2. Già, la mente.

Si può essere sani di mente ed avere un corpo malato. Oppure avere un corpo sano ed una mente malata. Mettetela come volete, sceglietevi il posto che più vi aggrada tra le diverse condizioni e vivete o lasciatevi vivere. Vivere, qui sta l’inghippo, la fregatura. Non puoi non farlo. Voglio dire, non puoi dire a te stesso o agli altri: non ci sto, non voglio vivere, mi rifiuto. Devi continuare a giocare. Da quando sei nato sei fregato ...


O vivi, o sei vissuto. Gli altri, comunque, ti costringeranno a farlo. Sarà l’ufficio anagrafe. Sarà la banca, sarà il prete della parrocchia, la nurse all’ospedale con la cartella in mano. Il medico ti ha detto che devi curarti, se vuoi vivere meglio. E se vuoi vivere devi pagarti le medicine. Se non ti curi, non potrai lavorare. Già, dimenticavo: perché se vuoi vivere devi lavorare. Mica vivi gratis, così, perché sei nato, anche se nessuno te l’ha chiesto. L’hanno deciso loro, tu non c’entri.

Canto di benvenuto

“Ecco tuo padre, ecco tua madre.
Benvenuto, tu sei la loro carne ed il loro sangue.
Non essere triste. Ecco la tua pappa, il tuo latte.
E alcuni pensieri anche, tanto per cominciare.
Se riesci a pensare.

Benvenuto a tutto questo. Ecco la tua lapide ancora intatta.
C’è ancora tempo. Ecco la tua paga. Il tuo affitto da pagare.

Benvenuto ad ogni centesimo. Ecco il tuo sciame e il tuo alveare.
Sono più o meno cinque miliardi vivi come te.

Benvenuto nell’elenco telefonico con il tuo nome.
I numeri sono il segreto della democrazia.

Benvenuto al tuo diritto alla gloria.
Ecco il tuo matrimonio ed il tuo divorzio.
Non potrai invertire i due eventi.

Benvenuto a tutti e due.
Ecco la tua lama, ecco il tuo polso.

Benvenuto al gioco del terrorista. Sarà il tuo Medio Oriente.
Ecco il tuo specchio, ecco il tuo sorriso. C’è una piovra dei tuoi sogni.
Perché vuoi urlare? Ecco il tuo telecomando, il tuo apparecchio.
Il tuo candidato non tira.

Benvenuto a ciò che ha detto. Ecco la tua veranda, vedi come passano veloci le auto.
Ecco lo sguardo colpevole del tuo cane.

Benvenuto al suo alibi.
Ecco le tue cicale, le tue carezze, la goccia di lagrima nel tuo tè al limone.

Benvenuto all’infinito.
Ecco le tue pillole, sul vassoio di plastica, le tue deludenti,
fresche radiografie, benvenuto a pregare.
Ecco il tuo cimitero, un angolo ben tenuto.

Benvenuto ad una voce che dice ‘amen’. La corda è finita, vecchio mio.
Ecco il tuo testamento, ed ecco i pochi eredi.
Ecco un posto vuoto. Ecco la vita dopo di te.
Ed ecco le tue stelle che continuano e splendere.
Come se tu non fossi mai vissuto.
Potrebbero avere ragione, vecchio mio.
Ecco il tuo dopo, nessuna traccia di te,
specialmente della tua faccia.

Benvenuto e chiamalo spazio.

Benvenuto dove non si può respirare.
In questo posto lo spazio somiglia a ciò che sta sotto.
E Saturno solleva il suo scettro”.


Sì, ma mi hanno anche detto che la vita è un dono. Alvano lancia un’invettiva. Ma voi non vivete. Siete, soltanto. Eppure c’era un tempo in cui la valle era vostra, il fiume era vostro, i campi erano vostri. Poi tutto cambiò con i vostri paesi, le vostre città, le vostre fabbriche, le vostre costruzioni senza vita, le vostre porte di ferro, i vostri muri di cemento, i vostri cancelli inchiodati, i vostri cortili recintati, il vostro auto-scatolame fatto in serie, materiali pronti a sbriciolarsi al primo tremore della terra, capaci di scomparire al primo cedimento, destinati a consumarsi nel primo decennio. Questo avete fatto, continuò Alvano. E poi tacque. Di fronte al monte guardava l’anfiteatro naturale della valle. Verso il mare, che assisteva muto e tranquillo. Un evento che si ripeteva ormai dalla notte dei tempi. Quanti anni? Secoli, millenni? Preistoria, protostoria, antistoria, historia, storia dei luoghi. Nel mito, nella valle. (continua)

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