
Mentre navigavo in rete in cerca di argomenti pertinenti al tema del 1° maggio, mi sono imbattuto in una strana ma interessante poesia intitolata “May Day Poem: Tree of Life”, vale a dire “Poesia del Primo Maggio: l’Albero della Vita”. Ve la propongo in testo originale e con una mia traduzione libera. Una poesia soltanto in apparenza strana, ma certamente in tema e pertinente alla giornata che ci accingiamo a festeggiare tra qualche giorno. La vita vista come un albero a cui si chiede aiuto, un simbolo ed una immagine di riferimento costantemente disattesa ed incompresa dagli uomini, ma di cui gli stessi non possono fare a meno.
May Day Poem:
Tree of Life
Let us take suffering down
from the tree of life.
Our only sin is belief
in belief, the hope that nailing pain
to the wood of a cross would somehow
make a difference, somehow ease,
lighten our heavy burden.
But nothing has changed,
prayers go unanswered, and
the same old tired song
goes on and on
and on.
Does the tree feel pain
in change?
Does it need someone, some
ideal, to direct its growth?
We sleep deep in the sweet illusions
of self-made visions,
seeing only what we want to see.
What is born again is the image.
Not something sacred, not something true,
but just another cheap picture
to hang on the walls of our selves.
Rejecting the symbol, trading in
the crown of thorns for a machine gun
or book of German verse is not enough, for
Who is doing the rejecting?
Who is waiting for this most recent
sacrifice to be repaid in full?
The young boy cuts his name
into the oak.
The grown man returns and
not a trace is left,
the desire for permanence having
disappeared into the
living tissues of life.
But our soul-scars last a lifetime,
wounds scratched open with each passing day,
like ruts cut deep in the soft spring earth,
a hungry animal spiraling endlessly,
back and forth, chained –
to a tree.
—-
Poesia di maggio
L’albero della vita
Tiriamo giù il dolore
dall’albero della vita.
Il nostro solo peccato
è credere di inchiodare
la speranza al legno di una croce,
pensare di alleviare
il nostro pesante fardello.
Ma nulla è cambiato,
le preghiere restano senza risposta,
la solita antica canzone che continua.
L’albero sente il dolore del cambiamento?
C’è qualcuno che ha bisogno
del suo ideale per crescere?
Dormiamo in profonde illusioni
fatte di nostre visioni,
vediamo soltanto ciò che
vogliamo vedere. Tutto ciò che nasce
è l’immagine. Nulla di sacro,
nulla di vero, soltanto un’altra
immagine da appendere al muro
di noi stessi.
Respingiamo il simbolo, commerciando
in una corona di spine per una pistola
o per un libro di versi in tedesco, e non basta.
Chi rifiuta tutto questo? Chi ci attende
per ripagarci del più recente sacrificio?
Il ragazzo incide il suo nome nella quercia.
L’adulto ritorna e non trova traccia,
il desiderio della permanenza scompare
dal tessuto della vita.
Ma le nostre ferite nell’anima
durano una vita, ferite aperte di ogni giorno,
come solchi profondi nel tenero
terreno della primavera,
un animale affamato che gira di continuo
su se stesso, incatenato
ad un albero.
Ad una lettura attenta della poesia si capisce la natura della sofferenza alla quale gli uomini, tutti gli uomini, sono destinati. I segni della vita, legati ai rami di quell’albero, incisi sulla corteccia del tempo degli uomini. La sequenza continua delle immagini che si succedono in forma di simboli fallaci che servono soltanto da illusioni del vivere, all’ombra di quella croce fatta di rami che è anche il nostro pesante fardello. Uomini come cani legati a quest’albero che è la vita. Ma attenzione: è un albero del mese di maggio che rifiorisce alla vita e in questa nuova stagione la rinnova. Tutti uniti ed insieme a lenire le ferite aperte di ogni giorno.

galloway








