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La rivoluzione digitale nel futuro dell'editoria

Tutti abbiamo sotto gli occhi la grande trasformazione che sta avendo luogo nel campo della stampa ed in quello dell'editoria in particolare. Eppure fingiamo di non accorgercene. Un futuro quanto mai rivoluzionario si apre davanti a noi lettori. Lettori non solo di libri, riviste e giornali, ma anche di manifesti, annunci, comunicazioni, opuscoli. Stiamo passando da un tipo di industria tipicamente fisica, materiale, concreta nella quale fino ad oggi il messaggio stampato trovava la sua realizzazione così come dai tempi di Gutenberg, ad una industria di tipo squisitamente astratta, evanescente, impalpabile, quindi virtuale, quale quella che viene fuori dal così detto cyberspazio.

Questo passaggio sarà senza dubbio più importante di quello che avvenne con l’invenzione della stampa a caratteri mobili oltre cinquecento anni fa. Se ci limitiamo soltanto all’industria editoriale ed alla produzione di libri in particolare, ci basterà notare il fatto che stanno scomparendo i grossi depositi di libri trasportati da una parte all’altra del mondo, sostituiti da libri digitali che viaggiano in bits & bytes da una parte all’altra del nostro pianeta. Nessuno, nemmeno lo stesso Gutenberg, avrebbe potuto immaginare un cambiamento del genere in così breve tempo con l’avvento di quel processo che va sotto il nome di digitalizzazione. La terra sta letteralmente tremando sotto i piedi di tutti gli editori e stampatori di libri del mondo. Si tratta di comprendere su che tipo di terreno andranno/andremo, loro come editori e noi come lettori, a mettere i piedi. La digitalizzazione si estenderà sempre di più a macchia di leopardo decentralizzando i mercati e stabilendo nuove regole, ancora tutte da capire, studiare e regolare. Proprio qui sta il problema: la velocità con la quale le tecnologia si estende e si diffonde in maniera incontrollata, incontrollabile e sopratutto non negoziabile. Proprio come accade con i terremoti.

La tecnologia di Gutenberg fu la condizione necessaria con la quale il mondo occidentale conquistò il suo rinascimento. I governi e le istituzioni dei vari stati europei e quindi mondiali non aspettavano altro che Gutemberg creasse le premesse per farlo. In soli cinquanta anni le stamperie si diffusero dappertutto da un capo all’altro dell’Europa ed oltre, fermandosi solo alla soglia dell’Islam che all’inizio detestò la stampa. Anche la Cina ignorò per molto tempo la cosa a causa dei suoi caratteri e della trascrizione fonetica complicata dei suoi ideogrammi. Le resistenze che oggi gli editori mostrano nei confronti della digitalizzazione del futuro non scaturisce dalla paura di una diversa cultura e da un diverso modo di leggere quanto dalla obsolescenza e dalla complessità della trasformazione digitale che li attende. Una operazione questa in cui molte cose delle infrastrutture tradizionali diventeranno ridondanti. Carlo Marx scrisse delle rivoluzioni del 1848 nel suo Manifesto che tutto ciò che è solido è destinato a sciogliersi nell’aria. La sua visione del paradiso dei lavoratori era ovviamente errata, almeno per 180 gradi. Il suo fu solo il trionfo del desiderio sull’esperienza. Ciò che si sciolse subito si solidificò diventando capitalismo industriale, un paradiso per alcuni a spese di molti.

Ma la potente immagine che Marx usò ben si adatta all’industria editoriale di oggi per quanto concerne le sue infrastrutture ad alto tasso capitalistico con le rotative, i depositi, i distributori tutti pieni di materiale fisico di ritorno. Il suo mercato al dettaglio condizionato da costi di gestione rischia la fine rapidamente. Tutto il contenuto cartaceo si trasformerà in file digitali continuamente scaricati all’istante titolo per titolo ogni qualvolta qualcuno da qualche parte sulla terra ne avrà bisogno. Ogni “pezzo” potrà essere prodotto in una singola copia oppure, a richiesta, alla stessa maniera di come si chiede elettronicamente un caffè o un pacchetto di sigarette, ottenendolo all’istante e scaricato anche direttamente sul proprio apparecchio quale il Kindle, il Sony Reader o altro successore come l’IPad. Questa diabolica tecnologia è in grado di esaudire ogni tipo di richiesta e creare mercati multilingua in maniera illimitata spodestando il sistema creato in tanti secoli da Gutenberg senza interventi specialistici particolari.

La digitalizzazione crea un mondo del tutto nuovo e diverso in cui tutti possono diventare editori e tutti potranno dirsi autori. I filtri tradizionali si scioglieranno nell’aria come aveva detto Marx e solo solo chi non vuole o non sa leggere ne resterà fuori. In questo mercato virtuale elettronico potranno convivere le poesie di Keats e gli Haiku di Nonna Maria. Si potrà accedere praticamente a tutte le biblioteche del mondo con un semplice clic del nostro mouse. Alla stessa maniera, con un banale clic, l’intera civiltà del nostro pianeta potrà scomparire. Di qui la necessità di conservare i nostri libri tradizionali.

Nel caos letterario del futuro digitale noi lettori saremo guidati da pubblicazioni di rispettabili editori a livello mondiale, con un catalogo in più lingue, una funzione consona a Google e si spera condivisa da grandi biblioteche ed università. Con abili bibliotecari, nel pieno rispetto dei copyright, facilmente raggiungibili sul Web. I titoli verranno anche collocati sui siti personali degli autori ed editori oltre che essere raggiungibili su siti specializzati nei vari interessi sui quali una biografia di Napoleone e un libro sull’addestramento dei cani potranno essere valutati da esperti e scaricati direttamente dagli autori o editori. Opportuni programmi indicheranno prezzi ed acquisti superando vecchie abitudini. Eliminando le spese di spedizione, di inventariato, di stoccaggio e di resa i lettori acquisteranno a minor prezzo, gli autori guadagneranno di più e gli editori, liberatisi della costose infrastrutture, sopravviveranno e possibilmente faranno affari.

L’ipotesi di questo tipo di futuro prevede anche la fantastica utopia dei contenuti digitali liberi e gratuiti. Il tutto basato sulla considerazione che gli autori non dovranno più scrivere per mangiare. La digitalizzazione incoraggerà una diversità senza precedenti di nuovi contenuti in diverse lingue. Si potranno avere uffici editoriali collegati a distanza e seguire tendenze locali o sovranazionali. Il difficile, duro lavoro solitario della creazione letteraria comunque richiede un raro talento individuale e la narrativa non è quasi mai collaborativa. I social networks potranno spingere i lettori a collaborare a questo o quel libro ma questa stessa collaborazione non facilita la creazione di mondi artificiali con gente vera in essi. Il lavoro di un autore fin tanto che non sarà pronto per essere presentato a un amico o un editore resta un lavoro privato. Dickens e Melville scrissero in solitudine su carta e con la penna. Allo stesso modo hanno lavorato centinaia di autori per molti anni se non altro usando macchine da scrivere e computer.

In tutte le culture preistoriche le grandi saghe e le epopee furono creazioni necessariamente comuni elaborate dalla memoria della tribu con la supervisione di una figura sacerdotale per intere generazioni. Con l’invenzione dell’alfabeto gli autori non dipesero più dalla memoria comune ma dipendevano da una memoria lasciata sulla pietra, sul papiro e sulla carta. Nei tempi moderni i progetti comuni sono limitati solo a opere di consultazione quali ad esempio enciclopedie del tipo Wikipedia. Anche se i network sociali non faranno nascere altri Dickens o Melville, la Rete è già diventata una potente fonte di informazione per gli autori con materiale aggiornato continuamente ed ottenibile in qualsiasi momento ovunque, per mezzo di abbonamento o gratuitamente.

La scrittura di qualità su argomenti generali sarà sempre più rara e necessaria e sopravviverà sia alla stampa tradizionela che a quella online per i lettori esigenti. Opere di genio emergeranno là dove il libro non ha attecchito prima, alla stessa maniera di come da luoghi oscuri e sconosciuti dell’Europa emersero con l’avvento della stampa. Gutenberg però non diede all’Europa una lingua comune con i suoi stretti confini culturali. La digitalizzazione può far nascere qualcosa di diverso offrendo al mondo una visibilità a livello mondiale aperta ai testi di natura sia scientifica che letteraria. Ci sarà molto da fare per i traduttori. I costi per i futuri editori saranno ridotti al minimo in quanto essi potranno avere dei piccoli gruppi di servizio senza le grandi spese di manutenzione della distrubuzione e della gestione. I piccoli editori già usufruiscono di queste opzioni esterne quali servizi legali, contabilità, progettazione, pubblicità, mentre Internet sarà sempre di più un “veicolo virale” in grado di offrire opportunità nuove ed efficaci delle quali Facebook, YouTube sono i precursori. Investitori esterni potranno aiutare gli autori sui quali si spera di fare un profitto così come si fa con i film e il teatro. Il passaggio da un sistema centralizzato ad uno quasi autosufficiente fatto di piccole unità autonome locali renderà queste più autorevoli mentre le grosse concentrazioni tenderanno a scomparire.

I tradizionali diritti di territorio diventeranno superflui e sarà necessaria una convenzione mondiale uniforme. La protezione dei diritti di contenuto continuerà ad essere un problema sentito per quanto riguarda il diritto di autore poichè senza protezione gli autori si moriranno di fame e la civiltà andrà in declino, una prospettiva riconosciuta nella stessa Costituzione delle Nazioni Unite la quale invoca il copyright per il mantenimento degli autori non principalmente come fatto di equità bensì per il bene pubblico. Mentre i musicisti compensano i loro introiti con i concerti, con la vendita di prodotti e annunzi pubblicitari, gli autori-scrittori non possono fare lo stesso. I diritti digitali di gestione del software attualmente in vigore per bloccare la condivisione dei file saranno continuamente tirati in ballo, mentre chi fa condivisioni del genere continuerà ad evadere i pagamenti non solo per se stessi e per gli amici, spesso credendo erroneamente che “i contenuti vogliono essere liberi” e gran parte del software antivirus è impegnato continuamente contro gli hackers.

Queste ed altre soluzioni emergeranno in risposta ai bisogni che man mano si presenteranno. E’ inutile in questo momento anticipare nuovi scenari editoriali nei dettagli o specificare come questi evolveranno, oppure ipotizzare il ruolo futuro degli editori tradizionali man mano che avanzerà la digitalizzazione su più fronti mentre gli stessi editori, scrittori e lettori si adatteranno di conseguenza. Fin qua si è cercato di prevedere il futuro digitale in termini strettamente strumentali. C’è anche una dimensione morale del problema poichè noi uomini siamo una specie con una lunga tradizione che tende all’autodistruzione. L’industria che Gutenberg ha introdotto ha reso possibile la vasta diffusione di autori come Montaigne, Shakespeare e Cervantes senza parlare poi di opere minori come “Babar the Elephant” e “The Cat in the Hat”. Ma la tecnologia ci ha dato anche i “Protocolli dei Savi di Sion”, “Mein Kampf” e il “nonsense” che ha trasformato Pol Pot da Parigi da un semplice imbecille in un assassino di massa. La digitalizzazione amplificherà al massimo la nostra natura di uomini ma farà anche qualcosa di diabolicamente opposto. La censura, comunque, non può essere la sola risposta a questi mali.

I contenuti digitali sono fragili. Conservare libri tradizionali da possibili predatori digitali e dai rischi della memoria elettronica è essenziale. Esemplare il caso recente di Amazon. Su richiesta degll’editore l’azienda ha proceduto a cancellare il libro di Orwell “1984″ dalla piattaforma del Kindle per i clienti che avevano scaricato l’opera. Questa azione dimostra quanto sia facile intervenire sulla memoria elettronica senza alcun preavviso o permesso. In Danimarca la musica scaricata su abbonamento si auto-distrugge allorquando lo stesso abbonamento scade. La stessa cosa accade con l’abbonamento al Dizionario Inglese della Oxford University Press. Molto di questo materiale, che è sensibile alle scadenze e per questa ragione ha bisogno di essere stampato e pubblicato in solido, viene già venduto per mezzo di abbonamento rinnovabile. Se io fossi un editore oggi prenderei in considerazione l’idea di un tipo di affitto rinnovabile per tutti gli e-book scaricati che rifletta questo tipo di contratto condizionato, rinforzato da software gestionale dei diritti digitali tra fornitori di contenuti e fruitori finali.

In questo contesto di grandi trasformazioni e cambiamenti l’industria editoriale non può essere solo una impresa d’affari. Senza i contenuti delle nostre biblioteche sia pubbliche che private la nostra civiltà si avvierebbe al collasso. In questo contesto di grandi trasformazioni e cambiamenti l’industria editoriale non può essere solo una impresa d’affari. Senza i contenuti delle nostre biblioteche sia pubbliche che private la nostra civiltà si avvierebbe al collasso. Il grande, immenso mercato digitale che abbiamo davanti non è una fantasia. Sarà un mercato enorme, diverso, che riserverà molte sorprese. Il suo impatto culturale non può essere nemmeno immaginato. Gli E-books saranno un fattore significativo in questo futuro che resta molto incerto. Ma i libri stampati continueranno ad essere contenitori insostituibili della nostra saggezza collettiva.

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Questo post è un libero adattamento di un articolo apparso su una famosa rivista di libri americana. L’autore è Jason Epstein, il padre del commercio del libro economico negli USA da lui iniziato nel 1952 quando era un giovane editor nella casa editrice Doubleday. Nel 1963 fu uno dei fondatori di questa rivista The New York Review e nel 1979 fu il fondatore con lo scomparso Edmund Wilson della Library of America. Nel 2007 ha co-fondato On Demand Books. Tra i suoi numerosi premi vanno ricordati il “National Book Award Medal for Distinguished Contribution to American Letters”, il “Lifetime Achievement Award of the National Book Critics Circle, e il “Curtis Benjamin Award given by the American Association of Publishers for enriching the world of books (March 2010).

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