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Listmania: una lista per non morire

Una delle tante categorie che fanno capo alla bibliomania è la listmania . Chiunque sia visitatore abituale di siti sui quali si possono acquistare libri ed altro sa che cosa sono le liste. E' una opzione culturale e commerciale davvero utile e divertente.


Per l’acquirente che va a quel sito, con l’intenzione di fare acquisti, se digita il riferimento del suo libro e decide di aprire una lista scopre quali sono i libri o i prodotti affini, chi li ha acquistato e gli eventuali commenti. Man mano che aggiunge altri elementi, la lista si allunga. Si intrecciano i contatti fino a formare una vera e propria banca dati che può essere facilmente consultata. Libri, film e musica e quant’altro si possono condividere con grande piacere sia dei clienti che incontrano amici con gusti simili che del venditore il quale si vede aumentare la possibilità di vendite. E’ l’uovo di colombo: divertente e funzionale.

Non so quanto questa idea delle liste abbia spinto il nostro grande semiologo e scrittore Umberto Eco ad organizzare una mostra a Parigi al Louvre con la relativa pubblicazione di un libro in titolato “L’infinità delle liste”. A suo parere la listmania ha un posto importante nella storia della cultura. Si tratta di elencare in forma di liste le cose che i poeti, gli scrittori e gli artisti hanno elencato nelle loro opere. Fare una cosa del genere non è una operazione banale. Si tratta di trasformare l’idea di infinito in qualcosa di comprensibile creando ordine là dove l’ordine non c’è e ce n’è invece bisogno. Gli uomini si confrontano ogni giorno con l’infinito. Anzi l’aiutano a costruire non solo estendendolo ma anche rendendolo più incomprensibile. Da qui nasce allora il bisogno delle liste, dei cataloghi, delle raccolte nei musei, nelle gallerie e nelle biblioteche per mezzo di enciclopedie e dizionari.

Un esempio banale potrebbe essere quello di sapere quante donne Don Giovanni conobbe. Una lista ne accerterebbe esattamente 2063, così come ne ha scritto, lasciandone traccia, il librettista di Mozart Lorenzo da Ponte. Ci sono ovviamente innumerevoli altre liste come quelle della spesa, dei testamenti, dei menu e di tante altre manifestazioni umane. Non sono da meno la lista dei libri che sto da tempo organizzando su aNobii. Si tratta però non solo di mettere in bell’ordine i libri quanto di classificarli taggandoli, valutarli col sistema stelle, indicare l’inizio e la fine della lettura, il luogo di acquisto e la finale recensione. Fatto questo si può anche controllare chi dei membri del sito possiede quel libro ed eventualmente aprire con questi un contatto ed una discussione a due o di gruppo.

Chi crea liste del genere si trova ad essere una specie di custode che cerca di imporre un ordine in luoghi dove regna il caos. E Dio solo sa che caos c’è anche dalle parti della mia mansarda biblioeteca. Il che può voler dire mettere ordine nella cultura così come questa si crea. E’ un fatto che in tutta la storia delle culture del mondo si trovano liste: santi, eserciti, piante medicinali, francobolli, titoli di tesori, elenchi di libri. E’ vero che sono i ragionieri a fare le liste i quali con esse vivono. Ma ci sono liste anche nei libri di Omero, James Joyce e Thomas Mann. Nell’ Ulisse di Joyce, ad esempio, il protagonista Leopold Bloom apre i suoi cassetti fisici e mentali con tutte le cose che ci trova. Queste non sono altro che liste che ci parlano di Bloom. Oppure prendete Omero quando nell’Iliade cerca di descrivere la grandezza dell’esercito greco. Usa dapprima delle similitudini nella descrizione che ne fa paragonandolo a grandi foreste che si stendono su per la montagna e se ne vedono le luci delle armi brillare al sole come stelle del firmamento. Il poeta chiede aiuto alla Musa e questa gli dà l’idea di elencare i nomi dei generali e delle navi.

Liste del genere, inserite nella narrazione, sembrano danneggiare la forma poetica. Ma in effetti sono presenti in tutte le culture primitive con lo scopo di descrivere l’universo nella sua interezza. Un’idea questa predominante nel Rinascimento e nel Barocco, ma anche nel periodo cosi detto postmoderno. Ma ci si chiede: a che serve fare fare elenchi del genere se ad esempio Omero sa bene che quando comincia a fare liste non potrà mai completare l’elenco? Egli pur sapendo bene che non può farlo cerca di esprimere ciò che non può essere comunque espresso. La gente ci prova sempre a fare una cosa del genere. Gli uomini sono stati sempre affascinati dall’idea che esprime lo spazio infinito con le sue stelle e le sue galassie. Come ci sentiamo quando osserviamo il cielo? L’uomo sa bene che non potrà mai descrivere ciò che vede. Ciò nonostante tentiamo sempre di fare una descrizione del cielo. Anzi dei cieli, facendo liste di ciò che in esso vediamo. La stessa cosa fanno gli innamorati. Pur non avendo più parole per descrivere il loro amore ne inventano delle nuove ed impreviste.

C’è poi un’altra ragione per la quale gli uomini amano fare liste. Iniziarne una ci dà l’illusione di fermare la morte. Una lista per sua definizione non finisce mai perciò va oltre la fine, quale può essere, appunto, la morte. Nella mostra che Umberto Eco sta allestendo al Louvre verranno esposti anche quadri, immagini e disegni che riproducono aspetti di natura morta. Tutti i lavori esposti avranno cornici e pertanto saranno “finiti” nel loro messaggio. Questo sembra contraddire l’idea di lista. Il che non è esatto, perchè in un quadro incorniciato possiamo “aprire” la cornice, abbattere i suoi “confini” e vedere realmente le cose come sono, anche al di là di ciò che sta a destra e a sinistra, in alto o in basso. Il che significa che la lista si apre e continua all’infinito.

Queste liste sono importanti per Eco specialmente perchè esse trovano il loro ambiente naturale in un luogo quale è un museo, il museo del Louvre in particolare. Una passione come un’altra, come quella del calcio o dei francobolli. Non è facilmente spiegabile o definibile. E’ sin dai tempi di Aristotile che cerchiamo di definire le cose basandole sulla loro essenza. Il che non sempre è possibile. L’uomo, ad esempio come definirlo? Ci sono voluti 80 anni ai naturalisti per arrivare ad una definizione di un “platypus”, un animale molto difficile da definire nella sua essenza. Vive sott’acqua e sulla terra. Fa le uova eppure è un mammifero. Ma questa definizione non è altro che una lista di caratteristiche.

E’ vero che con altri tipi di animali è possibile dare delle definizioni, ma ciò renderebbe l’animale più interessante? Pensiamo ad una tigre che la scienza descrive come predatore. Ma una mamma come descriverebbe al proprio figlioletto una tigre? La tigre è grande, forte, a strisce. Soltanto un chimico definirebbe l’acqua H20. L’acqua invece è liquida e trasparente, si beve e ci possiamo lavare con essa. La lista è il segno di una società molto avanzata perchè essa ci mette di fronte a definizioni essenziali, primitive.

Sembra allora che dovremmo smettere di definire le cose in questa maniera. Il progresso dovrebbe basarsi soltanto sulla conta e sull’elenco delle cose. Il che potrebbe essere un fatto liberatorio. Il Barocco fiorì in un’epoca di liste allorquando ci si rese conto che tutte le definizioni scolastiche non erano più valide. La gente cercava di guardare al mondo da una prospettiva diversa. Galileo scoprì nuovi elementi della luna. Nell’arte si stabilirono nuove definizioni distruggendo quelle vecchie e vennero introdotti nuovi argomenti. Ad esempio i dipinti della pittura barocca olandese possono essere come elenchi di liste. Tutte quelle nature morte con tutta quella frutta ed immagini di ricchi interni non sono altro che liste di curiosità, anche anarchiche così come si presentano. Il che vuol dire che l’ordine e l’anarchia procedono insieme nell’idea di liste.

Questo fatto sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. La domanda che scaturisce da queste considerazioni sarebbe quella di considerare Internet e Google l’idea perfetta di liste. Ma nel caso di Google le due cose convergono. Secondo quanto afferma convinto Umberto Eco è vero che Google crea delle liste, ma esse non sono mai le stesse. Il che significa che questo tipo di conoscenza può essere quanto mai pericoloso per i giovani. Non tanto per chi ha una certa età e ha ricevuto una educazione in un modo diverso. Ma per i giovani può essere una tragedia. Se una lista non è mai la stessa, viene a mancare anche la capacità di scegliere, selezionare, discriminare. L’istruzione e l’educazione dovrebbero saper tornare a quello che erano al tempo del Rinascimento. I maestri insegnavano in termini più pratici che teorici. Mostrare un oggetto da così come può apparire a come deve sembrare. Come mescolare i colori, ad esempio e così via. Allo stesso modo si dovrebbe fare con Internet. L’insegnante dovrebbe dire: scegliete un argomento, sia esso un episodio di storia o la vita delle formiche. Cercate 25 pagine web diverse, confrontatele e decidete quale di esse garantisce una migliore informazione. Se dieci pagine danno lo stesso risultato vuol dire che l’informazione offerta è corretta. Ma, attenzione, può anche essere che qualche sito ha copiato gli errori di un altro sito.

Eco dichiara che la sua biblioteca che ammonta a più di 50.000 volumi. Quando la sua segretaria gli ha chiesto se poteva catalogarla lui ha detto di no perchè i suoi interessi variano continuamente e di conseguenza i volumi aumentano di continuo. Il che testimonia dei suoi cambiamenti di gusto e di personalità. Senza una catalogazione egli è costretto a ricordare i suoi libri. E’ un piacere percorrere i circa settanta metri di parete che si formano con i suoi libri di letteratura. Essere un uomo di cultura non significa ricordare la data della morte di Napoleone bensì sapere come trovarla in due minuti. Ovviamente al giorno d’oggi con Internet le cose stanno diversamente. Ma abbiamo già visto quali sono poi i problemi. Nel suo nuovo libro Umberto Eco include anche una bella lista del filosofo francese Roland Barthes. Egli elenca le cose che ama e quelle che non ama. Ama l’insalata, il formaggio, le spezie. Non ama le donne in pantaloni lunghi, i ciclisti, i gerani le fragole e l’arpa. Alla domanda su cosa egli ama o non ama il furbo ed erudito Umberto Eco risponde che sarebbe uno sciocco a rispondere a questa domanda. A 13 anni era affascinato da Stendhal, a 15 da Thomas Mann, a 16 amava Chopin. D’allora cerca di scoprire il resto. In questo momento Chopin è in testa di nuovo nei suoi gusti. Quando si interagisce con le cose della vita tutto cambia continuamente. Se si è un idiota nulla cambia. E, lui, lo sappiamo bene, idiota non è lo è affatto.

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