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Studiare la salute

Se riuscite a rafforzare le difese del vostro organismo, esso sarà talmente ben armato che, messo di fronte a quella resistenza, il nemico, ossia la malattia, farà dietro front. La prova: nel corso di epidemie, si sono viste persone circolare tranquillamente fra i malati senza mai esserne contaminate; altre, invece, pur avendo preso ogni sorta di precauzioni, venivano contagiate dal male. Perché?

Perché nelle prime, il terreno non era favorevole all’insediamento dei microbi. Quando un posto è ben protetto, il nemico risulta impotente. Ecco perché, invece di concentrarsi sulla malattia, è tanto più importante iniziare a studiare la salute: le leggi che ne assicurano il mantenimento, i fattori di cui essa è il risultato: la respirazione, la nutrizione, il comportamento. Queste cose devono essere insegnate a tutti. È qui che inizia la vera medicina.

Studiare la salute. Ecco quello che dovremmo fare tutti, ogni giorno. Nessuno ce lo insegna, nessuno ne parla e tantomeno ne scrive. Tutti corrono dal dottore, affollano i pronto soccorsi degli ospedali, corrono in farmacia ma non si prendono cura di studiare le condizioni della propria salute. Respirazione, nutrizione, comportamento sono alla base di questo studio che mi sembra faccia poco parte della nostra cultura, la cultura mediterranea e latina che ha fatto nei secoli e tuttora ha alla sua base il famoso “carpe diem”: Se respiro lo faccio perchè devo mangiare; se mangio è perchè non voglio morire; se mi comporto così è perchè so fare soltanto così. Ecco la sintesi di come dalle nostre parti si studia e si ha cura della propria salute.

Tutti sappiamo per esperienza quanto sia importante respirare, ma in realtà quanto conosciamo la nostra respirazione? Per esempio, come respiriamo durante la nostra giornata? Come funziona l’atto respiratorio? Che cosa succede al nostro respiro quando proviamo uno spavento? Come respiriamo quando facciamo dell’attività fisica? Attraverso la respirazione apportiamo ossigeno al nostro corpo ed espelliamo le sostanze tossiche che abbiamo prodotto. Sia il corpo sia la mente, per ben funzionare, hanno bisogno di ossigeno. Ma attenzione, l’ossigeno non può essere immagazzinato, deve essere rifornito continuamente ed in modo regolare, per questo dobbiamo poter respirare bene! Possiamo affermare che per produrre e mantenere costante l’energia di base di cui nostro corpo ha bisogno, ci serve ossigeno che assumiamo con la respirazione. Solo così tutti i nostri organi, compreso il cervello e l’insieme di tutte le cellule, possono vivere. Quindi che facciamo? Fumiamo le nostre sigarette e quelle degli altri; respiriamo a pieni polmoni i fumi del traffico; sprechiamo il respiro senza sapere la differenza tra espirazione ed inspirazione. Spesso ci capita di sentirci stanchi, svogliati, intorpiditi o, come sovente diciamo, ci sentiamo “stressati”. Quando un’emozione è esagerata rispetto allo stimolo esterno, significa che nel corpo e nella mente non c’è sufficiente ossigeno. E’ l’ossigeno che premette al cervello di lavorare e se scarseggia il sangue deve affluire più velocemente. Nel frattempo si perde lucidità ed il nostro umore ne risente. Inoltre, a causa di un’inadeguata respirazione, nel sangue stesso ristagnano pericolose tossine che danneggiano le nostre funzioni vitali. In questo stato, siamo fragili fisicamente e vulnerabili emotivamente.

E che dire poi della nutrizione? In una società moderna come la nostra sembra che mangiare sia l’unica attività a cui dedicare i nostri pensieri. Siamo letteralmente bombardati da messaggi che hanno al loro centro il cibo. In tutte le sue forme. E’ vero che il cibo è cultura, rappresenta le radici, le tradizioni e la storia di un popolo. Ma è anche altrettanto vero che in un mondo globalizzato come il nostro non ci appartiene più soltanto il cibo che fu dei nostri padri e dei nostri nonni, delle nostre vallate, dei mille paesi e paesini, dalle Alpi alla Sicilia. Siamo stati invasi da altri gusti, altre tradizioni, altri consumi che mentre sollecitano il nostro gusto ingrossano i nostri tessuti, ne sfiancano la linea e ne appesantiscono i volumi. Basta dare uno sguardo ai contenitori della spazzatura per rendersi conto dell’enorme spreco che facciamo di cibi e prodotti. Ed uno sguardo anche a chi questi contenitori riempie. Per ogni manifestazione pubblica o privata che viene organizzata la prima cosa a cui si pensa è dove/cosa/quando si mangia. Pochi giorni fa ho visto da qualche parte, in occasione della festa del patrono d’Italia San Francesco, l’annuncio che gli amici ed i fedeli della parrocchia e del Santo avrebbero organizzato oltre alle cerimonie religiose anche una sagra della “pasta e fagioli con le cotiche”! Straordinaria sintesi laico-religiosa-nutrizionale. Ma allora è vero che noi siamo quello che mangiamo?

Il terzo fattore a cui fa capo uno studio della buona salute a questo punto scaturisce in maniera quanto mai naturale: il comportamento. Se ogni qualvolta mangiamo scarichiamo a tavola sui piatti che abbiamo davanti tutta la nostra condizione di stress ci troveremo inevitabilmente a sconvolgere tutti gli equilibri psico fisici di cui il nostro organismo ha bisogno. Merende e merendine, ricette e specialità, pizzerie e trattorie, ristoranti e ristoratori, antipasti e dessert, cucina orientale o mediterranea, tutto concorre a creare squilibri, appetiti, abitudini quanto mai difficili poi a sdradicare. I peccati della gola si accompagnano a quelli della mente, quelli della mente tradiscono quelli dello spirito e fanno fuori la salute. Nella società contemporanea tutti abbiamo bisogno di maggiore consapevolezza e responsabilità nella gestione della nostra vita. Non tanto e non solo perchè la salute è nostra e perchè una cattiva salute genererà malanni pericolosi, che saranno soltanto nostri, ma anche perchè una popolazione in cattiva salute significa vivere in un paese malato.

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