito all’acquisto del libro da IBS. Una operazione del genere è l’esatto opposto di quella che sembra essere la tendenza del mercato della comunicazione. Non si passa dalla comunicazione cartacea a quella virtuale, bensì si viaggia nella direzione opposta: dal digitale al cartaceo. Un fatto degno di nota e mi sembra una scelta intelligente quella che ha fatto la Rizzoli a promuoverla.


Non entro nel merito delle scelte fatte sia per quanto concerne i recensori che i libri recensiti. Ogni scelta antologica presenta i suoi rischi. Il volume senza dubbio si è assicurato un sicuro numero di copie di vendita in quanto ha alle sue spalle non solo quel gruppo editoriale ma anche un bacino di “utenti”, per così dire, abbastanza vasto. Gli anobiani hanno in rete oltre sedici milioni di libri e i titolari di queste librerie digitali sono circa seicentomila. La comunità è in continua, costante crescita. Ci sono numerose librerie molto interessanti, come numerosi sono i gruppi di studio, conversazioni, ricerche di vario genere. I contatti sono quanto mai intensi e continui, ma anche la dispersione, che sembra comunque inevitabile, se si considera che il sito parla più lingue.

aNobii e gli anobiani non sono comunque l’unica realtà in termini di comunità virtuale dedicata ai libri ed ai lettori presenti in Rete. Esistono numerose altre anche ben più consistenti di questa. E’ il caso, ad esempio di LibraryThing , Shelfari, GoogleBooks, weRead, tutte comunità di respiro internazionale. Anche in Italia sono numerose. Molti siti dedicati all’editoria offrono opportunità di collaborazione sotto forma di partecipazione con recensioni e scritture di vario genere, dalla Enciclopedia Britannica a quella della Treccani, ai siti di POD (il libro te lo scrivi e te lo stampi!) o al BOD (libro a richiesta) per finire all’ultimo fresco arrivato che porta il nome di Yabooks. C’è tutto un fermento di scrittura che viaggia in “bits & bytes” sui fili di una Rete che cresce sempre di più di giorno in giorno.

E’ uno dei grandi vantaggi del vivere in questa nostra epoca di realtà digitale che mi piace riassumere con questo acronimo: l’era del C. A. C. Tutti possono Connettersi per Accedere ed assumere il Controllo della nostra conoscenza. La realtà digitale non ucciderà il libro tradizionale. Il libro cartaceo e quello digitale sono destinati a viaggiare in parallelo nella stessa direzione. Una volta, non molto tempo fa, un illustre ma sfortunato politico italiano, barbaramente trucidato in una ventata di follia rivoluzionaria che colpì qualche decennio fa il nostro Paese, amava parlare in politica, di convergenze parallele”. Una chiara contraddizione in termini secondo il pensiero tradizionale. Una vera e propria intuizione culturale, a mio modesto parere, che ben si adatta alla realtà della moderna comunicazione. L’immagine di due binari che procedono verso un’unica direzione: quella cartacea e quella digitale in viaggio verso il paese della conoscenza. E’ vero che due binari non sono destinati ad incontrarsi. Ma è pur vero che tra di essi ci sono le traversine di collegamento …

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