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Le cellule "immortali" di Henrietta Lacks

Questo libro racconta una storia incredibile, come sempre è la realtà quando supera ogni più forte fantasia. Un'ottima occasione per celebrare la Festa della Donna di quest'anno. La storia di Henrietta Lacks, una povera donna di origine africana, madre di cinque figli, morta a Baltimora all'età di 31 anni per una forma maligna di cancro cervicale.

Durante la terapia che lei ebbe a praticare presso l’ospedale John Hopkins nel 1951 alcuni ricercatori dell’istituto le prelevarono delle cellule per la ricerca. Una cosa non insolita anche se la paziente non aveva concesso il permesso al prelievo pur accettando la cura che, va detto, era gratuita. Qualcosa di insolito accadde dopo. Ed è l’argomento di questo libro che racconta questa storia incredibile. I dottori avevano bisogno di cellule umane per studiare il cancro alla cervice e di sapere come le cellule progredissero. Nonostante le ricerche effettuate nell’arco di decenni non erano riusciti a tenere vive le cellule in cultura. “Essi scoprirono che quelle di Henrietta erano diverse. Si riproducevano in continuazione nell’arco delle 24 ore senza mai fermarsi.” Così scrive la giornalista esperta di scienze Rebecca Skloot, autrice del libro. Queste cellule sono diventate le prime cellule immortali cresciute in laboratorio.

Sono diventate famose anche con la sigla “HeLa” anche perchè erano donate gratuitamente a qualsiasi ricercatore ne faceva richiesta. Già dal 1952 venivano prodotte in massa al Tuskegee Institute per poi essere inviate ai centri di studio della poliomelite in tutto il mondo per testare l’efficacia del nuovo vaccino Salk. Queste cellule possiedono la capacità di crescere riprodursi come l’erba digitaria. Negli anni sessanta le cellule erano dappertutto nel mondo. Tutti potevano averle in cultura seguendo le istruzioni degli esperti.

La storia di Lacks è rimasta sconosciuta per molto tempo. Quando l’autrice del libro cominciò a studiare il suo caso e a fare ricerche dieci anni fa, le cellule HeLa venivano attribuite ad altre donne come Helen Lane, Helen Larson e perfino all’attrice Hedy Lamarr. Ma le cose non convincevano la Skloot, anche alla luce del successo che avevano ottenuto quelle cellule nella lotta a diversi tipi di cancro e di virus. Esse erano state essenziali nello sviluppo della fertilizzazione in vitro e nella mappazione dei geni e dei cloni. Una industria miliardaria aveva aumentato in maniera vertiginosa i suoi profitti nella vendita e distribuzione delle cellule, eppure la famiglia della povera Henrietta non aveva avuto nessun vantaggio o compenso. Nessun riconoscimento per lo sfruttamento di quelle cellule. Solo alcuni giornali ne avevano parlato senza che accadesse nulla.

Deborah, (nella foto accanto)la figlia di Henrietta, si chiedeva come mai le cellule della mamma avevano fatto tanto per la medicina e per la salute di tanti ammalati e la sua famiglia non poteva nemmeno permettersi di pagare il medico per curarsi. Gli sforzi e le ricerche della Skloot, una bianca, e le inizialmente caute dichiarazioni della famiglia Lacks, hanno comunque aiutato a scrivere questo libro molto interessante e che merita di essere letto specialemente in occasione della gioranata della donna. “Ho avuto modo di creare un affettuoso e forte legame con Deborah e senza rendermene conto sono diventata come il personaggio principale della sua storia, e lei nella mia“. Ciò che emerge dalle ricerche della giornalista e dal desiderio struggente ed inarrestabile della figlia di Henrietta è quello di recuperare l’identità della madre in termini di razza, sesso, etica, classe sociale, economia, scienza e ricerca scientifica in relazione alla società americana. getta una luce non sempre chiara sulla ricerca e su quello che accade quando questa viene condotta all’interno di un sistema sanitario non egalitario e descrive una storia tutta americana fatta di intrighi, tragedia, trionfi, pathos e redenzione.

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