Lo Spartaco di Haiti

Hispaniola è l'isola maggiore delle Grandi Antille, la seconda dopo Cuba per grandezza. Fu scoperta da Colombo che la chiamò così il 6 dicembre del 1492. Politicamente è suddivisa in due repubbliche: quella di Haiti e quella Dominicana. Haiti occupa la parte occidentale ed è stata colpita dal recente terremoto, forse uno dei più grandi di tutti i tempi. Oggi leggevo nei giornali che da questa parte sembra sia arrivata la fine del mondo mentre dall'altra la vita scorre felice.


Sul finire del ’700 Hispaniola era la «più bella colonia del mondo» ma anche un inferno di orrore schiavista. Grande quasi quanto l’Irlanda, divisa fra le potenze coloniali della Francia e della Spagna, stava all’economia settecentesca dello zucchero e del cotone un po’ come il Bahrein e il Kuwait stanno a quella novecentesca del petrolio: una fonte apparentemente inesauribile di ricchezza, estratta con brutalità assoluta tanto nei confronti della terra quanto nei confronti di quella merce umana importata dall’Africa talmente a buon mercato che era più conveniente ammazzare uno schiavo irrispettoso e comprarne un altro che adattarsi a tollerarlo.

Ma il periodo, lo sanno tutti, era quello delle grandi rivoluzioni e cambiamenti. Anche su questa isola spirava sul volgere del secolo il vento della libertà e della rivoluzione. Gli Stati Uniti avevano appena conquistato l’indipendenza. La madrepatria francese è nel pieno della sua grande rivoluzione. Gli echi rimbombano in tutto il mondo e in Inghilterra, la terza grande rivale potenza coloniale, il giovane poeta romantico William Wordsworth scrive questo sonetto:

TO TOUSSAINT L’OUVERTURE

TOUSSAINT, the most unhappy of men!
Whether the whistling Rustic tend his plough
Within thy hearing, or thy head be now
Pillowed in some deep dungeon’s earless den; -
O miserable Chieftain! where and when
Wilt thou find patience? Yet die not; do thou
Wear rather in thy bonds a cheerful brow:
Though fallen thyself, never to rise again,
Live, and take comfort. Thou hast left behind
Powers that will work for thee; air, earth, and skies;
There’s not a breathing of the common wind
That will forget thee; thou hast great allies;
Thy friends are exultations, agonies,
And love, and man’s unconquerable mind.

Chi era questo Toussaint L’Ouverture che attirava tanto l’attenzione di chi poi diventerà uno dei padri del romanticismo? E’ uno di quei protagonisti della storia umana, un altro di quegli sconosciuti ma non meno grandi protagonisti della storia umana, di cui la nostra cultura finge di ignorare l’esistenza. Toussaint impersona la lotta alla schiavitù. Qualcuno ha scritto: «Non fu Toussaint a fare la rivoluzione ma la rivoluzione a fare Toussaint».Toussaint aveva quarant’anni e si chiamava Toussaint Breda quando, non senza esitazioni, si unisce alla rivolta iniziata dal cimarron voodoo Boukman, prende il nome di L’Ouverture come a dire che adesso si apre un’epoca nuova, e presto ne diventa il capo carismatico indiscusso.

Toussaint nacque schiavo nel 1745 nella proprietà del Conte De Noe nella provincia nord di Santo Domingo. Quel posto doveva diventare il luogo che fece accendere la miccia della rivoluzione. Prese l’appellativo di Breda dal campo dove nacque. In un ambiente in cui regnava assoluta l’ignoranza. Ma nonostante la costrizione schiavista imparò a leggere, scrivere e far di conto attirando l’ammirazione dei compagni ed anche quella del direttore della proprietà M. Bayou de Libertas. Un intelligente gentiluomo che comprese le qualità dello schiavo e lo tolse dai campi occupandolo nella sua residenza.

Questo atteggiamento nei suoi confronti colpì molto il Nostro il quale non dimenticò mai questo trattamento. Una precisa caratteristica del suo carattere fu la pazienza e la sua capacità di farsi comprendere, specialmente dagli animali che accudiva. Pazienza e flessibilità nell’affrontare ogni situazione difficile o pericolosa. Fu a capo di gruppi di schiavi con i quali interagiva senza per questo dimenticare che restava lui stesso uno schiavo.

Quando cominciarono ad esserci rivolte egli comprese che queste non avrebbero avuto successo e che sarebbe stato il futuro a fare giustizia della condizione sua e dei suoi compagni schiavi. Quando il suo protettore emigrò sul continente americano e si stabilì a Baltimora Toussaint non potè non unirsi ai suoi compagni i quali si avviavano a fare la rivoluzione. Si unì all’esercito che aveva trovato nel nero Biassou un capo poco adatto al comando. Ed infatti ben presto ne prese il posto facendosi conoscere per le sue qualità sia umane che militari. Il sonetto di Wordsworth le mette in luce in versi le sue qualità cantandone le lodi mentre era prigioniero dei francesi.

Libertà, Libertà e Rispetto caratterizzano il sonetto. Il poeta inglese vede il prigioniero negro, schiavo di Napoleone, un dono per la sua causa, nell’esaltazione dell’eroismo per degni ed astratti ideali. La storia di Toussaint è quella di un martire ed un eroe nato schiavo a Santo Domingo sotto la dominazione francese. Egli è il capo della rivolta del 1792 che attacca i soldati francesi i quali due anni dopo con la Rivoluzione Francese aboliranno la schiavitù. Toussaint riuscirà a formare una repubblica nera ma saranno poi paradossalmente gli stessi francesi a sconfiggerlo ed imprigionarlo deportandolo in Francia dove morirà nel 1801. Qualcuno lo chiamerà lo “Spartaco di Haiti” e “il Napoleone nero”.

A distanza di tanti anni Haiti continua a soffrire oggi non solo per mano degli uomini ma anche della natura che fa tremare una terra magica ed incantata. Terra “infelice” come il suo sfortunato capo Toussaint L’Ouverture.

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