Mi piace una poesia se ...

La biblioteca del bibliomane è sempre in movimento: carte e libri vanno e vengono. Anzi, vengono sempre, non vanno mai via. Carte e libri rimangono, si allungano, si dilatano nel tempo e nello spazio, come un serpentone, il serpentone della vita.


Cercando tra le memorie del passato, tra carte reali e virtuali, ho pescato il “pezzo” che segue e che pubblicai nell’aprile dell’anno del Signore 1996 nella rivista di istituto quando lanciai tra gli studenti un progetto di “officina poetica”. Volevo invitarli a scrivere di poesia ed essi mi chiesero che cosa fosse la poesia. Mi venne in aiuto propizio l’amata rivista “Poesia”. Quante poesie scrissero quegli studenti! Fu una gara a chi era più poeta. Arrivarono composizioni in italiano, in inglese, francese, tedesco, napoletano e addirittura in latino e greco. Ovviamente quello antico! In fondo tutto si spiega: si nasce giovani poeti e si diventa scrittori della vita. Non so chi sia l’autrice che firma sotto questi tanti “se”, ma so per certo che ama la poesia e questo mi basta. A voi perchè e quando piace una poesia?

Mi piace una poesia se…

se ha un suo respiro come essere vivente
se mi dice “Sta’ zitto! Adesso parlo io!”
se mi ipnotizza e non posso staccare gli occhi di dosso fino all’ultimo verso
se mi fa vedere i dettagli come al microscopio elettronico
se cancella via tutto il resto come gesso dalla lavagna
se filtra i significati come raggi di sole in una lente
se quel raggio semantico concentrato non brucia il foglio ma lo illumina
se dice il massimo con il minimo
se mi fa scandire il tempo come un rap senza musica
se dice la verità in modo semplice
se sa mentire in modo convincente
se dice qualcosa che nessuno ha mai detto prima
se ripete qualcosa di già detto, ma mai completamente, come un’eco
se mi fa ridere, pensare, piangere o arrabbiare e comunque non mi lascia indifferente
se non devo cercare nel vocabolario più di una parola ogni dieci
se come raggi X mi fa vedere dentro le cose
se quando arrivo in fondo ho voglia di rileggerla da capo
se ogni volta che la rileggo mi dice la stessa cosa ma anche qualcosa in più
se non puoi togliere nulla altrimenti crolla come un castello di carte
se ogni parola pausa punto virgola ha il suo posto come il pezzo di un puzzIe
se si lega nel ritmo e nella forma per amore dell’ordine
se si scioglie nel ritmo e nella forma per amore dell’ordine
se si scioglie nel ritmo e nella forma per amore della libertà
se come uno specchio esiste per tutti ma quando ci guardo dentro riflette proprio
se è come la puntura di un insetto: lì per li non la senti, ma poi brucia e si gonfia sottopelle
se colora i miei pensieri come un tatuaggio indelebile
se urla la rabbia e il dolore senza alzare troppo la voce
se è un proiettile sparato al silenziatore: ti esplode dentro senza far rumore
se è come un caleídoscopio che mi regala immagini nuove
se sa espandere un atomo in universo e contrarre l’universo in un atomo
se osa far dire alle parole ciò che vogliono dire, non ciò che vogliamo noi
se osa far dire alle parole ciò che vogliamo noi, non ciò che vogliono dire
se osa contraddire tutto, soprattutto se stessa
se è come una fisarmonica che si allunga e si accorcia al ritmo della sua stessa musica
se il tempo che mi ruba per leggerla poi me lo restituisce con gli interessi
se un’idea affilata scatta su a sorpresa come la lama di un coltello a serramaníco
se mentre la leggo penso ‘vorrei averla scritta io”
se non ha niente da dire però lo dice bene
se brilla come un diamante nella miniera del silenzio
se come un tritacarne sa amalgamare nei versi ogni tipo di parola
se al contatto delle labbra prende vita come una bolla di sapone
se cerca di entrare nei miei occhi come un filo nella cruna di un ago
se non ha paura del vecchio né dell’ovvio, solo della stupidità
se conosce le regole e sa quando violarle
se una volta letta mi si attacca addosso come un ombra
se ribattezza le cose come un nuovo Adamo
se come Eva cede alla tentazione del reale
se sa toccare il fango senza sporcarsi e l’immenso senza annegarci dentro
se ama le cose ma vive di parole
se realizza almeno uno di questi versi
se non ne realizza nessuno e mi costringe a inventame di nuovi

M. Paola Bartocci, Perugia

Da: «Poesia” ‑ Rivista internazionale di Cultura poetica. Gennaio 1996.

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