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Le "cianfrusaglie" della vita

Ogni essere umano è fatto di storia. Le storie sono fatte di relazioni, sentimenti, ricordi che si trasformano in accadimenti reali e concreti. Questi ultimi diventano oggetti, cose materiali che a loro volta si impregnano di spazio e di tempo ed acquisiscono una propria vita, vivono una loro esistenza. Diventano oggetti di storie e di biografie. Ogni qualvolta mi sorprendo ad andare in mansarda, la quale oltre ad essere studio è anche una biblioteca fatta non solo di libri ma di memorie cartacee di ogni genere, mi sembra di rivisitare storie e di vivere biografie vissute altrove.

Ogni cassetto, scaffale o angolo remoto conserva qualcosa in forma di oggetto intorno al quale si svolge una storia, un racconto, un avvenimento. Il libro di cui parlo oggi in questo post è un libro che cerca di trasformare il ricordo e il possesso di ogni oggetto, anche il più semplice e banale, in memoria, con una storia da raccontare, con una sua propria biografia. Una minestra, un cestino, un fiore appassito, una ciocca di capelli, un nastrino verde, una foto sbiadita, una pentola, una forchetta insomma tutto ciò che può sembrare una banalità esistenziale, una svanita occasione di vita, ha un suo valore per chi sa leggere la sua biografia e tramandare la sua storia.

Sta a chi si trova, o si ritrova, tra le mani questo oggetto, a saper leggerne i significati. Se è la persona che se lo ritrova tra le mani ad averlo conosciuto e posseduto, allora il suo ritrovamentio sarà come il disvelarsi di una storia che non era stata detta o raccontata prima. Ma il tempo l’aveva trascritta. Bisognava soltanto che quell’oggetto venisse riportato alla luce della vita per farlo parlare nella mente del possessore. Se invece chi lo trova non lo riconosce perchè non suo e non appartenente alla sua relatà, allora ci sarà da scrivere ex-novo la sua storia che sarà fatta di interpretazioni, valutazioni, intuizioni. Si scriverà, allora, dell’oggetto una nuova biografia, diversa, magari contrastante da quella che lo stesso aveva vissuto. Resta sempre il fascino della scoperta che sta alla base di questo libro che consiglio a chi ama ricordare.

Non si tratta soltanto di cianfrusaglie senza valore nè di feticismo degli oggetti. E’ che la memoria degli uomini, per rimanere vera memoria e non artifizio, menzogna o invenzione, ha bisogno di fatti concreti che soltanto gli oggetti possono dare, custodire tramandare. Spesso mi chiedo che fine faranno i mille e mille libri che mia moglie ed io abbiamo gelosamente conservato in tutti questi anni. E che sorte conosceranno le tante e tante carte contenute nei tanti cassetti degli scaffali della libreria ed altri mobili della nostra casa. Appunti, memorie, ricerche, articoli, immagini, documenti scaduti o ancora utili, prove di vita vissuta sulla pelle della quotidianità inseguendo un futuro che ora lo si ritrova come passato, quindi antico, inutile, sorpassato. Ogni oggetto ha la sua biografia, ogni biografia si ritrova e si riconosce negli oggetti conosciuti. E noi restiamo spettatori. Leggete questio libro e capirete meglio quello che ho cercato dire in questa breve introduzione.

Circa vent’anni fa, l’antropologo Igor Kopytoff avanzava l’idea che, come gli uomini, anche gli oggetti avessero una propria “biografia”, rivelatrice delle caratteristiche di una società. Partendo da questa tesi, il volume si interroga sulla vita delle cose, e facendo dialogare ambiti, sguardi e pratiche differenti, descrive il ruolo che esse svolgono nella quotidianità delle esistenze umane e nelle relazioni sociali.

Nella prima parte studiosi di differenti discipline etnologi, filosofi, semiologi, sociologi, storici del design illustrano il concetto di “biografia degli oggetti” attraverso riflessioni e analisi teoriche; nella seconda numerosi designer che hanno partecipato alla mostra “Storie di cose”, tenutasi a Bolzano nell’autunno 2007, di cui viene presentata la documentazione scritta e fotografica - intrecciano le loro storie personali con quelle dei loro oggetti, a testimonianza del concreto rapporto tra il mondo delle persone e quello delle cose.

L’indice del libro

Biografie di oggetti
Oggetti di personalità (di Paolo Volonté)
L’approccio biografico alla cultura materiale (di Thierry Bonnot)
La decosificazione del mondo (di Francesca Rigotti)
Mundaneum (di Maurizio Ferraris)
L’origine degli oggetti: come il luogo e la regione entrano nei prodotti (di Harvey Molotch)
Oggetti interstiziali e oggetti del tempo (di Giovanni Gasparini)
Vita e morte degli oggetti (di Michela Nacci)
Il design e l’incontro tra artefatti ed esistenze umane (di Hans Höger)
Percorsi di vita e articolazioni di senso: approccio biografico e metodologia semiotica (di Alvise Mattozzi)

Storie di cose
Semiotica del quotidiano (di Angelika Burtscher e Daniele Lupo)
La minestra Campbell (di Åbäke)
Un cestino per la frutta (di Martín Azúa)
Peter Fax (di Azzimonti Pigem)
Il magnete (di Manuel Bandeira)
Il datario (di Fernando Brizio)
Pentola a pressione (di CuldeSac)
Gondola bianca (di Lorenzo Damiani)
L’apribottiglia (di Electricwig)
Stuoina: My fair lady (di Luis Eslava)
Biografia di un casco (di Patrick Frey)
Caraffa da vino in alluminio (di Alexis Georgacopoulos)
Forchetta (di Tal Gur)
Teiera (di Ditte Hammerstrøm)
Shampoo Blendax (di Meriç Kara)
Le parasol jaune de bonpapa et marraine (di Sophie Krier)
Questo è un corallo (di Kyouei Design)
La mia maschera da scherma (di Nicolas Le Moigne)
Un cesto finlandese (di Cecilie Manz)
Residuo di campanello (di Peter Marigold)
T-shirt H anes a girocollo senza etichetta (di Jason Miller)
Un bicchiere da vino (di Nòdesign)
Un metro avvolgibile (di Polka)
Sgabello di Péclard (di Adrien Rovero)
Sedie cinesi – fatte in Cina e copiate da olandesi (di Wieki Somers)
Mummo Housut 1 Mummo Housut 2 (di Aamu Song / Company)
Mental power (di Tesolin e Estadieu)
Selene chair 1969 (di Sylvain Willenz)

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