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La parola stampata non è morta. Non stiamo per assistere alla fine dei romanzi o alla chiusura delle librerie. Non credo però che finiremo tutti ad usare Twitter. E' certo comunque che ci troviamo nel bel mezzo di una trsformazione che ha tutto l'aspetto di una rivoluzione. Per i giovani di oggi Google è certamente in grado di offrire molto di più di quanto possa offrire la lettura non dico dei Promessi Sposi ma anche dell'ultimo libro di Harry Potter. I libri sono senza dubbio sempre meno al centro della nostra vita culturale.


Il declino del libro e quindi del modo di leggere riguarda il lento ma costante scivolamento verso il nuovo modo di comunicare che vede il lettore andare direttamente al sodo evitando le lunghe argomentazioni. L’idea è quella di dare la precedenza assoluta non più a lunge articolate, complesse narrative bensì a piccoli “pezzi di cultura” fatti di parole, musica, video. Non difficili da registrare, organizzare, conservare, cercare e gestire. Su di essi si costruisce il nuovo modo di imparare e divertirsi. Tutti ricordiamo i grandi dischi degli anni sessanta, i microsolchi che contenevano brani di musica. Sono stati sostituiti dai singoli pezzi degli iTunes. Su YouTube milioni di video sono a disposizione di tutti e non durano più di cinque minuti. E anche se sono più lunghi difficilmente lo spettatore li guarda fino alla fine. In rete ci sono dei siti che offrono la visione di filmati fatti di sole cinque parole. Addirittura si possono trovare siti che offrono filmati di recensioni di canzoni fatti di soli cinque parole, ricordi di sei parole, recensioni di vini di sette, e minisaghe di minisaga di 50 parole.

Questa nuova brevità ha molte virtù. Scrivere in rete significa per lo più aspettarsi un riscontro da parte di qualcuno che ti legge. Gli argomenti sono i più variati come infinita e variata è la vanità di chi intende comunicare con gli altri. Il più delle volte accade che chi scrive su un blog lo fa anche per comunicare con se stessi. Esistono anche forme più sofisticate di blog, come ad esempio questi spazi della piattaforma Blogo. Ci chiamiamo “Guide”> e ci occupiamo degli argomenti più disparati. Dalla politica, alla letteratura, dalla musica alle scienze, dal cinema all’alimentazione. Sono centinaia e centinaia di esperti-amatori della materia che hanno scelto di “guidare” i lettori in una determinata disciplina, scegliendo argomenti antichi o moderni, legati all’attualità o alle professioni, per vanità o per passione. “Guide” esperte che intendono condividere, informare, fare tendenza. Poichè ormai viviamo in un’epoca in cui il flusso delle informazioni è costante, 24 ore su 24, il bloggista o la guida è costretto ad alimentarsi continuamente alle sue fonti di informazioni per poter a sua volta informare gli altri. Un vortice di notizie che gira su stesso, cucinando argomenti nuovi o vecchi, tutti in forma breve, con gallerie fotografiche e link attivi.

Questi articoli, o meglio i “post”, come vengono definiti gli interventi, appaiono e scompaiono vivendo nemmeno quello che i francesi chiamano “lo spazio di un mattino”. Eppure sembra che riescano a fare “cultura” anche di un tipo ben diverso da quello tradizionale della parola stampata. Sarebbe facile dire che questa “cornucopia” non è informazione in quanto ha un respiro breve, brevissimo. Difficilmente un post, un articolo, un intervento di questo genere, viene letto per intero, commentato, analizzato, registrato, conservato. Chi naviga per questi mari del Web sa bene che basta scegliere le parole chiave di un argomento che interessa, inserirlo nella grande-piccola “bocca” di Google e il gioco è fatto. Migliaia di voci correlate all’argomento vengono servite. Basta soltanto avere le idee chiare per selezionare, filtrare, miscelare e quanto si è letto in quel post nelle prime quattro cinque righe di testo, può essere approfondito, allargato, allungato, elaborato. Non solo a parole, ma in audio e video, in tutte le lingue raggiungibili.

Questo processo di ricerca e di lettura non è quello tradizionale. Nè tanto meno la cultura di riferimento è quella di un tempo, univoca, uniforme, unilaterale. Qui ci troviamo di fronte ad un processo complesso di conoscenza che va sotto il nome di “multitasking”, con la sensazione che mentre cerchiamo e troviamo quello che ci interessa, siamo da più parti, possibilmente da tutte le parti. Ci abbeveriamo a più fonti di conoscenza ed informazione in maniera non univoca, multidirezionale, con più sbocchi e soluzioni. La conseguenza è che non abbiamo più davanti a noi una “storia”, ma più “storie” di un argomento che ci interessa. La “narrativa” del mondo è amplificata, echi e risonanze possono chiarire e confondere, niente è più certo e conclusivo, tutto appare quanto meno provvisorio. A quel “post” ne seguono altri altrove. Il sistema diventa incoerente, pronto ad impazzire. Ma tutto è nelle mani di chi legge, scrive, cerca. In questa selva della conoscenza il navigatore è solo, pur nella moltitudine dei tanti.

Pensate a quello che ognuno di noi, più o meno ogni giorno fa: ascoltiamo la musica, le notizie, le chiacchiere. Ma possiamo anche, “vederle” gestirle, registrarle, rilanciarle, correggerle. Se la pagina è scritta e stampata abbiamo una qualche difficoltà perchè ci appare monolitica, pesante, faticosa da seguire. Abbiamo bisogno invece di vedere senza immaginare, ascoltare senza sentire, intervenire per partecipare e condividere. Qui sta il successo dei così detti “social network” o quanto meno dell’idea di quanto essi offrono a chi decide di usarli. Molti pensano che questo “multitasking” sia una fregatura nel senso che ci rende tutti meno efficienti. Controllare la mail ogni momento, i messaggi al cellulare, quelli su twitter o facebook, le novità su YouTube e via dicendo, ci fa tutti “dipendenti”. Se fosse vero questa sensazione sarebbe già scomparso da tempo. E invece sembra accelerare. Il che vuol dire che sublima le nostre attività individuali. Del resto molte ricerche hanno accertato che il quoziente di intelligenza delle persone è notevolmente aumentato, un fenomeno noto questo come l’effetto Flynn. Non si vuole sostenere che questo sia dovuto al multitasking ma si ha l’impressione che questo effetto celi la impressione comune che la gente sia meno attenta e più lenta anche se forse più reattiva. Una società che faccia della sua essenza sociale il multitaking giustifica tutte le innovazioni e i relativi innovatori che emergono giorno dopo giorno.

La nuova tecnologia ci mette in condizione di fare più cose contemporaneamente ma ci porta anche a perdere di vista il quadro globale delle cose. Accediamo a più informazioni, più rapidamente di prima ma siamo anche più impazienti. Se usiamo Google è perchè in pochi secondi abbiamo la risposta a quello che cerchiamo. Per fare stessa ricerca in una enciclopedia ci vorrebbe molto più tempo. Questo non significa che lo preferiamo perchè siamo più impazienti. Significa che abbiamo la possibilità di focalizzare meglio la nostra ricerca allargando la nostra visione del mondo e quindi delle cose che in esso si trovano. I “piccoli pezzi” della ricerca se collocati in una più ampia visione d’insieme ci danno la possibilità di definire nuove tendenze. Chi usa il Web non lo fa “at random” a caso, bensì segue una sua personale “narrativa” vale a dire una idea, un progetto, uno schema. Qualunque esso sia, sport, libri, viaggi, sesso, arte, cinema, il navigatore investe il suo tempo lasciando dietro di seè sempre qualcosa di insospeso che riprenderà il giorno dopo. Il Web non allenta l’attenzione bensì l’allunga formando un filo ininterrotto di conoscenza che soltanto il navigatore potrà caratterizzare. Questo permette l’allargamento dell’informazione creando progetti personali e di lavoro senza perdere il contatto con il mondo.

Il segreto per lo sviluppo personale sta nell’uso proprio degli strumenti che si hanno a disposizione. E sopratutto i filtri di selezione i quali permettono gli approfondimenti, le connessioni e l’organizzazione. E’ vero anche che chi naviga non sempre lo fa per avere una esperienza culturale fortemente caratterizzata. Si naviga spesso per svago, divertimento, per passare il tempo e per fare e provare nuove esperienze. Ma questo è solo per chi è giovane e ha bisogno ancora di costruirsi riferimenti culturali, esistenziali e professionali forti. Man mano che il tempo passerà la Rete è destinata a diventare un indispensabile strumento di lavoro. Lavorare nel futuro prossimo venturo significherà sempre di più conoscenza della vita sia in senso orizzontale che verticale. La Rete sarà sempre di più uno strumento di interconnetività tra abilità diverse, lontane ed anche conflittuali. Ed è appunto questa la novità: il contrasto tra le conoscenze, contrasto visto non come conflitto ma come diversità e quindi opportunità.

C’è da convenire che questo tipo di cultura è completamente diverso dal tipo di cultura tradizionale. Le tecnologie che la Rete offre a tutti permettono a tutti di avvicinare la realtà in maniera del tutto diversa da come si faceva prima. E questo avviene con la parola scritta, l’immagine, i suoni, insomma con tutti i sensi di cui l’uomo è dotato. Non è più una relazione a distanza, bensì ravvicinata. La “cultura” è qui, a portata di mano, 24 ore su 24, quanta e come la vuoi. Entra nella nostra vita, un flusso continuo che crea una condizione della mente sempre disponibile e diversa. Questo spiega perchè ogni qualvolta una nuova tecnologia viene lanciata la gente vuole averla, possederla, usarla. A non tutti piace questo. Molti vorrebbero continuare a mantenere distanti uomini e idee oltre che prodotti. la verità è che gli uomini sono assetati di “cultura” che non è più vista come eterna ed immutabile, bensì come in continuo divenire. Del resto sappiamo bene che ci fu qualcuno che in passato ebbe e dire con moderna intuizione “tutto scorre”.

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