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Libri per saper vivere

I giorni del consumismo sfrenato sono definitivamente lontani anche se la nostra economia occidentale sembra essere tutta costruita su questa filosofia. Ma ormai la gente appare decisa a sapere ben spendere il poco danaro rimasto. Non è un caso che siano aumentate le uscite di libri dedicati appositamente a sapere spendere e vivere meglio.

La gamma di questi libri è piuttosto vasta. Ci sono case editrici che si sono specializzate in settori che fanno della quotidianità il loro problema principale. E nel quotidiano ognuno di noi si confronta quando deve mettere mano al portafoglio. Abbondano i libri su come cucinare, come comprare, come mangiare, come vestire, come arredare la casa e via di questo passo. Tutto tende a fare in modo che l’acquisto e la lettura di un libro sia non un divertissement fine a se stesso bensì un qualcosa di utile, che insegni a vivere meglio e con meno spesa. In fondo i vantaggi della vita moderna rispetto al passato sono rivolti alla essenza delle cose viste nel loro vero essere che tocca tutti, nel bene e nel male. I libri devono lavorare per il bene di tutti e non di pochi eletti.

Non si tratta soltanto di imparare ad essere frugali, risparmiosi o quant’altro. L’idea, ad esempio, di imparare a coltivare piante e frutti che facciano anche da alimento è qualcosa che va al di là dei nuovi principi di una economia basata sul risparmio. La gente vuole avere la sua parte produttiva in un ciclo economico che la veda partecipe non solo come consumatore ma anche come propositore di produzione. Una economia finora basata solamente sul profitto di chi produce un bene è una economia destinata a fallire prima o poi. E che il fallimento ci sia stato lo abbiamo sotto gli occhi di tutti. Poteva andare peggio. Siamo ancora in tempo per mettere le pazze, come si suol dire. ma dipende da noi ed anche dall’uso che facciamo dei libri.

Il fai da te sembra essere la politica vincente per molti i quali sono stufi di essere soltanto oggetto di statistiche stilate sulla propria pelle. Non a caso ci sono libri che insegnano anche a come controllare il proprio bilancio familiare per ridurre le spese, economizzando non solo sui consumi passivi, ma sopratutto su quelli attivi. Acquistare prodotti di consumo di stagione, usare le nuove lampade a basso consumo energetico, scegliere acquisti online, andare in avanscoperta ma non fare acquisti, memorizzare i prezzi sulle bollette. Fare da se significa anche avere la possibilità di condividere quello che si fa con gli altri. Altrimenti che senso ha il fare?

Abbandonare lo stile consumistico del passato significa anche saper riciclare, riusare, reinventare. Il che non significa privarsi del necessario bensì imparare ad essere autosufficienti, ridurre quello che sembra necassario ma in effetti non lo è affatto. In fondo si tratta di rieducare un pò tutti noi latini ed in particolare noi italiani i quali siamo stati sempre lontani dalla filosofia del pragmatismo nel quale gli anglosassoni hanno sempre brillato. E’ bene perciò chiedersi, quando si deve fare qualcosa che presuppone una scelta, se ne vale veramente la pena o a che serve. Non dobbiano farci imporre da un capitalismo consumistico speculativo l’idea che tutto può servire e tutto è necessario per appagare il nostro bisogno di avere per il solo gusto di possedere.

E’ bene ed è ora che i libri diventino sopratutto strumenti del vivere per una vita vissuta con consapevolezza e responsabilità. Non solo letteratura accademica spesso sterile o solamente autogratificante, o quanto meno referente soltanto di certi gruppi che considerano la cultura come un campo riservato a pochi addetti ai lavori. Aumentano di giorno in giorno i siti che si occupano di libri non fini a se stessi ma che cercano di armonizzare in chi legge la mente il corpo e lo spirito. E dove secondo voi si può fare una cosa del genere? In un giardino, ovviamente. Nel “Giardino dei libri”.

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