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Un vecchio in una notte d'inverno

Un vecchio solo nella sua casa nel bel mezzo dell'inverno. Non ricorda, a causa della sua età, perchè è in quella casa, non sa nemmeno chi è. Ma si sente vivo di fronte all'inverno crudele che infuria fuori. Ad un certo punto ha come una improvvisa paura di qualcosa che proviene dalla cantina sotto i suoi piedi e dal buio della notte fuori. Batte forte i piedi a terra, come per scacciare l'ignoto. Poi cade in un profondo sonno davanti al fuoco dopo di avere avvertito lo schioppettio della legna.


An Old Man’s Winter Night
Un vecchio in una notte d’inverno

All out of doors looked darkly in at him
Through the thin frost, almost in separate stars,
That gathers on the pane in empty rooms.
What kept his eyes from giving back the gaze
Was the lamp tilted near them in his hand.

Tutto là fuori gli sembrava buio
Dentro il gelo sottile, quasi in stelle separate,
Che si raccolgono sui vetri di stanze vuote.
Ciò che tratteneva i suoi occhi dal guardare
Era la lampada appannata nelle sue mani.

What kept him from remembering what it was
That brought him to that creaking room was age.
He stood with barrels round him — at a loss.
And having scared the cellar under him
In clomping there, he scared it once again
In clomping off; — and scared the outer night,
Which has its sounds, familiar, like the roar
Of trees and crack of branches, common things,
But nothing so like beating on a box.

Ciò che lo tratteneva dal ricordo era
Lo scricchiolìo del tempo in quella stanza.
Era circondato dal vuoto, sperduto.
E intimorito dalla cantina di sotto batteva i piedi,
Respingeva la paura nella notte
Che aveva il suo stesso suono, familiare
Come lo stormire forte degli alberi, cosa comune,
Per nulla simile al battere su di una scatola.

A light he was to no one but himself
Where now he sat, concerned with he knew what,
A quiet light, and then not even that.
He consigned to the moon, such as she was,
So late-arising, to the broken moon
As better than the sun in any case
For such a charge, his snow upon the roof,
His icicles along the wall to keep;
And slept. The log that shifted with a jolt
Once in the stove, disturbed him and he shifted,
And eased his heavy breathing, but still slept.

Una luce lui era se non a se stesso
Là dove ora sedeva, preoccupato di ciò che sapeva,
Luce tranquilla, e perfino neanche quella.
Egli si affidava alla luna, così com’era,
Si levava tardi, alla luna in frantumi
In ogni caso migliore del sole
Perciò la sua neve sul tetto,
I suoi ghiaccioli lungo la parete;
Per dormire. Il ceppo saltò di colpo
Nel camino, si scosse e sobbalzò,
Tirò un respiro profondo e continuò a dormire.

One aged man — one man — can’t keep a house,
A farm, a countryside, or if he can,
It’s thus he does it of a winter night.

Un vecchio - un uomo - non può tenere una casa,
Una fattoria, una campagna, o se può,
E’ così che lo fa in una notte d’inverno.

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Dal titolo il lettore si aspetta la calda e comoda narrazione di un uomo seduto davanti al fuoco schioppettante del suo focolare. Il poeta invece subito nega questa previsione e crea un ambiente quasi opprimente. La poesia fa parte della raccolta intitolata “Mountain Interval” pubblicata nel 1961 e descrive un vecchio che siede solo mentre la sua vita si spegne durante un crudo inverno del New England.

Non ci viene detto nulla della solitudine di questo vecchio se non che è isolato, senza il conforto di qualcuno. L’elemento più terribile della poesia è la sua perdita di memoria. Non ha ricordi della sua identità e scopre di essere circondato da “vuoti” (barrels). Egli non è isolato così soltanto nella mente. Anche le memorie del suo passato lo hanno abbandonato.

Eppure ha ancora la volontà ed il coraggio di lottare per la sua esistenza e scacciare la paura che lo avvolge. Anche se non ricorda esattamente di cosa egli abbia paura nella cantina sotto i suoi piedi e della notte fuori, continua a battere i suoi piedi in una maniera che gli è familiare. La sua solitudine viene esaltata dalla tensione dei rumori che lo circondano nella notte: lo schioppettìo della legna nel focolare, lo stormire dei rami degli alberi, il fruscìo del vento. Rimane in silenzio per tutta la poesia e non fa altro che produrre quel rumore con i piedi al posto della sua voce.

Frost lo fa tacere per avvolgere il lettore nello stesso silenzio che il vecchio sperimenta. Se la poesia ci desse anche qualche parola del vecchio forse il lettore potrebbe condividere con lui la sua solitudine. Ed invece anche il lettore è costretto a stare zitto, muto osservatore che non può così mettersi in contatto con la mende del vecchio.

Eppure la poesia non si chiude senza almeno un barlume di speranza. Anche se il vecchio ha paura di qualcosa che non comprende riesce a liberarsi dell’ignoto, addormentandosi in un sonno tranqullizzante. Il poeta ci vuole forse far capire come una persona, anche se isolata e sola, possa essere ancora capace di comunicare la sua presenza alla casa in cui vive. Il poeta focalizza la sua attenzione sul vecchio ma è come se egli volesse mettere a fuoco la solitudine di tutta l’umanità di fronte alla morte. Ma questa viene affrontata pur sempre all’interno della sua casa dalla quale non si è allontanato. La casa del vecchio è la casa dell’umanità alla quale lui appartiene.

La mia traduzione libera è tanto “libera” come può essere una poesia tradotta da un’altra lingua. Mai come nel caso della poesia, infatti, ogni composizione di questo tipo dovrebbe essere gustata in lingua originale. Mai come in casi del genere “traduttore significa traditore”. Io spero di esserlo stato il meno possibile.

Robert Frost
Nato a San Francisco nel 1874 (morto a Boston nel 1963), si formò nel New England in un ambiente ancora rurale. Lasciati gli studi alternò per vivere i mestieri dell’insegnante e del coltivatore: una scelta sociale questa della terra, in cui trovò radici la sua poesia. Nel 1912, già sposato e con figli, decise di tentare la fortuna letteraria in Inghilterra dove, apprezzato dal giovane Pound, riuscì a pubblicare Testamento di un fanciullo (A boy’s will, 1913) e A nord di Boston (North of Boston, 1914). Grazie a questi primi successi potè tornare negli Stati Uniti a continuare l’attività poetica. Scrisse: New Hampshire (1923), Di neve in neve (From snow to snow, 1936), Un albero testimone (A witness tree, 1942), Masque alla Pietà (A masque fo Mercy, 1947), Nella radura (In the clearing, 1962). Condusse una vita di stoica solitudine, in cui l’esercizio poetico rappresentò la forma estrema di opposizione al nulla, all’esperienza della morte e dell’angoscia. Il grande tema dell’opera di Frost, dalle prime limpide liriche ai testi della maturità in cui si accentuano le note ironiche e moralistiche, è la tensione del rapporto uomo-natura, scavato tanto da rilevarne le trame in cui si intrecciano visibile e invisibile. Erede della tradizione di Esiodo e Orazio, ma anche del linguaggio di Emerson e di Emily Dickinson, trasferì nelle sue rigorose strutture metriche i suoni e i ritmi della parlata del New England, fondendo conversazione e dramma, gesto fisico e gesto verbale. Nei suoi versi le stagioni, viste non solo nella loro cangiante bellezza, ma anche nella loro tragicità, le figure uma ne isolate nella campagna, la luce abbagliante e l’ombra, gli animali, le piante, le erbe, vivono come per la prima volta.

Nella foto: il Poeta premiato dal Presidente J. F. Kennedy

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