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1. Il testimone

Il romanzo di Alvano, tra cronaca, metafore e memoria. Ricordare è anche ricreare, reinventare, ricostruire il passato, non per mera vanità ma per dare conto a se stessi di ciò che si è oggi guardando indietro, immaginando il futuro. Queste metafore fanno parte della memoria di Alvano, il testimone. Saranno, di volta in volta, lui, il suo alter ego, o l’io narrante, a guidare il lettore in un percorso che ha l’ambizione di andare di millennio in millennio. Una “storia” che nasce da una catastrofe naturale in una valle del sud d’Italia, si trasferisce ‘altrove’, seguendo i percorsi mentali del personaggio principale, per poi ritornare alle origini.

Alle spalle della Città di Sarno l’ossatura dei rilievi è costituita dal basamento carbonatico cretacico del Monte S. Angelo, del Pizzo di Alvano, del Monte Torrenone e del Monte Faitaldo. Questi sono i contrafforti dell’Appennino campano che si distende per circa 20 km da est a ovest in forma semicircolare.

Il Pizzo di Alvano, dal latino albus, con i suoi 1130 metri è, forse, così denominato sia perché sempre coperto dalle nevi d’inverno che per le sue bianche rocce dette ‘pestelle’. La struttura del massiccio montagnoso è limitata da faglie di origine vulcanica attribuibili al al Vesuvio.

Alvano è il testimone di una ‘storia’ che ha origine nella notte dei tempi. I suoi ricordi sono metafore di pietra che fanno parte della sua memoria. Sarà di volta in volta lui, il suo alter ego, oppure l’io narrante, ad accompagnare il lettore in un percorso che ha l’ambizione di andare di millennio in millennio.

Una ‘storia’ che nasce da una catastrofe ‘naturale’ nella Valle del Sarno, si trasferisce altrove, seguendo i percorsi mentali del personaggio principale, per poi ritornare alle origini. (continua)

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