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Le meraviglie dell'inverno

Molto si potrebbe dire degli inconvenienti che provoca la venuta dell'inverno specialmente dalle nostre parti. L'Italia è un paese collocato al centro del Mediterraneo, dovrebbe avere un clima mite e temperato. Ma non sempre è così. Per la sua posizione è esposto sia alle correnti provenienti dal nord Europa che da quelle del continente africano. Il che comporta molto spesso elevate escursioni termiche non solo nei passaggi stagionali ma anche nell'arco di una giornata. La conformazione del nostro territorio, inoltre, con quella lunga spina dorsale che sono gli Appennini, fanno il resto.

Molti sono gli inconvenienti dell’inverno specialmente per chi abita nelle alte latitudini con neve, gelo e ghiaccio, rischi per gli uomini e per la natura. L’inverno ci ricorda di automobili che slittano su strade ghiacciate, le catene alle ruote e i guanti da indossare, le dita congelate, piedi e mani piene di geloni. Da non dimenticare poi le influenze atmosferiche sull’organismo umano. Mi fa male il tempo non è solo un modo di dire, ma sempre più un dato di fatto. Le epidemie da freddo si assommano ad altre spesso mettendo a rischio la vita di molti. Epidemie che diventano pandemie che nemmeno i vaccini riescono a dominare.

Se le cose stanno così c’è poco da stare allegri quando entriamo nell’inverno. Bisogna dire però che non ci sono soltanto fatti negativi. Pensate ai bambini che aspettano con ansia la prima caduta di neve, il pupazzo da fare in giardino, il lago ghiacciato sul quale sperare di potere pattinare. E poi la visione dei monti imbiancati, le piste di neve, gli sci da indossare, le cene nella baita riscaldata dal fuoco del camino. Uno scenario che fa ambiente per dare vita a incontri, occasioni e passioni.

Ma l’inverno non è soltanto giochi e relax. E’ anche fatica nei campi per il contadino che deve preparare in tempo i campi per la semina affatto lontani. D’altra parte sotto la coltre di neve c’è vita, nei campi, nei boschi, su in montagna. Le foglie morte marciscono e danno vita e nutrimento ad una infinita serie di piccoli e grandi animali sia del sottosuolo che di superficie. Con la venuta del freddo molti uccelli si sono trasferiti altrove, in luoghi più temperati ed ospitali. Gli insetti sono scomparsi, gelati dalle basse temperature. Le noiose zanzare, le mosche e le farfalle non si vedono più in giro.

Ma la vita continua sia sopra che sotto la coltre di neve nei campi. Puoi avvertire in giardino o nei boschi numerosi uccelli ed animali volanti che scorazzano in cerca di cibo e di semi. Il picchio va di albero in albero in cerca di uova e larve. Il corvo si ferma in cima all’albero in attesa. Le impronte sulla neve rivelano il passaggio degli scoiattoli. Volpi, donnole, cervi sono alla ricerca di cibo. Il laghetto ghiacciato costruisce un tetto a innumerevoli abitatori delle sue acque. Sotto la coltre di neve le foglie morte marciscono disseminate ovunque e diffondono semi e larve con la promessa di nuova vita a primavera.

D’inverno davvero il bosco e la foresta diventano un mondo sconosciuto abitato da mille e mille esseri diversi. In pochi centimetri di terreno si possono trovare milioni e milioni di esseri viventi, che lavorano, cercano, operano. Solo in minima parte si intravedono ad occhio nudo mentre generano e producono ossigeno e cibo per il terreno. Preparano il nutrimento per il terreno a primavera, la vita delle nuove piante e dei nuovi abitatori del bosco e della foresta.

Vi siete mai sorpresi ad osservare un fiocco di neve che discende sul terreno? Fragili cristalli con sei lati cadono dal cielo ondeggiando. Gocce d’acqua in forma di vapore formate intorno a piccolissime particelle d’aria. Li possiamo osservare attentamente solo quando le vediamo cadere filtrate dai raggi del sole. Fiocchi che assumono forme diverse e si deformano man mano che scendono al suolo. Forme semplici, forme complesse. Mai nessuna è eguale all’altra. Alcune sono cristalli dai colori bellissimi, sembrano strutture di gioielli, molecole danzanti in forma geometrica irrepetibile.

Cadono una ad una, staccate. Ma se la temperatura s’alza di poco allora si attaccano e formano grossi fiocchi che possono avere anche il diametro di quattro centimetri. Quando la neve cade una insolita quantità di aria viene catturata dentro queste sfere di cristallo. L’uomo che si trova ricoperto di neve può sopravvivere anche due giorni coperto dal manto senza soffocare. I fiocchi fungono da isolanti, trattengono il calore al suolo, proteggono i semi e i futuri raccolti dal gelo. Fiocchi utili e pregiati!

Che dire poi del ghiaccio? Quando l’acqua gela è un vero e proprio miracolo della natura. Il ghiaccio, secondo tutte le leggi della fisica, non dovrebbe galleggiare. Qualunque sostanza essa sia, solida, liquida o gassosa, si riduce di volume man mano che la temperatura scende. L’acqua segue questa legge dei gas e dei liquidi per il 96 per cento fino al punto di congelamento. Ma, arrivati a 4 gradi, qualcosa accade. Man mano che continua il raffreddamento il liquido, invece di restringersi, si espande. Le molecole di ghiaccio sembrano intrappolare l’aria nelle strutture, gelano e diventano solide a zero gradi. Si formano blocchi di ghiaccio che galleggiano per nove decimi nell’acqua circostante.

Se non ci fosse questo straordinario fenomeno dei ghiacci galleggianti sui mari, laghi e fiumi diventerebbero solidi e priverebbero la terra delle acque necessarie. Per fortuna arriva l’inverno, i ghiacci si formano e galleggiano sulla superficie delle acque formando una coltre protettiva ed isolante che protegge l’acqua sottostante da ulteriore congelamento salvaguardando così la vita degli elementi sottostanti. E avete mai osservato il mare d’inverno?

“Passa la nave mia colma d’oblio”
Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
e fra Scilla e Caribdi;

et al governo siede ‘l signore, anzi ‘l nemico mio;
a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e ‘l fin par ch’ abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido,

eterno di sospir, di speranze e di desio;
pioggia di lagrimar,

nebbia di sdegni bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignoranzia attorto.
Celansi i duo nei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion e l’arte:
tal ch’ i’ ‘ncomincio a desperar del porto.

Francesco Petrarca

La mia nave, piena di desiderio di dimenticare, attraversa il mare tempestoso, fra Scilla e Cariddi, d’inverno, nel mezzo della notte; e la guida il mio signore, anzi, il mio nemico (amore). Ad ogni remo (sta) un pensiero presente e doloroso, che sembra ignorare la tempesta e il suo esito: un vento umido, che in eterno trascina sospiri, speranze e desideri, lacera la vela. Una pioggia di pianto, l’immagine offuscata dello sdegno aggredisce i cordami, ed io sono avvolto dall’errore e dall’ignoranza. I due miei riferimenti abituali si nascondono: la ragione e l’arte sono morte fra le onde, tanto che io comincio a disperare di poter giungere al porto.

Ecco cosa può suscitare nell’animo degli uomini la vista di una nave sul mare d’inverno. Ma chi dobbiamo ringraziare per queste meraviglie? Il salmista della Bibbia dice:“Tu hai fatto scaturire fonti e torrenti, tu hai inaridito fiumi perenni. Tuo è il giorno e tua è la notte, tu hai fissato la luna e il sole; tu hai stabilito i confini della terra, l’estate e l’inverno tu li hai plasmati”. (Sal. 74:15). Magia dell’inverno!

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