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Le molte facce di Haiti

Mentre si organizzano i soccorsi alla disgraziata popolazione di Haiti ed assistiamo alla gara di solidarietà necessaria ed urgente per lenire, se non sanare, le ferite di tanta gente così violentemente colpita dalla furia della terra che trema, mi chiedo quanti sono a conoscenza della storia di questa gente. Una storia ed una cultura che affondano le loro radici nel tempo misurato a secoli e tra continenti misurati in spazio.

La cultura di Haiti si riflette nella religione, nella organizzazione sociale e nelle arti. Essa è il risultato di una mescolanza tra cultura africana ed europea, a cavallo di due continenti quindi. C’è stato sempre un continuo conflitto tra di esse nel tentativo di controllare l’anima di un popolo che non si ritrovava, ed ancora fatica a ritrovarsi, come nazione, alla ricerca di una propria identità. La lotta ebbe inizio ben prima dell’indipendenza, con l’arrivo degli schiavi provenienti dal continente africano. Questi erano solo strumenti, muscoli da lavoro, non altro. Ma erano esseri umani che avevano tradizioni ancestrali, i loro schemi sociali, le loro credenze.

Per comprendere quella che fu la pratica dello schiavismo è necessario calarsi nella mente del padrone-commerciante di schiavi per comprendere quanto fosse importante cancellare ogni traccia delle proprie origini in chi era schiavo e quanto fosse decisivo sostituire il sistema di credenze e la identità originaria con quella della sua nuova condizione. Essere schiavi significava avere cancellata ogni traccia della vita precedente. Per questa ragione la religione aveva una importanza decisiva in quanto per prima cosa lo schiavo doveva essere battezzato non appena metteva piede nella colonia e gli si doveva dare un nome cristiano. Ogni forma di religione precedente doveva essere cancellata ed era quindi proibita.

Ma ciò non sempre fu possibile. La pratica del Voodoo rimase. Le deità africane sopravvissero nascoste e sotterranee. Esse assunsero addirittura i nomi e le sembianze dei santi cattolici. Le preghiere con nomi ed immagini di santi sostituirono quelle indigene delle divinità locali. Il contesto originario afro-occidentale resistette nella mente degli schiavi al lavaggio di cervello operato dagli operatori schiavisti. All’interno di questo sistema il sacerdote voodoo aveva un forte potere di guida politica. Per questa ragione non fu un caso che Bookman, il capo della rivolta degli schiavi scoppiata nel 1791, fosse un capo sacerdote voodoo. Si vantava di avere forti poteri mistici. Mackendal, un altro capo di un precedente tentativo di rivolta, si diceva che avesse il potere di scomparire. Si può ben capire allora come e perchè, in questo contesto, il voodoo esercitasse un preciso potere sulle masse degli schiavi.

Il voodoo è il cemento unificante degli elementi che costituiscono la vera identità di Haiti. E’ il costante continuo riferimento verso cui converge la realtà temporale della quotidianità e quella atemporale e spirituale dell’individuo comune. Tutte le altre religioni di Haiti convivono all’interno del sistema governato dal voodoo che appartiene alla coscienza popolare collettiva. Il cattolicesimo, che raggiunge una percentuale del 70%, è stato assimilato dalla sintassi del voodoo sin dai tempi del colonialismo. Il protestantesimo, che è più recente ed è praticato dal 10% della popolazione, ha avuto più successo nel demonizzare il voodoo con le sue divinità marchiando queste pratiche come pratiche diaboliche. Comunque, alla stessa maniera del cattolicesimo, il protestantesimo di Haiti è anche fortemente caratterizzato dal voodoo. Si sa bene che molti rappresentanti di Haiti della comunità protestante continuano a seguire queste pratiche adorando queste divinità indigene.

L’influenza del voodoo è quindi molto forte nella cultura haitiana, specialmente nella musica e nella pittura. In quest’ultima le divinità del voodoo e le relazioni con gli esseri umani sono la caratteristica principale, i gioielli dell’arte di questo Paese. La musica è caratterizzata da due tendenze. Una è il ritmo denominato Compas Direct o semplicemente Konpa. Venne creato dal popolare compositore haitiano degli anni cinquanta Nemours Jean Baptiste. Il Konpa fonde la musica fondamentale di Haiti con quella di origine afro-domicana e afro-cubana. Il che giustifica la presenza dei numerosi ritmi e stili in tutta la musica dei Caraibi. Ad esempio le radici dello Zouk che ebbe origine a Martinica.

Per quanto riguarda la letteratura questa riflette la storia traumatica dell’imperialismo coloniale vecchio e nuovo con le sue manifestazioni economiche, sociali e culturali. Ai primi dell’ottocento cominciarono ad apparire scritti di intellettuali colonialisti quali ad esempio Moreau de Saint-Méry, le lettere e i discorsi del liberatore Toussaint Louverture il “napoleone nero” di Haiti che indicano la nascita di una iniziale consapevolezza della propria condizione e di identità nazionale. Si cominciavano a coltivare idee di indipendenza ma ci si confronta anche con una realtà fatta di illusioni politiche e delusioni umane mescolate a repressioni, imprigionamenti, violenze, torture e condanne a morte.

Jacques Roumain è senza dubbio l’autore che ha maggiormente evidenziato i problemi dello sviluppo economico e culturale del paese. Nero, comunista e diplomatico ha fondato e diretto molte riviste mettendo in luce le sue qualità di artista, attivista, vera speranza rivoluzionaria. Morì purtroppo all’età di 37 anni dopo di avere scritto il romanzo “The Masters of the Dew” tradotto anche in inglese nel 1947.

Marie Chauvet ha scritto molti romanzi nei quali ha messo in luce i tempi turbolenti del regime del dittatore nero Duvalier, un primo genuino tentativo di affermare l’idea della liberazione facendola penetrare nel campo letterario. Ma la dittatura di Duvalier vide la diaspora di molti intelletuali haitiani i quali, lontani dalla patria, hanno fatto del loro esilio una occasione di malinconico folklorismo, nomadismo, creando la figura dell’emigrante nomade, “l’altro” sul quale si impone un’altra cultura, quella dell’adozione. Questi autori scrivono in francese, una lingua che solo in parte appartiene ad essi, e lontani dal loro paese diventano “altri”.

Queste sono soltanto alcune della facce di questo Paese che dopo l’ennesima catastrofe naturale si incammina verso un ancora più scuro destino di quanto non sia stato già abbastanza nero ed oscuro il suo passato fatto di violenze e sfruttamento, sia dagli uni che dagli altri. Le montagne di cadaveri che appaiono nelle immagini di questi giorni del dopo terremoto somigliano tanto a quelle degli schiavi che sia a Haiti che altrove hanno semininato le strade degli uomini di ogni colore verso non l’amore, la giustizia e la fratellanza, ma bensì verso l’odio, la discriminazione e lo sfruttamento.

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