Il mistero della Primavera di Botticelli

La "Primavera" di Sandro Botticelli risale al 1478 ed è un dipinto di grandi dimensioni. Occupava una parete della Villa di Castello l'elegante residenza di Lorenzo di Piefrancesco, un giovane componente della famiglia dei Medici. Il dipinto misura 203X214 e ospita una mescolanza di strane figure della mitologia greco-romana. Anche se fatto in tempera su una base di legno il disegno ricorda le tappezzerie medioevali. E' uno dei tesori più amati degli Uffizi, nel cuore di Firenze. Ma il suo significato, anche a distanza di tanti anni, resta un mistero che come quello della Primavera si rinnova di anno in anno.


Questa armoniosa, straordinaria, pittorica Primavera non è solo un tributo al paganesimo come superficialmente si crede. Di contro è anche un’allegoria cristiana intenzionalmente creata ortodossa e gioiosa come quella di John Bunyan nel “Pilgrim’s Progress”. E’ sopratutto una riproduzione del giardino segreto di Dante nel Purgatorio nei canti 28-31. Per Dante il Purgatorio è la regione di transito per il Paradiso. Tutti sono già salvi e si muovono verso Dio in pace e gioia. Al centro del dipinto c’è una Madonna serena nell’aspetto ma senza bambino. E’ l’amata di Dante, Beatrice che lo condusse a Dio. E’ ritratta mentre al centro della scena vestita con un abito lungo bianco e ricoperta da un drappo rosso. Il bianco dell’abito riflette l’azzurro del cielo. La sua mano destra è sollevata allo stesso modo in cui è sollevata la mano di maria nell’altro quadro di Botticelli “L’Annunciazione”.

Alcuni critici hanno avanzato l’idea che potesse essere Venere invece che Beatrice impersonificante la dea dell’amore e della bellezza. A sinistra di Beatrice c’è la sua amica Matilda la quale, come nel canto 28 della Divina Comedia, raccoglie fiori. Alcuni critici hanno identificato invece in questa figura Flora, dea della primavera nel mentre sparge fiori. A destra di Beatrice tre figure femminili: Fede, Speranza e Carità che ballano in cerchio come nel canto 30. I critici, ancora una volta, hanno identificate le tre Grazie, figlie di Zeus. La figura di Beatrice e quella delle sue quattro compagne, ha qualcosa di paradisiaco. Il quadro che nella parte superiore rappresenta il cielo e nella parte inferiore riproduce il terreno, possiede qualcosa di veramente magico. La parole che dice Matilda descrivono egregiamente l’atmosfera: “Qui è sempre primavera”. Cielo e terra sono fusi.

Chi è Matilda? Botticelli era senza dubbio consapevole del fatto che prima che Dante scrivesse la Comedia aveva memorizzato il ricordo di un incontro con una giovane donna chiamata Primavera. Nel capitolo XXIV della Vita Nuova Dante racconta di un incontro particolare che ebbe con lei un giorno:

“Io mi senti’ svegliar dentro a lo core
Un spirito amoroso che dormia:
E poi vidi venir da lungi Amore
Allegro sì, che appena il conoscia,
Dicendo: “Or pensa pur di farmi onore”;
E ‘n ciascuna parola sua ridia.
E poco stando meco il mio segnore,
Guardando in quella parte onde venia,
Io vidi monna Vanna e monna Bice
Venire inver lo loco là ‘L’siamo era,
L’una appresso de l’altra miriviglia;
E sì come la mente mi ridice,
Amor mi disse: “Quell’è Primavera,
E quell’ha nome Amor, sì mi somiglia.”

E’ quasi certo che la storica Giovanna, la Primavera, della Vita Nova sembra essere la Matilda allegorica della Divina Comedia. Alcuni critici hanno scritto che è sufficiente pensare a Matilda nel Purgatorio come Giovanna, la Primavera nella Vita Nova, alla stessa maniera in cui Giovanni Battista anticipa la venuta del Cristo. Così Giovanna/Primavera appare come Matilda nel Purgatorio, appare Primavera nel dipinto di Botticelli. Simile ad un altare in forma di un trittico pannello centrale, Botticelli raffigura gli angelici volti di Beatrice, Matilda e le tre virtù teologali affiancati da due scene laterali collegate. A destra Eva indifesa con un ramoscello che le esce dalla bocca. Sembra quasi che venga spinta verso Adamo da un subdolo Satana alle sue spalle tra gli alberi, nelle forme di un serpente. Alcuni critici hanno identificato Eva con la ninfa Cloris e Satana a Zefiro, il vento d’occidente. Anche nella Comedia, ai canti 28 e 29 del Purgatorio, troviamo un riferimento al vento che soffia verso occidente. Questo ha portato alcuni critici a pensare che che il senso generale del movimento del dipinto sia da destra verso sinistra (da oriente verso occidente) la stessa posizione in cui venne a trovarsi Dante che osservava le scene a cui abbiamo fatto riferimento nei canti citati.

A sinistra del quadro troviamo la grande figura di Adamo, che non ha ancora peccato. Egli tende la sua mano verso il frutto proibito, che è un arancio. Nel canto 28 Matilda si lamenta della perdita del giardino gioioso a causa del peccato, vera anticamera della pace eterna. L’abito formale e marziale che Adamo indossa suggerisce a chi guarda forse l’idea di Marte dio della guerra, piuttosto che Mercurio, dio del commercio, come alcuni critici hanno supposto. Marte fu il dio romano dell’agricoltura e della fertilità della terra piuttosto che della guerra. Una figura appropriata in un tipico giardino primordiale. La sua spada e il suo elmo senza ali sono tipici. Botticelli lo fa somigliare molto al Marte del suo dipinto “Marte e Venere”. Tra le altre cose Marte era anche la divinità della città di Firenze ed aveva un particolare significato per Dante, per Botticelli come anche per chi aveva commissionato il dipinto. Inoltre il mese di Marte, marzo, è il mese dell’equinozio ed è anche il tempo quando Dante fa il suo viaggio allegorico nella Comedia, agli inizi appunto, della Primavera.

Come la poesia di Dante, l’arte di Botticelli è estrememente lirica e popolare, ma anche molto complessa dal punto di vista intellettuale. E’ lecito chiedersi perchè Botticelli abbia scelto otto figure del Giardino di Eden a caso dalla mitologia classica. Questa ambiguità resta soltanto superficiale in quanto egli volle nel suo dipinto riflettere il neoplatonismo cristiano in voga al tempo di cui era impregnata la cultura del committente del quadro stesso e i suoi amici. Ad essi, infatti, piaceva fare collegamenti tra il Cristianesimo e la mitologia classica. Il suo patrono ebbe da Botticelli due dipinti per il prezzo di uno, un vero e proprio tour de force nello spirito di Dante, grande maestro di sintesi. Essi possono essere stati ispirati dal canto 31 del Purgatorio. Qui Dante guardò negli occhi di Beatrice e si stupì nel trovare in essi l’immagine fissa del Cristo che oscillava tra l’umano e il divino, da uno stato all’altro. La doppia natura della Primavera fu forse quella di creare una sorta di analogia terrena con quella immagine in cui un dipinto si trova ad avere due nature: una umana riportabile alla mitologia classica ed una divina riferibile all’allegoria cristiana.

Secondo lo studioso Kenneth Clark Botticelli fu ossessionato dallo studio di Dante per almeno 20 anni. Gli venne dato il compito di illustrare l’Inferno prima di dipingere la Primavera. Fino al 1460 tutti i libri venivano fatti a mano ed erano molto costosi. Il gruppo dei neoplatonici fiorentini collegati alla creazione della Primavera pubblicarono una edizione piuttosto costosa della Divina Comedia il 30 agosto del 1481. Il primo volume di questa triologia venne illustrata da 19 incisioni di Baccio Bandini prodotti su altrettanti disegni di Botticelli. Clark afferma che il Botticelli stava lavorandoci su negli anni intorno al 1470. Egli ritiene anche che il pittore seguiva il commento in voga a quei tempi su Dante e che uno dei suoi migliori amici era un famoso dantista.

Numerosi sono gli studi e le analisi che sono stati scritti su questo stupendo quadro. Ad ogni ritorno di primavera bisognerebbe fare un viaggio a Firenze alla Galleria degli Uffizi, sedersi davanti a questa tempera “grassa” su tavola di pioppo ad ascoltare la musica che da esso proviene insieme al canto degli uccelli. Chiudendo ed aprendo gli occhi si potrà avvertire il fruscìo di quelle figure femminile danzanti al vento d’occidente, sentire il profumo dei fiori lasciandosi andare al fascino del suo mistero. Il mistero della primavera che ritorna e quello della magia della pittura di Botticelli.

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