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Wikipedia: l'Enciclopedia degli sconosciuti

Come fu che un manipolo di sconosciuti, veri e propri "signor nessuno", ha creato dal nulla l'enciclopedia più grande del mondo? E' la domanda che tutti si pongono da tempo mentre continuano a consultarla ed anche a contestarla. Sin da quando Wikipedia è stata lanciata in rete, otto anni orsono, questa enciclopedia libera, alla quale tutti possono collaborare (anche io ho apportato anonimamente alcuni contributi), è fiorita in maniera esponenziale, arrivando a oltre un bilione di parole. Il che significa che sono disponibili mille miliardi di pagine. Il tutto in circa 10 milioni di articoli in 250 lingue.

Una enciclopedia di questo genere ha dato vita ad un nuovo modo non solo di leggere e consultare una enciclopedia ma anche di scrivere e gestire il sapere. Ha destabilizzato tutte le enciclopedie cartacee precedenti costruite sui congrui profitti dei collaboratori, mentre invece quelli di Wikipedia sono tutti contributi di volontari anonimi. L’autore di questo libro è stato un suo amministratore con accesso alla struttura tecnica del sito per circa quattro anni. Nel suo libro egli mette in evidenza il fatto che Wikipedia non è solo una enciclopedia, ma anche un sito costituito da un grande gruppo globale di scrittori. Il suo successo straordinario è dovuto essenzialmente al fatto che è una comunità aperta. Per questa ragione non è tanto un fenomeno tecnologico quanto uno sociologico.

Negli anni settanta ricordo di avere acquistato a tante, piccole infinite rate la prestigiosa Encyclopedia Britannica. Una cinquantina di volumi, venti dei quali adibiti a dizionario, gli altri a soggetto. A questi poi si sono aggiunti, nel corso del tempo, due volumi annuali di aggiornamento, uno dedicato alle scienze ed alla tecnica, l’altro alla cultura. Mi ritrovo allora con una intera parete della mia mansarda studio arredata da un centinaio di bellissimi volumi tutti rilegati in pelle, che ogni tanto spolvero, sfoglio e consulto illudendo me stesso della loro uilità, bellezza e completezza. Tutto in lingua inglese, per ovvie ragioni professionali.

Una voce interiore spesso mi chiede quante volte quei volumi mi sono stati davvero utili in tutta la carriera. Ed io non so rispondere. Certo, quei volumi li hanno usati anche mia moglie e mio figlio, sempre per ragioni linguistico-professionali. Ma poi sono finiti lassù e ancora aspettano una definitiva sistemazione. Temo che l’intera opera ormai non andrà al di là di un fine meramente ornamentale. Insomma: uno “show-off”. A poco alla volta quei volumi sono diventati reperti da museo. E’ un fatto forse amaro quanto volete, ma tutto quel “sapere” che solo qualche anno fa mi è costato, e costava, milioni di lire, oggi lo puoi facilmente avere sul tuo computer per pochissimi dollari-euro non solo in cd ma anche online con un semplice account al sito. In questi giorni ho letto anche della crisi che sta attraversando la nostra prestigiosa ed autorevole Enciclopedia Treccani, alla ricerca ansiosa di una identità, ma sopratutto di lettori che possano essere anche clienti e acquirenti. Ma nè la Britannica nè la Treccani si sono resi conto che ormai il loro destino sembra essere segnato. La realtà virtuale le ha seppellite nella realtà cartacea. Questo libro sulla nuova enciclopedia virtuale Wikipedia lo dimostra impietosamente.

The Wikipedia Revolution più che un libro di uno storico è un egregio lavoro giornalistico svolto su di un fenomeno che è nato come per partogenesi, sfuggendo dalle mani dei suoi stessi inventori. E’ il primo serio tentativo di scrivere la storia di questo evento culturale virtuale da un punto di vista interno al fatto, come un devoto fedele della creatura che lui stesso ha concorso a creare. Il libro racconta le tante facce della storia di Wikipedia: quella del software, quella del co-fondatore Larry Sanger, il ruolo che hanno avuto Usenet, Hypercard, Slashdot e MeatballWiki durante i primi tempi della sua creazione. Non manca poi nel libro uno sguardo alle varie culture coinvolte come quella giapponese, cinese, tedesca e nelle altre lingue in cui Wikipedia è stata trascritta. Il volume si raccomanda da sè specialmente per chi ama la rete, lavora e crede in essa, non tanto nell’enciclopedia. Una storia affascinante che parte dal sito di Wikipedia ma si estende a tutto il Web. Gli storici di questo ultimo considerano ormai Wikipedia un fatto tanto importante quanto lo è Gutenberg nella storia della stampa. Sia l’uno che l’altra hanno concorso in maniera straordinaria alla diffusione della conoscenza.

Wikipedia è venuta a svilupparsi in questi pochi anni per mezzo della interazione tra programmatori indipendenti. Tutto ebbe inizio con la creazione di Tim Berners-Lee di quello che chiamiamo il World Wide Web nel 1990. Cinque anni dopo Ward Cunningham creò il software WikiWikiWeb. Questo software permette di creare, scrivere ed editare pagine web salvando ogni pagina che si compone. Ben Kovitz lo fa conoscere a Jimmy Wales e Larry Sanger, i co-creatori della prima versione dell’enciclopedia che si chiamava Nupedia. Nel 2001 Jimmy Wales usa il software per creare Wikipedia. In meno di un mese il sistema dimostra di funzionare meglio di Nupedia. Il programmatore tedesco Magnus Manske migliora il software introducendo una pagina bianca per l’articolo mentre è aperta la discussione.

Da questo momento è tutto un procedere veloce verso quella che è diventata una specie di cantiere aperto della scrittura a cui tutti possono partecipare liberamente. Quella che era l’antica “forma del sapere”, che quando ero piccolo vedevo crescere sui banchi della composizione a mano nella tipografia gutenberghiana di mio padre soltanto alla metà degli anni cinquanta, ora la vedo, come per magia, apparire e scomparire, crescere e correggersi sullo schermo del mio portatile, ovunque io mi trovi: E’ una cosa davvero sconvolgente. Spero ne converrete tutti voi con i quali ho il piacere di condividere l’amore e la passione per la pagina scritta e stampata.

Ciò che mi colpito nelle pagine di questo libro sono i brani che l’autore ha dedicato allo studio delle varie culture coinvolte nel progetto. Quella spagnola è la più idealista. L’autore dice che quando prospettò l’idea di introdurre in Wikipedia spagnola degli annunci pubblicitari cliccabili in maniera da generare le entrate, gli spagnoli dimostrarono tutta la loro natura idealistica ribellandosi. Decidono così di staccarsi dal progetto e traducono l’enciclopedia in una nuova chiamandola Enciclopedia Libre. E’ il rigetto della pubblicità. Una decisione questa che non ha fatto bene all’edizione spagnola dell’enciclopedia.

La cultura Wikipediale giapponese è unica, è in effetti la più educata. Non ci sono guerre di correzioni per così dire. Tutti gli autori restano anonimi, non si registrano e quindi non è possibile attaccare qualcuno per quanto ha scritto visto e considerato che questo qualcuno non esiste. La versione tedesca è la più rigorosa. Gli articoli vengono pubblicati solo dopo di essere stati visti da un supervisore che controlla errori, sviste e vandalismi. La versione tedesca è quella che risulta essere più affidabile circa i contenuti. L’edizione tedesca è convenzionata anche con enti statali. La versione cinese ha sei diversi stili di lettere. Quest’ultimo tipo di software verrà impiegato anche per le versioni in cirillico, latino e arabo.

La copertura culturale di Wikipedia a livello mondiale è sorprendente. Ci sono Wikipedia in 255 diverse lingue, alcune molto prolifiche. La versione in esperanto, lanciata nel 2008, ha 95.000 articoli; quella catalana 106.000; la sanscrita 4000. L’inglese la fa da padrone, ovviamente. Da segnalare il caso della edizione gallese. Hanno discusso e litigato per oltre due anni circa duecento editors e non si sono ancora decisi a farla funzionare come si deve.

Verso la fine del libro l’autore si pone alcune domande sul futuro di Wikipedia: la stesura della Wikipedia inglese è finita oppure no? Con oltre due milioni di articoli davvero non si sente il bisogno di scriverne altri. Il problema che ora si pone ai cittadini di questo pianeta virtuale che è Wikipedia è la continuità e il matenimento di quanto hanno ottenuto. Il pensiero è opportuno rivolgerlo a prodotti collaterali come libri, università ed altri derivati.

Wikipedia deve molto del suo successo a quella che in inglese si chiama “nerdy culture” vale a dire cultura che include i nostrani “secchioni”, tipi intellettuali individualisti, teste pensanti forse che pensano troppo, che fanno i tuttologi e che fino a qualche anno fa sproloquiavano in Usenet. Man mano però che la tecnologia multimediale si è affinata la razza si è evoluta verso una purificante semplicità fortemente voluta dai due fondatori di Wikipedia Larry Sanger e Jimmy Wales. Per essi, sin dall’inizio sono valse, tre regole essenziali: neutralità, verificabilità e nulla che non sia già stato pubblicato. Questi principi sono autosplicativi e non hanno bisogno di ulteriosi spiegazioni.

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