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"Inghilterra ti odio"

Sarebbe interessante stilare una classifica, fare una ricerca sui popoli, le nazioni, gli stati che su questa terra sono più "odiati". A mio parere ce ne potrebbero essere molti per i più svariati e comprensibili motivi: storici, religiosi, economici, politici e via odiando. La storia è piena di odio che spesso divide ma è anche condiviso. Per popoli e nazioni che si odiano ci sono anche popoli e nazioni i cui cittadini odiano se stessi e la propria storia, la propria identità.

Molto spesso tra noi stessi Italiani volano parole grosse. Arriviamo ad odiarci l’un l’altro, tanto da farci dire che volentieri ce ne andremmo in un altro paese. Affermazioni del genere vengono fatte per ragioni politiche, ideologiche ed anche religiose. Ma, del resto, lo sappiamo tutti, noi siamo un popolo autolesionista, pronti a scannarci tra di noi per le ragioni più ideali ed importanti quanto più futili ed idiote. In questi ultimi tempi, con l’avvento della globalizzazione e la facilità con la quale si viaggia da un capo all’altro del mondo, tutti possono trovare posti ideali dove andare a vivere o sognare di voler restare. “L’erba del vicino è sempre più verde” ed oggi nel ventunesimo secolo l’erba è diventata sempre più verde ed abbondante. Se lo è per gli Italiani, la stessa cosa è per gli altri. La gente sul nostro pianeta è in un continuo movimento, è facile fare confronti e paragoni, tirare conclusioni, gettare nuovi semi di vita altrove, sradicare vecchie radici e cercare di piantarle altrove.

Gli inglesi, tra tutti i popoli della terra, sono quelli che hanno saputo viaggiare ed insediarsi meglio e di più altrove. Non è un caso se la loro lingua è diffusa a livello planetario. Fino a qualche decennio fa gli inglesi parlavano del loro “impero” sul quale davvero non “tramontava mai il sole”. Poi la parola è stata sostituita da “commonwealth” una voce lessicale che è un termine descrittivo di una volontà politica tesa a salvare i legami con quelle che furono le vecchie colonie dell’impero in termini squisitamente economici: un possibile “bene comune” che possa legare la madre patria con le nuove nazioni che sono nate dalle macerie dell’impero.

In tutta questa turbolenza oggi si scopre che perfino gli inglesi non sono più soddisfatti di se stessi e della loro madrepatria. Una recentissima indagine del quotidiano britannico The Times ha accertato che il 73% degli inglesi credono che la loro società sia ormai “broken” vale a dire “a pezzi”. Di conseguenza quasi la metà, il 42% vogliono emigrare. Il 68% pensa addirittura che “la gente che gioca in regola viene sempre fregata”. Accidenti! ma questa cosa non è quanto noi italiani ci diciamo giorno dopo giorno? Gli inglesi allora si rivelano “profondamente pessimisti” e non si riconoscon più nel loro paese.

Come mai, fino a 50 anni fa quella che noi chiamiamo Inghilterra e che invece è bene chiamare con il termine di Regno Unito, vale a dire Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord, versa in così brutte condizioni tanto da far dire a metà della popolazione di volere andare via? Che cosa è accaduto a questi inglesi che tanto amano e tanto odiano il nostro Paese e non perdono mai occasione di sparare sentenze che possono arrivare perfino a dire che il nostro Presidente del Consiglio non è “adatto a governare” il nostro Paese? Hanno davvero cominciato a guardarsi dentro di sè?

Si può comprendere che un povero cristo di marocchino, rumeno o albanese voglia lasciare il suo paese. Ma un inglese che dica chiaro e tondo di lasciare quelle amate isole perchè il suo paese non è più vivibile in quanto popolato ed invaso negli ultimi 40 anni da prepotenti immigrati di tutti i colori, fa un pò sensazione. Non vi pare? Il giornale che ha pubblicato l’indagine ha scritto in un editoriale che la crisi ha due facce: una politica ed una economica. Metà dei deputati al parlamento sono stati beccati a rubare in vario modo e questo segna non solo la decadenza etica ma anche quella civile. C’è poi il crollo della banche nel 2008 che ha fatto capire agli inglesi quanto sia vulnerabile la loro economia che resta economia finanziaria e non basata sul lavoro e sull’imprenditoria produttiva piuttosto che sui servizi. In una società “broken” come questa, ovviamente anche da quelle parti i politici continuano ad avere idee contrapposte.

Ai laburisti che governano ormai da 13 anni e che sentono ormai vicina la fine del loro potere, fanno sentire la loro voce i tradizionali conservatori per bocca del loro giovane leader David Cameron al quale si riconosce di potere usare il termine “broken” riferito alle condizioni del paese ma gli si rimprovera di non avere un progetto per rimettere i cocci insieme. Siamo alle solite. Chi vivrà, vedrà. Anche da noi possiamo dire la stessa cosa dopo 14 anni di governo di chi è stato ritenuto “unfit” a governare l’Italia. Cosa accadrà dopo? In fondo questi due Paesi, l’Inghilterra, o meglio il Regno Unito e l’Italia si assomigliamo troppo per dire che entrambi dovrebbero pensare che ormai non potranno essere gli stessi di un tempo. Appartengono ad una nuova realtà: all’ Europa. E di questo dovranno tener conto.

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