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La tipografia del Padre

La Festa della Mamma e la Festa della Donna sono feste note, come pure quella della Giornata della Donna. Tutte dedicate alle nostre compagne di viaggio in questa cavalcata fantastica che è la vita: le donne. La Festa del Papà è in arrivo ma manca ancora la giornata degli uomini e la festa del padre. Dobbiamo fare di tutto, noi uomini, per ristabilire l'equilibrio. Nel frattempo facciamo un poco di storia di questa festa del papà e vediamo anche alcune figure maschili che hanno fatto letteratura.


La Festa del Papà non è una celebrazione molto antica come quella della Festa della Mamma vecchia di secoli. Solo nel XX secolo infatti hanno cominciato a festeggiare i papà. Si celebra questa festa non uniformemente nel mondo. Un gran numero di paesi onora i padri la terza domenica di giugno. Alcuni di questi sono: Argentina, Barbados, Canada, Chile, Cuba, Grecia, Guyana, Ireland, Mexico, Netherlands, Pakistan, Panama, Sri Lanka, Turkey, United Kingdom, Ukraine, United States, e Venezuela. Sono paesi che pur avendo storia e istituzioni politiche diverse hanno scelto lo stesso giorno.

In America, il paese dove tutte le celebrazioni hanno inzio, la prima Festa del Papà avvenne nel 1908 in Virginia in una chiesa di Fairfax dove si tenne una festa. L’anno dopo la signora Sonora Smart Dodd di Spokane, Washington, tenne una celebrazione in onore di suo padre il quale aveva cresciuto sei figli da solo, dopo che sua moglie era morta dando alla luce l’ultimo bambino. Dopo di avere preso parte alla festa della mamma si rese conto che doveva fare la stessa cosa con suo padre. Cominciò così a diffondere l’idea di un giorno dedicato ai papà. Ci vollero diversi anni per legittimare la festa. Infatti fu solo nel 1972 che la cosa si ufficializzò in Usa.

La Russia è il primo paese nell’anno gregoriano a fare la festa ai padri il 23 febbraio. Viene ufficialmente detta la “festa della difesa della terra dei padri” ed è chiaramente opposta a quella della mamma. Otto paesi hanno scelto il 19 marzo per onorare i padri: Bolivia, Honduras, Italia, Liechtenstein, Andorra, Portugal, Spain, and Macao. In Italia coincide con il giorno di San Giuseppe, il padre di Gesù, ed assume un significato legato alla famiglia ed al suo capo. Un carattere quindi anche maschilista. Il secondo giorno di novembre si festeggia in altri cinque paesi: Estonia, Finland, Norway, Sweden. L’ultimo paese arrivato è l’Islanda. La Bulgaria è l’ultimo paese a celebrare cronologicamente nel corso dell’anno, il 26 dicembre.

Indipendentemente dal giorno fa piacere sapere che molti paesi al mondo onorano i padri alla stessa maniera di come si fa per le mamme. L’onore forse è venuto tardi ma bisogna dire che la figura del padre era già presente nella storia non solo della civiltà di molti paesi ma anche in quella della letteratura. Ne ricordo diverse di cui parlerò prossimamente. Molte hanno avuto una presenza decisiva decisiva non solo per il messaggio che hanno trasmesso e rappresentato ma anche per mettere in evidenza quanto sia importante la figura paterna in ogni società. Io intendo onorare la mia con il brano che segue. Alvano è l’alter-ego del Bibliomane che scrive:


Non avrebbe mai dimenticato per tutto il resto della sua vita l’atmosfera di quel posto, divenuto poi un luogo della mente, un posto della memoria. Non era solo per l’odore del piombo e dell’inchiostro, tipico della tipografia. Ma anche per quello del petrolio, delle carte, del sudore umano nei giorni caldi dell’estate, e del fumo dei bracieri accesi per riscaldare gli ambienti nelle lunghe e fredde giornate invernali. Oggi, nel tempo delle reti e delle superstrade della comunicazione, in quel luogo, Alvano, vedeva e ricordava lui, un uomo, in piedi sulla grande rotativa, a prendere i fogli per farli scivolare sul rullo che li avrebbe fatti imprimere sulle forme di piombo collocate sul carrello che di sotto scorreva veloce. Sempre pronto a fischiettare un motivo, la sigaretta accesa poggiata sul banco accanto alla risma di carta da stampare, quell’uomo era il simbolo della creatività.

La ruota girava veloce, guidata dalla cinghia legata al grosso motore che trasmetteva all’ambiente un fragore cadenzato. Sembrava come il correre delle carrozze di un treno sulle sue rotaie. Per ore ed ore quell’uomo era capace di stare in piedi su quella sorta di piedistallo, come sulla tolda di comando di una nave, mentre tutt’intorno fremevano le attività della tipografia. Dietro la macchina, là dove scendevano i fogli ancora freschi di stampa, spesso Alvano si metteva a ‘pareggiare’, a sistemarli, cioè. Freschi ed odorosi non dovevano essere toccati. Le “forme” potevano essere quattro oppure otto, a seconda del formato del libro. Oppure una, come nel caso di un manifesto. E allora, la forma, era grande. Fatta di caratteri di piombo e di legno. Pazientemente allineati, l’uno dopo l’altro. Spazzolati col petrolio, prima che l’inchiostratore vi facesse scorrere i rulli. Il sapere prendeva forma e correva verso la vita. Alvano, seduto sullo sgabello dietro la macchina, era felice e si lasciava andare con gli occhi chiusi a sognare, accarezzato dal leggero venticello che i fogli, portati dalle stecche, gli soffiavano sul volto mentre scendevano. Immaginava che tutto ciò che era stato appena impresso dalla forma di piombo si trasferisse nella sua mente.

Potevano essere le pagine del libro che quel prete, stava scrivendo, sulla storia della sua città; i capitoli di quel grosso volume commissionato da un esperto di diritto tributario di Neapolis; oppure, ancora, il bollettino dei servizi del compartimento ferroviario. Lunghi elenchi di orari per partenze ed arrivi. Alvano si sorprendeva a pensare alle ore di studio del vecchio prete trascorse al tavolo per scrivere la storia di quel paese e di quella gente che egli vedeva ogni giorno ma non amava. A volte gli sembrava che i fogli scendessero troppo in fretta e lui non ce la faceva a tenere il passo, o meglio le mani, dietro ad essi. Lui gli chiedeva se le immagini dei clichés fossero chiare e leggibili. L’inchiostro, infatti, poteva essere troppo o troppo poco ed allora bisognava regolare il calamaio che serviva a dosare l’intensità della stampa.

Alvano capiva che qualcosa di importante accadeva in quei momenti di intenso lavoro. Almeno altri tre uomini erano addetti al funzionamento della rotativa. La tiratura era alta e la macchina doveva arrestarsi il meno possibile per non ritardare la consegna del lavoro. Quell’uomo in piedi, sempre allegro, pronto a fischiettare, con una sigaretta tra le dita, aveva una parte importante e decisiva. Era come se la conoscenza ed il sapere del mondo venissero prodotti in quel momento. Un percorso lungo e faticoso, un punto di arrivo sofferto e preciso: le parole, il pensiero che diventavano forma, oggetto, contenuto. Doveva poi essere distribuito agli altri, affinché anche loro sapessero, accettassero, prendessero parte alla comunicazione dei saperi, alla distribuzione della conoscenza, alla scoperta del mondo. Quell’uomo era suo padre.

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