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Il latino e l'inglese: due esempi di lingua franca

Sebbene alcune lingue, come il basco o l'etrusco, si trovino in una posizione di completo isolamento, molte altre lingue, sulla base del loro lessico e della loro grammatica, possono essere classificate in "famiglie" all'interno del cui sistema è corretto identificare legami linguistici molto interessanti.

Se diamo un rapido sguardo all’albero genealogico delle lingue indo‑europee scopriamo che, in fondo, il latino e l’inglese hanno un legame se non diretto, almeno di parentela acquisita. In effetti potremmo dire che sono lingue “cugine”. E’ su questo stretto legame che vogliamo soffermarci operando paragoni e confronti utili sia alla conoscenza storica delle due lingue che al loro uso.

I popoli che vengono raggruppati sotto il nome di Indoeuropei, abitatori delle regioni occidentali dell’ex‑Unione Sovietica, non conoscevano l’uso della scrittura. Fu soltanto molto tempo dopo la loro emigrazione in più direzioni, che si pensa sia cominciata dopo il 3000 a.C., che i vari discendenti di queste popolazioni impararono l’arte della scrittura.

E’ noto che i primi documenti scritti in latino risalgono al sesto secolo a.C. ma è solo verso la fine del terzo secolo a.C., comunque, con le commedie di Plauto, che possiamo dare una dignità letteraria alla lingua latina. li latino classico dei primo secolo viene considerato la lingua della poesia e della prosa formale che si sviluppò con Cicerone nella prima metà del primo secolo a.C. Sebbene gli stili fossero molto diversi e soggetti a continui cambiamenti, fu questa forma linguistica a dominare e ad essere usata dalla maggior parte degli scrittori della tradizione fino al primo secolo, periodo durante il quale i Romani cominciarono la dominazione sul suolo britannico.

Dopo l’invasione dell’imperatore Claudio dell’anno 43, l’espansione romana in Britannia si venne consolidando sempre di più. Notevoli erano le differenze materiali e culturali tra le rozze ed incolte tribù celtiche locali e i forti ed emancipati conquistatori. Grandi mutamenti avvennero in questi quattrocento anni di dominazione romana e la lingua latina penetrò fin nelle più profonde radici culturali delle tribù locali, come ad esempio nell’isolato gallese nella cui lingua sono tuttora evidenti numerose tracce.

Dopo la partenza dell’ultima legione romana nell’anno 410, l’isola venne lasciata alle invasioni delle tribù germaniche ma molti riferimenti latini rimasero resistendo alla venuta degli Angli e dei Sassoni. Dall’antico legame indo‑europeo, da parole come pater/father, mater/mother, piscis/fish, passiamo ai nuovi acquisti come portus/port, cista/chest, candela/candle. L’esempio più evidente è il suffisso c(h)ester/caster presente in molti nomi di luoghi come Manchester, Gloucester, Chester, Lancaster e che è derivato da castra, accampamento militare.

Gli invasori germanici che subentrarono alla partenza dei Romani, attraverso un gioco di relazioni e scambi di origine commerciale, portarono, dal canto loro, dai luoghi di provenienza, parole che i Romani avevano imposto ai propri luoghi di origine. E’ il caso di parole come wine La successiva conversione al Cristianesimo di questi invasori facilitò l’entrata di molte parole di origine religiosa come ad es. altar

Sono state evidenziate oltre 700 parole latine nell’ Old English ancora vive al giorno d’oggi. Ma la conquista Normanna del 1066 ebbe conseguenze ancora più forti. I Normanni parlavano un dialetto francese che ha origini romanze e il francese normanno divenne il mezzo di comunicazione ufficiale. Quando, dopo due secoli, l’inglese riconquistò la sua posizione dominante, era pieno di parole straniere, quasi tutte di origine latina. Essendo queste parole passate dal francese sono diverse nella forma latina originaria. E’ il caso, ad esempio, di emperor .

Un successivo ingresso in terra britannica di termini latini avvenne per prestiti diretti a partire dal secolo XV. La ricca fioritura di studi classici in tutta l’Europa fece dei Rinascimento italiano l’occasione di grandi conquiste culturali ed intellettuali nella creazione di modelli irrepetibili ed ineguagliati nella storia della cultura europea. La lingua inglese venne letteralmente inondata da termini latini e greci aprendosi così a nuovi ed imprevedibili orizzonti culturali. Erano prestiti di cultura e ne sono solo alcuni esempi parole come magnitude A volte le parole latine assumono una diversa latitudine di significato come è il caso ad es. di stipulus, genius, agitator, series, come avremo modo di vedere in seguito. Questo processo di assorbimento continua tuttora con termini come radio, television, quest’ultima parola un ibrido greco‑latino.

Poiché il latino ebbe un posto centrale nella cultura occidentale dal Medio Evo fino a tempi recenti, molte espressioni latine conquistarono posti di rilievo in usi linguistici che ancora oggi detengono. Solo alcune di queste espressioni erano usate come lo sono ancora oggi mentre alcune si sono evolute verso un uso che avrebbe suscitato la meraviglia degli stessi Romani, come ad esempio l’espressione ad hoc.

Nell’elenco che segue, niente affatto esaustivo, molte espressioni sono pronunciate in maniera diversa da come lo erano all’origine; altre hanno perduto una o più parole; altre, ancora, sarebbero state seguite da determinati casi nell’uso quotidiano; insomma, hanno subìto diverse alterazioni, e si sono consolidate in un uso improprio.

addenda things io be added
ad hoc for this (purpose only), special
ad infinitum to infiníty
ad nauscam to the point of nausea, to a disgusting degree
a fortiori from what is stronger, with stronger reason
agenda things to be done
a posteriori from what is later, argument from effect to cause
a priori from what is earlier, argument from cause to effect
argumentum ad hominem argument directed to the individual man
compos mentis sound of mind
de facto from the act but without legal recognition, not legally recognized, in contrast with
de iure from law, legal
erratum a mistake
ex cathedra from the seat of office, with authority
ex officio by virtue of one’s office
ex parte from one side, biased
in toto in all, totally
ipso facto by virlue of the fact itself
locum (tenens) person bolding another’s position as a temporary substitute
magnum opus great work, crowning work of one’s career
memoranda things to be remembered
modus vivendi manner of living together, compromise
mutatis mutandis thíngs to be changed having been changed, with the necessary changes
non sequitur it does not follow, false conclusion
pace with the pardon of, with apologies to
per annum by the year, annually
per capita according to heads, individual, by tbe individual
per se in itself
persona non grata an unacceptable person
post mortem medical examination after death
prima facie on first appearance, superficially
qua in the capacity of
quid pro quo something for something, recompense
re in the matter (res) of, with reference to
sic! thus, written or spoken by the person quoted, used when reporting an error
sine qua non thing without which something is not able to be done, essential condition. Res is to be understood as the antecedent of qua
status quo state in which things have been, exhisting state of affairs
stet let it stand
sui generis of its own kind, unique
ultra vires beyond legal powers of a person or a body
via by way of vice in place of, deputy
vice versa interchange having been affected, conversely

La presenza del latino si manifesta anche nell’uso molto diffuso delle forme abbreviate di cui quelle che seguono sono le più comuni nel mondo di lingua inglese.

A D. anno domini in the year of Lord.
a.m. ante meridiem before mídday
c. circa about. Used for uncertain dates
cf. confer compare.
D.V. Deo volente God being willing, if nothing unforeseen occurs
e.g. exempli gratia for the sake of an example
et al. et alii and others
etc. et cetera and the other things, and the rest
fi. fioruit he/sheflourisbed. Used to indicate the high point of a person’s life or career when the dates of birth and death are unknown
ibid. ibidem in the same place
i.e. id est that is
n.b. nota bene note well
nem.con. nemine contradicente with no‑one speaking in oppositíon
op. cit. opere citato in the work already mentioned
per cent per centum by the hundred, in every hundred
p.m. post meridiem after midday
pros and cons (from pro and contra) arguments for and against
pro tem. pro tempore for the present time, temporary
p.s. post scriptum something written afterwards
q.v. quod vide which see
R.I.P. requiescat in pace may he/she rests in peace
sc. or scil. scilicet (= scire licet) that is to say, namely
s.v: sub voce under tbe word
v. vide see, look up.
v. inf. vide infra see below.
viz videlicet (= videre licet) that is to say, namely
vs. versus against.
v. sup. vide supra see above.

Mi piace concludere questo rapido excursus sulla presenza della lingua latina nella lingua inglese in maniera, per così dire, poetica proponendo un estratto del De rerum natura, per i lettori di lingua inglese, On the Nature of the Universe, scritto da Tito Lucrezio Caro (c.94 ‑ 55 a.C.) facendolo seguire dalle traduzioni in inglese ed in italiano. Il lettore potrà in tal modo operare analisi e confronti. Nel suo lungo poema Lucrezio ci presenta le teorie del filosofo greco Epicuro sull’origine e sulla natura del mondo fisico e sul significato di queste teorie per l’intera umanità. Nell’affrontare un argomento cosi impegnativo e così difficile da esporre in veste poetica, egli dà prova di tutto il suo amore per la poesia e si dimostra grandissimo poeta, ancora oggi, a distanza di oltre duemila anni, una ragione in più per ricordarlo e celebrarlo.

Suave, mari magno turbantibus acquora ventis,
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,
sed quibus ipse malis carcas quia cernere suave est.
Suave etiam belli certamina magna tueri
per campos instructa tua sine parte pericli.
Sed nil dulcius est, bene quam munita tenere
edita doctrina sapientum templa serena,
despicere unde queas alios passimque videre
errare atque viam palantis quaerere vìtae,
certare ingenio, contendere nobilitate,
noctes atque dies nitì praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri
0 miseras hominum mentis, o pectora caeca!
Qualibus in tenebris vitae quantisque periclis
degìtur hoc aevi quodcumquest!

It ís sweet, when tbe winds are stirring up the waters on tbe mighty sea, to watch tbe great toil of anotber; not because it is a pleasing joy tbat someone ís in trouble, but because it is sweet to perceive what ills you yourself are free from. It is also sweet to bebold the migbty contents of war drawn up over tbe plains without any share in danger yourself. But nothing is sweeter than to dwell in lofty, calm posítions, well fortified by the learníng of the wise, from where you can look down on others and see them straying everywhere and seeking life s road in their wandering, struggling in talent, contending in noble birth, striving night and day with surpassing effort to come to the beight of power and to control the world. 0 the unbappy minds of men. 0 blind hearts! In what darkness of life and in what great dangers ís passed this life, such as it ís!

Bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano: non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina, ma la distanza di una simile sorte. Anche la corsa della battaglia sul campo è bella se da vicino non ti tocca il pericolo. Ma niente è più bello dei templi sereni edificati dai saggi, delle altezze bene munite dalla sapienza, e dominarle: di là puoi vedere gli uomini erranti cercare la via della povera vita e per un poco d’ingegno gareggiare, contendersi il nome, la stirpe, e dì e notte affaticarsi, uccidersi per emergere alle somme ricchezze e al dominio. Oh misere menti degli uomini, oh animi torbidi di non altro solleciti che di spingere avanti ciecamente in tempesta queste larve del tempo.

De rerum natura 11, 1-15

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