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Il Carnevale di Shakespeare

Quale sfondo migliore di quello del soliloquio di Jaques nella commedia "As you like it" di William Shakespeare per contestualizzare l'essenza del Carnevale? Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne semplicemente attori. Hanno le loro uscite ed entrate di scena in un arco di tempo che dura tutta una vita. Lunga o breve, bella o brutta, a nord come a sud, ovest oppure est, tutti recitano un copione che ognuno scrive.

Ed in fondo che cos’è tutto ciò se non un carnevale? In una sola giornata, in un solo periodo gli uomini e le donne decidono di assumere i ruoli più impensati. Il grande Shakespeare ne enuncia sette nel suo monologo: il poppante, lo scolaretto, l’amante, il soldato, il giudice, il nonno, il vecchio . Sette ruoli fondamentali della condizione umana intorno ai quali ruota ogni sorta possibile di maschera che da qui a martedì vedremo sfilare in tutte le città del mondo. A questi momenti della vita sono riportabili i riti, le tradizioni, le leggende che caratterizzano le storie sul carnevale dell’umanità.

Il poppante che geme e rigurgita tra le braccia della mamma o della nutrice sta ad indicare il mistero della nascita. Improvvisa, inaspettata, misteriosa, la figura del neonato appare sulla scena. Tutti son contenti, tutti festeggiano, ma nessuno sembra chiedersi il come ed il perchè di questa nascita. O meglio, sembra che tutti conoscono la sua storia fatta di amore, vero o presunto, di famiglia, reale o inesistente, di problemi che fanno gemere e gioire. Figlio legittimo o illegittimo, nero o bianco, legale o incestuoso, il poppante si va ad aggiungere alla lunga lista di chi nasce e non sa bene perchè.

Man mano che il tempo scorre questo poppante inconsapevole diventa studente piagnucoloso e lento nel suo cammino verso la vita e la conoscenza del mondo. Si muove come una chiocciola finchè comincia a sentire qualcosa che gli arde e brucia dentro alla vista del languido sguardo di una donna che diventa la sua fornace. E’ diventato scolaretto ed è la gioia di mamma e di papà. Somiglia in tutto alla prima che plagia la sua figliola giorno dopo giorno e ne fa una sua copia esatta. Ma il maschio invece è tutto il suo papà, nel bene e nel male lo sostituirà sul palcoscenico negli anni a venire.

Lo scolaretto cresce ed avanza nell’età. Gli crescono i peli, la barba e da quelle parti qualcosa si indurisce. I fuochi di un amante si accendono e non sono fuochi fatui. Danno calore e colore al volto della bella che avverte i suoi rossori impossibili in quei giorni segreti che ormai tutti conoscono. Iniziano così i primi esperimenti dentro e fuori dal letto e si annunciano le prime catastrofi. Sia lui che lei avvertono la necessità di un segno che sia un segnale e che metta ordine e convinca gli altri ad obbedire.

Si sentono marciare e si vedono bene allineati, soldati armati di tutta punta, pronti a difendere i deboli e gli oppressi in nome della democrazia e della libertà, per una società più giusta ed avanzata. Vestono uniformi di tutte le fogge e colori, marciano sotto tutte le bandiere, varcano tutti i confini e inseguono ideali al servizio del popolo e della giustizia. La spada e la bilancia sono i loro simboli, uomini e donne soldati al servizio dell’onore della nazione. Fedeli nel tempo, arditi nell’impegno, ieri gli uomini, oggi anche le donne dedicano la loro vita al servizio dell’ideale.

Ma non sarà lui, il soldato o la soldatessa a far pendere la bilancia da una o dall’altra parte. Ecco che si avanza sulla scena la figura imponente e maestosa di colui il quale ha in pugno i destini di tutti e di ognuno. Il giudice con la sua ampia toga, la sua bianca parrucca e la sua debordante pancia. Il codice in una mano, la penna nell’altra ed un occhio allo schermo del suo Pc e l’altro a quello della TV per guardarsi meglio nella diretta televisiva diffusa in tutto il paese. Pesa le parole ma non disdegna la logorrea, la sua giustizia ha tempi biblici ma stai sicuro che arriverà in tutti i suoi gradi. Devi avere solo pazienza e sopratutto stare attento a non andartene prima che lui emetta il suo giudizio.

Ma il tempo scorre inesorabile per tutti. Si ritrova pensionato ormai canuto e stanco con la sua misera pensione a fare da balia ai suoi nipotini, figli dei figli che gli sono stati lasciati in cura mentre gli altri sono altrove a divertirsi. Gli occhi non lo aiutano più, a stento si regge sulle gambe e a fatica tiene dietro a quel bullo di nipote che non capisce quando parla e che sembra provenire da un altro pianeta. I ricordi sono il suo pane, la solitudine è la sua compagna di letto e di stanza. Pensa e sorride, le cose gli potevano andare meglio. ma poi ci ripensa e dice a se stesso che tutto poteva andare anche peggio.

Ed ecco che si ritrova solo e abbandonato vecchio derelitto in una casa di riposo, assente a se stesso ed agli altri che lo hanno dimenticato. Senza denti non può che mangiare pappa, senza occhi non può nemmeno più godere di tutte quelle gambe e quei seni alla TV. Può avvertire solamente l’olezzo del sudore della Rosa la nurse che lo aiuta ad andare a letto dopo di averlo accompagnato al bagno. Non deve dimenticare di ricordarle di staccare la spina della stufa altrimenti c’è il rischio di andare in fumo nella notte. Davanti a sè ha l’infinito come confine e un orologio senza lancette.

Ecco le maschere che incontriamo ogni giorno sul palcoscenico della vita e che ritroveremo nelle varie sottospecie mascherate nei giorni del Carnevale.

Il mondo intero è un palcoscenico,
E tutti gli uomini e le donne semplicemente attori:
Hanno le loro uscite di scena e le loro entrate in scena;
Ed un uomo durante la sua esistenza recita molte parti,
La sua vita è composta da 7 atti. All’inizio è un poppante,
che geme e rigurgita tra le braccia della nutrice.
Quindi lo scolaretto piagnucoloso, con la sua cartella
Ed il viso illuminato a giorno, avanzando come una chiocciola
malvolentieri verso la scuola. Poi l’amante,
Che sospira come una fornace, con una sciocca poesia
Dedicata al sopracciglio della sua bella. Dopo il soldato,
Fedele a strani giuramenti e con la barba di una fiera,
Custode dell’onore, svelto e pronto alla rissa,
Che cerca un’effimera reputazione
Anche nella bocca del cannone. Quindi la giustizia,
In una pancia bella paffuta rimpinzata di buon cappone,
Con occhi severi e taglio formale di barba,
Piena di saggi proverbi ed istanze moderne;
E così recita la sua parte. La sesta età scivola
Tra i pantaloni penduli e sgualciti,
Con occhiali sul naso e la borsa a tracolla,
I suoi indumenti giovanili, un mondo troppo grande
Per il suo polpaccio dimagrito; E la sua gran voce virile,
che torna ad essere l’ugola infantile, suona come
Flauti e fischi. L’ultima scena di tutte,
Che termina questa strana storia a tappe,
E’ la seconda infanzia ed il semplice oblio,
Senza denti, Senza occhi, Senza gusto, Senza niente.

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