Sapete cos'è la filografia?

Esistono nella storia della civiltà fondamentalmente due tipi di lettere: quello che si potrebbe chiamare della "lettera di comunicazione", con cui l'uomo esprime a un altro uomo le esigenze pratiche più diverse, e quello della "lettera d'espressione", volta invece a comunicare affetti, sentimenti, ideali, illusioni, progetti di vita, speranze. Ogni tipo di lettera è quindi di per se stessa estremamente significativo.

Nel libro il collezionista Alberto Bolaffi raccoglie ventotto lettere, dall’antichità ad oggi, accompagnate da diverse fotografie a colori di opere d’arte: dai pittogrammi mesopotamici su tavolette d’argilla ai papiri egizi, dalle tavolette romane ai codici papali, dalle pergamene dei dogi veneziani alle prime lettere commerciali su carta, dall’apparizione delle buste da lettera ai primi francobolli (ineguagliabili cronisti della storia), fino ai telegrammi, ai messaggi ai cosmonauti, alle odierne e-mail. Ventotto lettere di sovrani, comandanti militari, papi, vescovi, poeti, filosofi, letterati, scrittori, politici e scienziati raccontano storie diverse. Come un piccolo mercante fiorentino del Trecento poteva scrivere dalla Via della Seta ad uno dei suoi famigliari in Orsanmichele che gli stava spedendo in una piccola busta chiusa dalla ceralacca alcuni semi di una pianticella esotica ritrovata in Medio Oriente, così un anonimo innamorato di uno sperduto villaggio di montagna dell’Europa orientale può scrivere all’amata lontana una lettera poetica.

Non è certamente consueto che sulla copertina di un libro appaia un’indicazione etimologicamente inusuale. Almeno sino a oggi infatti il termine «filografia» non veniva menzionato in nessun dizionario italiano. Si tratta comunque di un neologismo dal contenuto talmente evidente da non richiedere particolari approfondimenti. Se sino a oggi l’uomo non ha dovuto ricorrere a questa definizione per dichiararsi «amico della scrittura», ciò appare del tutto normale, in quanto nessuno avrebbe potuto concepire di eliminare la più significativa traccia del nostro intelletto, fatta naturalmente eccezione per qualche svogliato alunno agli inizi del suo percorso scolastico e tralasciando sofistici interventi, come quello di Socrate nel Fedro . Ma tutto cambia e, almeno a parer nostro, ci sembra giunto il momento di dimostrare questa «amicizia». Un’amicizia che deve essere essenzialmente rivolta nei confronti di quella traccia che, in diretta simbiosi col nostro cervello, attraverso la pulsione della mano «scrivente», sino a non molto tempo fa, era l’unica tradizionale forma di scrivere.

Oggi il nostro comunicare si sta allontanando sempre più da questo rapporto di causa ed effetto e l’esprimersi diventa inevitabilmente più mediato da sofisticati strumenti che, cavalcando le onde magnetiche, stanno rapidamente sostituendo la più espressiva traccia del nostro apparire: quella che si evidenziava attraverso inchiostro, penna e foglio. Pur non avendo nessuna intenzione di contrappormi al progresso attraverso il divenire della comunicazione, che peraltro viene annotata in questo volume nel capitolo La parola tecnologica, è dall’humus della scrittura, tracciata dalla già citata mano «scrivente» dell’uomo, che nasce la nostra intenzione di esaltare la filografia, non solo in quanto analisi di contenuti e di autorevoli autografi, ma anche in veste di vero ed esplicito oggetto da collezione. Un oggetto da collezione che negli intendimenti di questo volume deve essere guardato e possibilmente raccolto e conservato sin dai suoi albori, attraverso le sue più variegate ed emozionanti tracce.

Questo percorso cronologico ci porta anche a un capitolo che non ha invece bisogno di alcun contributo per essere conosciuto ed esaltato. Intendiamo quello filatelico, che esprime quanto può essere definito il «Rinascimento» della comunicazione scritta, in quanto si deve ascrivere all’invenzione del francobollo quel processo di divulgazione dell’informazione che ha dato vita al fenomeno della globalizzazione delle notizie e del sapere. Un «motore postale» che, attraverso la sua esistenza e soprattutto la sua testimonianza, ha portato la parola scritta anche nel cielo e poi nello Spazio. La parola scritta, che emana fascino e interesse in ogni forma del suo manifestarsi e che oggi dà segni sempre più evidenti di «vecchiaia», proprio per questa sua evidente ragione deve essere guardata con sempre maggior interesse e curiosità antiquarial-collezionistica. Ciò le è dovuto, in quanto molto probabilmente dopo circa quattro millenni di impegno per narrare la nostra evoluzione, la mano «scrivente» dell’uomo si è sentita stanca e ha deciso di «dematerializzarsi» per rendere sovente anche meno faticoso il lavoro del nostro cervello.

ALBERTO BOLAFFI
(Dalla Introduzione al volume)

AA. VV.
ELOGIO DELLA PAROLA SCRITTA
Invito alla filografia
Allemandi, Torino, 2008,
Isbn 978-88-422-1397-0

Peeplo News

Attualità e Notizie su Peeplo News.

Cercale ora!

Ultimi interventi

Vedi tutti