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Il sesso "tira" sempre

Il sesso, lo sappiamo tutti, gioca un ruolo centrale nella vita degli esseri umani. In nome del sesso ogni civiltà realizza i suoi riti, costruisce le sue difese, imbastisce i suoi rituali. Così accade dalla notte dei tempi, a partire dalla foglia di fico che Adamo usò per coprire ciò che non sapeva, prima di "conoscere" Eva. Così accade oggi di notte e di giorno, al nord come al sud, ad est come ovest. "Muscoli" che nascondono il mistero della vita, una vita fatta di amore e di piacere, di dolcezze e di trasgressioni, di tradizione e di novità, in ogni forma d'arte umana. Inclusa la scrittura. Anche se, dopo l'avvento dell'immagine, la parola si colloca al secondo posto nel mondo della comunicazione.

La nota rivista letteraria inglese “Literary Review”, da oltre una decina di anni, assegna il più temuto premio di sesso «per richiamare l’attenzione sull’uso di cattivo gusto e spesso superficiale che si fa delle descrizioni sessuali nel romanzo moderno, e per scoraggiarlo». In altre parole si parla del “Bad Sex in Fiction Award 2009″ quest’anno assegnato allo scrittore statunitense naturalizzato francese Jonathan Littell autore del libro-fiume “The Kindly Ones” pubblicato in Italia col titolo “Le Benevole” in cui sono descritte scene di incontri sadomasochisti tra fratelli gemelli in un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale. I giudici della rivista inglese hanno menzionato Littell per una scena particolarmente incestuosa che ha luogo sul letto di una ghigliottina ed un’altra che rinnova il mito dei Ciclopi “il cui unico occhio non batte mai ciglio”. Un libro ritenuto in gran parte il capolavoro di un genio pubblicato prima in francese. In Francia, infatti, ha vinto il prestigioso premio Goncourt nel 2006. In questo paese ne sono state vendute oltre un milione di copie. I francesi, si sa bene, hanno il gusto del sesso e se ne intendono!

Littell si è assicurato però il premio per la “peggior scena di sesso”, per la descrizione di queste due scene. Una riguarda, come s’è detto, un brano di ispirazione mitologica mentre nell’altra lo scrittore paragona l’apice di un incontro sessuale ad «una scossa che ha svuotato la mia testa come un cucchiaio che raschia l’interno di un uovo alla coque». La testa, ovviamente’ è quella del protagonista che si autodescrive mentre pratica lo sfregamento di quei due tessuti muscolari che sono gli organi sessuali coinvolti nell’esperienza erotica. L’idea che questo tipo di rapporto non sia, tutto sommato, altro che lo “sfregamento” di due muscoli, non appartiene all’autore del libro ma è ritornato alla mente di questo vostro bibliomane che scrive questo post. E vi spiego subito il perchè facendo una breve digressione.

In gioventù ebbi modo di conoscere un vecchio gentiluomo della borghesia meridionale di origini svizzere, trapiantato dalle nostre parti e diventato poi noto imprenditore tessile. Con lui ero solito intrattenermi a ragionare e discutere di fatti della cronaca quotidiana e degli episodi della sua lunga esperienza di vita. Era quasi centenario e di cose da raccontare ne aveva e come! I suoi ricordi si allungavano fin addentro quel grande secolo che fu l’ottocento. Era un piacere per me sentirlo raccontare mentre fumava dei pestilenziali, lunghi sigari che si faceva comprare da me a Napoli al Rettifilo, in una antica tabaccheria nei pressi della piazza così detta dei “quattro palazzi”, all’incrocio con via Duomo. Tra un tiro ed una sbuffata di sigaro ogni tanto i suoi ricordi cadevano anche sulle donne e su quello che con esse si poteva fare o che lui aveva fatto. Non c’era nulla di osceno o di pruriginoso in ciò che raccontava. Anzi, aveva tutta l’intenzione di smitizzare il tutto, a me che, giovincello e sbarbatello, mi apprestavo a fare le prime esperienze ed affrontare i primi incontri. Mi metteva sull’avviso, il vecchio gentiluono, dicendomi di stare attento. Perchè, in fondo, il sesso non era altro che “lo sfregamento di due muscoli”. O quanto meno di due distinte e particolari zone muscolari: quella riferita alle parti sessuali sia dell’uomo che della donna. Sfregando, sfregando, potevi rimanere fregato. Questo era il suo avviso, col relativo invito a considerare l’atto sessuale non altro che una cosa del genere. Se poi, soggiungeva, c’era anche qualcosa d’altro che supportava lo “sfregamento” tanto meglio e potevi stare al sicuro. Ma sempre relativamente e con grande cautela.

Ecco, questo mi è venuto in mente leggendo alcune scene di descrizioni realistiche di sesso riferite a questo originale premio letterario. Si tratta di “sfregamento” di tessuti. L’autore del libro Jonathan Littell, quando ha saputo dell’assegnazione del premio si è guardato bene dal ritirarlo. Ha mandato la sua “editor” Alison Samuel della casa editrice inglese Chatto & Windus facendo sapere che le scene nel suo libro sono solo frutto di fantasia e che hanno ben poco di realismo o di pornografico. Ciò non toglie che la sua prosa rivela una notevole conoscenza dei “luoghi deputati alla bisogna” come si suol dire. E questi “luoghi” restano incontrovertibilmente le fasce muscolari di cui il vecchio gentleman svizzero mi parlava. Come se quelle “fantasie e non realistiche scene di sesso” potessero giustificare un semplice “sfregamento di muscoli” che comunque resta tale. Il libro è stato pubblicato in Italia con titolo “Le benevoli” da Einaudi.

Quelli della rivista inglese Literary Review non ci sono rimasti male alle sue recriminazioni. Assegnano il premio dal 1993, come ho detto, «per richiamare l’attenzione sull’uso di cattivo gusto e spesso superficiale che si fa delle descrizioni sessuali nel romanzo moderno, e per scoraggiarlo». Perciò, al disappunto di qualche scrittore poco ironico ci saranno abituati. Sul numero della rivista di dicembre/gennaio c’è un’ampia cronaca del premio in una sezione appositamente chiamata “Sex”. «Speriamo che il vincitore la prenda sul ridere» hanno detto gli organizzatori del premio. In fondo ci sono passati pure i Grandi della Letteratura: Tom Wolfe ha vinto il Bad Sex in Fiction Award nel 2004 con “Io sono Charlotte Simmons”, mentre Philip Roth era tra i finalisti di quest’anno per la scena lesbo con voyeur di The humbling (non ancora tradotto in Italia). Basterà a consolare Jonathan Littell?

Un assaggio del brano citato dai giudici lo voglio offrire ai miei pochi lettori. Il brano lo riporto in inglese non per pudicizia, ma perchè essendo io un linguista preferisco sempre che le opere d’arte vengano lette ed apprezzate in lingua originale. Chi vuole la traduzione può facilmente reperire il testo nella versione italiana.

“Her vulva was opposite my face. The small lips protruded slightly from the pale, domed flesh. This sex was watching at me, spying on me, like a Gorgon’s head, like a motionless Cyclops whose single eye never blinks. Little by little this silent gaze penetrated me to the marrow. My breath sped up and I stretched out my hand to hide it: I no longer saw it, but it still saw me and stripped me bare (whereas I was already naked). If only I could still get hard, I thought, I could use my prick like a stake hardened in the fire, and blind this Polyphemus who made me Nobody. But my cock remained inert, I seemed turned to stone. I stretched out my arm and buried my middle finger into this boundless eye. The hips moved slightly, but that was all. Far from piercing it, I had on the contrary opened it wide, freeing the gaze of the eye still hiding behind it. Then I had an idea: I took out my finger and, dragging myself forward on my forearms, I pushed my forehead against this vulva, pressing my scar against the hole. Now I was the one looking inside, searching the depths of this body with my radiant third eye, as her own single eye irradiated me and we blinded each other mutually: without moving, I came in an immense splash of white light, as she cried out: ‘What are you doing, what are you doing?’ and I laughed out loud, sperm still gushing in huge spurts from my penis, jubilant, I bit deep into her vulva to swallow it whole, and my eyes finally opened, cleared, and saw everything.”


Posso tirare le somme di quanto ho letto e scritto? Il sesso “tira” e tirerà sempre. Per tutti: scrittori, lettori, editori e recensori. Buono o cattivo, proprio o improprio, naturale o innaturale, nessuno può farne a meno, almeno fino a quando la “cosa” si può “tirare”. Checchè ne dicano i censori inglesi o di qualsiasi altra nazionalità. In quei luoghi dove i “muscoli” si incontrano e si sfregano c’è l’origine del mondo. E mi viene in mente il famoso quadro di Gustave Courbet esposto al Musée d’Orsey di Parigi in cui la descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile non presenta alcun artifizio o inganno storico letterario. Sfido chiunque a pensare che questa sia una gratuita immagine pornografica. Realismo ed audacia caratterizzano il quadro alla stessa maniera di come forse ha inteso fare Jonathan Littell nella descrizione della scena del suo libro. “Bad sex”? Forse. Tutto dipende da come si guardano le cose. Anzi la “cosa”.

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