Il carnevalesco Carnevale

E' tempo di Carnevale ed è opportuno parlare di un aggettivo-sostantivato che ha una sua propria dignità storica, linguistica e letteraria. Deriva direttamente da questo termine e sta ad indicare, tra altre cose, anche una ben precisa tendenza letteraria. Non tutti in questi giorni si porranno problemi di questo genere. Penseranno soltanto a fare baldoria, a travestirsi, a sfilare tra musiche e balli, a dare libero sfogo alla propria voglia di prendere in giro il mondo e se stessi, una sfida insomma alla propria libertà ed a quella degli altri.



Ben vengano queste intemperanze. Proprio in questo genere di insurrezione o di rivolta ha le sue radici la parola di cui voglio occuparmi. La conoscerete di sicuro anche voi, l’avrete usata, o quanto meno l’avrete sentita usare spesso da chi si atteggia a fustigatore di usi e costumi che vanno verso il degrado, l’immoralità e il libertinaggio. In questa parola, a dire il vero, si ritrovano elementi compositi e complessi che vanno dalla comicità all’umorismo, dalla satira all’ironia, dall’arguzia al divertimento. La parola è “carnevalesco”.

Un termine che descrive un fenomeno storico che ha anche chiare origini letterarie. Il termine come tale venne studiato dallo studioso russo Mikhail Bakhtin il quale si interessò ai grandi carnevali succedutosi in Europa del Medio evo. Egli considerò queste manifestazioni popolari come vere e proprie occasioni durante le quali l’autorità politica, legale e ideologica, sia dello stato che della chiesa, veniva messa in discussione e dibattuta, anche se per poco tempo e rimpiazzata con celebrazioni per un periodo di tempo che erano una sorta di anarchia liberatoria legate al carnevale.

Una occasione di libertà non solo per mettere in evidenza il fatto in quel breve periodo sia lo stato che la chiesa non avessero alcun potere, ma anche perchè con quelle manifestazioni comiche, satiriche, ironiche e spiritose si potesse dimostrare che quelle regole legate a quelle istituzioni non erano affatto perfette e quindi immuni da critiche e contestazioni, anche se solo per un breve periodo. Lo studioso mise in evidenza che il Rinascimento europeo potè manifestarsi in tutto il suo splendore soltanto a causa del pensiero di libertà che si levava dalle manifestazioni carnevalesche.

Ci fu in effetti in quel periodo tutto una esplosione di occasioni carnevalesche che provocarono la scomparsa del feudalesimo favorendo l’avvento del capitalismo. Lo spirito di rivolta popolare si trasformò in spirito “carnevalesco” assumendo anche forme letterarie. E’ il caso dello scrittore francese Francois Rabelais con il suo ciclopico libro Gargantua e Gantagruel. Un libro in cui si trova di tutto: violenza, comicità, scurrilità, esagerazioni, satira, insomma il primo vero grande esempio di letteratura carnevalesca. Lo studioso russo addiritttura arriva a sostenere che lo spirito umano venne liberato e potè così spezzare le catene oppressive del pensiero dominante che portò poi alla emancipazione sociale ed umana dei popoli.

Bakhtin nella sua ricerca fa risalire le origini del carnevalesco nel concetto del carnevale correlato alla Festa dei Folli, conosciuta anchecome festum fatuorum, festum stultorum, festum hypodiaconorum, oppure anche fête des fous. I vari nomi con i quali durante il MedioEvo si chiamavano i vari festival celebrati dai rappresentanti del clero e dei laici in tutta Europa. Questa Festa dei Folli si svolgeva principalmente nelle cattedrali francesi, ma anche in Inghilterra come quelle che si tenevano nelle cattedrali di Lincoln e Beverly Minster. Oggi il Carnevale viene di solito associato alla giornate del Martedì Grasso, il tempo che precede la Quaresima. In tale periodo le regole e le leggi di vita venivano temporaneamente sospese per controbilanciare i doveri della Quaresima. Bakhtin nella sua ricerca evidenzia il fatto che il carnevale medioevale era un evento creativo mentre il Martedì Grasso soltanto uno spettacolo.

Nel Carnevale le gerarchie sociali della vita quotidiana, vale a dire le solennità, le pietà e le etichette, le mezze verità e le enrgie represse, venivano profanate e capovolte da voci che erano generalmente soppresse o represse. perciò il Folle diventava Saggio, il Re, Povero. Gli opposti si mescolavano, così come il cielo diventava inferno e i fatti fantasia. Il mondo andava messo sotto sopra, si contestavano idee e verità e si metteva in discussione tutto con una certa “allegra relatività” delle cose presentando sul palcoscenico della vita voci alternative non privilegiate opponendole a quelle istituzionalizzate della cultura alta.

Secondo lo stesso Bakhtin la “carnevalizzazione” umana, sociale e culturale ebbe la sua origine nell’antica satira di Menippo in cui i tre piani del Cielo (Olimpo), degli Inferi e della Terra erano trattati secondo la logica del Carnevale. Ad esempio nel mondo degli Inferi le diseguaglianze terrene non esistevano, gli imperatori perdevano la loro corona e erano alla pari dei mendicanti.

Per tutto quanto abbiamo visto ben si spiegano allora le manifestazioni del Carvevale che hanno luogo in ogni parte del mondo. Ogni cultura sembra privilegiare una sua forma specifica carnevalesca. In fondo aveva proprio ragione William Shakespeare “The world is a stage”. E tu lettore quale ruolo ti sei scelto su questo palcoscenico?

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