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Decadenza della lettura

Nell'incessante ed assordante cacofonia dalla quale siamo bombardati nel mondo contemporaneo, diventa sempre più difficile ed improbabile trovare un luogo adatto per godere quelli che un tempo venivano definiti "i piaceri della lettura". E' vero che, solamente qualche settimana fa, ho visto qualcuno che tentava di leggere non un giornale, ma un libro nella metropolitana di Londra. Un posto davvero poco adatto per chi conosce la "Victoria & Circle Line" nelle ore di punta. Ma gli inglesi, si sa, continuano ad essere snob.


E’ possibile che si possa leggere in un posto del genere, se non un tabloide, addirittura l’edizione in paperback della Penguin delle “Metamorfosi” di Franz Kafka? Fatto è che al giorno d’oggi anche chi legge per passione, per lavoro o per tradizione, incontra delle oggettive difficoltà a concentrarsi sulla lettura di un libro. Eppure, in questi giorni, si vedono diversi tentativi di lettura di libri sulle spiagge. Mi piace sbirciare cosa legge la gente e cerco sempre di arrivare al titolo ed all’autore del libro aperto sotto l’ombrellone, mentre tutt’intorno infuria la canea delle chiacchiere e della musica degli altoparlanti. Confesso che anche io mi sono scoperto a leggere un libro sotto l’ombrellone in queste condizioni.

Non vi nascondo che almeno per una buona mezz’ora sono riuscito a trovare la giusta concentrazione per farlo. Non che l’argomento del libro fosse particolarmente facile o invitante alla lettura. Ma è che ci sono riuscito e arrivo a compiacermene rivelando l’autore e l’argomento del libro. E’ nientemeno che il filosofo e scrittore Joseph Ratzinger, nonchè sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa. Da par suo ha scritto della “Coscienza” tessendone l’elogio, interrogando la verità e il cuore degli uomini. Non avrei mai detto che sarei riuscito a concentrarmi su di un argomento del genere. Eppure l’ho fatto. Ciò sembrerebbe contraddire quanto mi sono promesso di dimostrare in questo post e cioè che l’arte della lettura è un’arte che sta per scomparire.

Devo dire subito che il sono nato nella parola stampata, nel senso che sono cresciuto nella vecchia tradizionale tipografia paterna, quella per intenderci fatta di caratteri e composizione mobili, di inchiostri densi fatti per stampare, puzzolenti, neri o rossi come l’inferno, di piombo fuso e liquido come la fucina di Vulcano. Sono stato sempre circondato da fogli di carta stampata che eventualmente poi mio padre metteva insieme e faceva diventare libri. La mia iniziazione alla lettura venne fatta, (lo confesso con malcelato orrore), andando alla ricerca di immagini “osè” d’epoca, rubate nella collezione della famosa rivista che mio padre gelosamente custodiva in volumi rilegati, la “Illustrazione Italiana”. Oppure dai libri di viaggio in paesi africani di Arnaldo Fraccaroli, o anche da brani a timido sfondo sessuale di autori emergenti del tempo, come “Il pozzo della solitudine” della condannata scrittrice inglese Radclyffe Hall. Fantasie giovanili che servivano ad introdurmi al fascino ed al mistero della lettura che per anni è andata sempre aumentando, sia da un punto di vista professionale che intellettuale.

Passione, malattia, mania condivisa in famiglia dalla moglie e dal figlio. Quest’ultimo, per il lavoro in campo digitale che svolge presso una casa editrice internazionale, ha la colpa e il merito di avermi introdotto in un ambito, o meglio un modo di lettura del tutto inaspettato: la lettura elettronica. Ma non intendo allontanarmi da ciò che sto cercando di dimostrare, cioè la decadenza del modo tradizionale di leggere i libri nel XXI secolo. Leggere un libro è stato per secoli una atto di scelta volontaria ad entrare in un mondo artificiale cercando di interagire con esso. Oggi questo sistema sembra non funzionare più.

Possiamo dire che le cose stanno ancora così? Se mi metto a leggere un libro scritto da un’altra persona, sia esso un romanzo, un saggio, una biografia o anche una breve poesia, posso dire di sapere ancora entrare nella mente, nel mondo di chi lo ha scritto, trovandogli posto a ciò che dice, trasponendolo nella mia mente, nel mio mondo e con esso interagire? Non è soltanto un procedimento l’atto e l’azione del leggere. E’un vero e proprio processo, un accedere con riflessi imprevedibili sul lettore che legge ed esplora un mondo nuovo, sia esso in forma di trama oppure in versi.

Siamo ancora in grado di leggere con la necessaria concentrazione, il dovuto silenzio interiore, senza essere coinvolti nel rumore del mondo che ci circonda e che all’inizio ho definito “cacofonico”? Fino a che punto quella giovane donna nella metro di Londra, riusciva a penetrare nella mente di Kafka e nel suo mondo? Doveva avere davvero i nervi d’acciaio a tenere in controllo visivo quelle pagine così difficili della storia proposta da Kafka, aperta davanti ai suoi occhi, in uno spazio così ristretto, con lo sguardo alla mappa delle stazioni per non perdere il conto di dove doveva scendere. Doveva ben sapere trovare il giusto equilibrio psico-fisico del bilanciamento del suo corpo: in una mano il libro, con l’altra a reggersi mentre il treno sferragliava nel meandri del ventre buio della città. Voi mi direte: un caso limite. OK. E allora la giovane signora ho visto leggere sulla spiaggia “I nuovi mostri” di Oliviero Beha? Impegno politico mirato in circa trecento pagine, tutte densamente impegnate verso una ben precisa direzione. Ostentazione? Esibizionismo? Populismo? Snobismo?

Qualcuno ha scritto che, dopo l’11 settembre, il mondo ha accellerato il suo moto verso il futuro e che non si legge più come prima. I libri si scrivono per fare notizia, sono solo un’appendice delle notizie, scritti non per leggere la condizione umana ma per comprendere le notizie su di essa. Ecco perchè sono fatti di lampi di esistenza. Vivono lo spazio breve di una stagione, sia essa fatta di quotidiana politica di spettacolo, di gossip, oppure di di misteri pubblici, privati ed amministrativi. Libri da leggere e poi buttare, dimenticandoli. I libri veri, quelli “classici” per intenderci, sono fatti di ben altro, hanno lo spessore dell’esistenza degli uomini, coi loro problemi profondi, difficili, individuai e collettivi.

Come può il lettore di oggi trovare la giusta dimensione spaziale, temporale e spirituale per leggersi libri del genere, ossessionato com’è da maree di messaggi in tutte le forme stampate, sonore o visive? Siamo sempre di più sovraccarichi di comunicazione ridondante difficile da gestire e digerire. Leggere un classico, o anche un libro importante, presuppone contemplazione, credere nella realtà del tempo, altrimenti tutto diventa sogno, nuvola. Senza il tempo non c’è narrazione, cioè relazione con noi stessi e con gli altri. Noi siamo ciò che siamo soltanto se ne siamo consapevoli. Ieri come oggi, oggi come domani. Non possiamo continuare a vivere soltanto in un perenne costante “continuum” al quale siamo continuamente tentati di partecipare e rispondere. Come possiamo immergerci in un’idea, un’emozione, una decisione se non ci concediamo il modo, il tempo e lo spazio per riflettere?

E’ a questo punto che sorge il problema vero della lettura. Richiede spazio e tempo, nella misura in cui ci porta via dal presente, ma ci lega ad una cronologia che ci parla nelle sue dimensioni, così come l’autore le propone. Tutto è fissato nel testo. Può essere stato scritto oggi oppure secoli fa. Sant’Agostino scrisse le sue “Confessioni” duemila anni fa. Il suo travaglio spirituale viene però visto e vissuto nel presente, nell’animo del lettore. E’ necessario che quest’utltimo trovi il giusto equilibrio nello spazio e nel tempo altrimenti tutto scorrerà senza lasciare traccia.

Qualcuno ha scritto che non si può essere vivi se non ci si sente tali. E non sembri questa una ovvietà. In effetti tutto sta a significare che ci si sente vivi solo se si riesce ad andare oltre i limiti del controllo su noi stessi. Lasciarsi andare, quindi, per entrare in contatto con noi stessi, la nostra vera essenza. Soltanto così la lettura avrà il senso vero dell’esperienza meditata che diventa nostra superando ogni limite e confine.

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