Questo sito contribuisce alla audience di

Una Guida per l'aldilà

Quando mi è capitato tra le mani questo libro appena uscito in Inghilterra mi è quasi venuta la voglia di chiedere alla nostra amatissima guida-tutor Angie Cafiero se potevo essere, oltre che una guida in "Bibliomania", anche una "Guida per l'aldilà". Con tutti i i tipi di libri che ogni giorno si pubblicano e per tutte le manie che gli stessi trattano, questo è davvero un libro utile. Si sentiva la mancanza di un libro del genere per apprendere qualcosa di corretto, giusto ed importante su ciò che ci aspetta quando chiuderemo gli occhi su questo mondo. Viaggiare verso il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio sarà certamente un cammino non facile.

E’ bene sapere come affrontare questa prova che, prima o poi, toccherà a tutti di fare. Facendo ovviamente i dovuti scongiuri, il più tardi possibile perchè, si sa, il viaggio è verso una terra quanto mai “incognita”. E’ vero che molti sono i libri scritti su questa avventura post-umana, primo fra tutti quello in tre cantiche del nostro esimio compatriota Dante Alighieri. Ma è pur vero che la moderna bibliomania deve essere aggiornata a distanza di tanto tempo. Ecco perchè diamo il benvenuto a questa “guida dell’altro mondo” appena uscita in Inghilterra per i tipi della Oxford University Press.

L’autore è un “Don” vale a dire un esimio accademico di Oxford con una cultura cattolica mescolata ad un periodo di molti dubbi. Il libro è davvero eccezionale con le sue circa cinquecento pagine. Il viaggo esplorativo nell’aldilà comincia dagli Egiziani, il primo popolo a credere in una vita dopo la morte, e continua per circa tremila anni esaminando le idee su cosa possa accadere “dopo”. L’autore si concentra in particolare sull’inferno e sul paradiso ma non mancano i dettagli sul purgatorio.

Partendo dal sermone sull’inferno che Stephen Dedalus nel “Ritratto” di Joyce l’autore esamina le varie prospettive della vita dopo la morte così come si presentano nelle varie religioni e filosofie. Dopo gli Egiziani che, come ho detto, furono i primi a pensare in una vita dopo la morte. Casey poi si inoltra in Mesopotamia e si ferma a considerare le cose in Israele , in Grecia e in Roma. Passa poi ad esaminare le prime “provocazioni” cristiane che conducono ad una vita ultraterrena dopo la resurrezione dei corpi. Per una visione reale e concreta di ciò che egli ritiene essere l’inferno, Casey sceglie di analizzare la cantica di Dante e introduce la legge delle predestinazione come vista in Sant’Agostino, Calvino ed oltre.

Casey è stato educato in una scuola tenuta dai Gesuiti in Irlanda e ha potuto comprendere a pieno quanto James Joyce ebbe a scrivere nel suo “Ritratto di Artista da Giovane”. Alla stessa maniera di Joyce il quale venne terrorizzato dalle prediche sull’inferno da parte degli istitutori durante la sua adolescenza. Del resto ognuno di noi, in un modo od un altro, si è trovato a crescere in una parrocchia, un oratorio, un’associazione cattolica e cristiana, dove la paura del peccato e dell’inferno governava un tempo e ancora oggi governa gran parte dei nostri giorni giovanili. Non importa molto se al nord o al sud, qui in Italia, oppure in Irlanda o altrove.

Streghe, guaritori o istigatori veri o presunti sono presenti ovunque sia ad un punto di vista storico che nell’immaginario personale e collettivo della nostra come di altre culture religiose. Esperienze queste che vengono vissute negli anni giovanili con la continua paura del peccato ma sono poi destinate a diluirsi negli anni adulti quando la ragione e il pensiero pensato ci porta a riflettere sul senso delle cose. E non è un caso che quando pensiamo alle “cose” dell’inferno esistenziale le troviamo più allettanti di quelle del paradiso. Le scegliamo e le godiamo sperando poi di scontare i peccati nel purgatorio prima di godere delle grazie divine in paradiso. Perciò, forse, l’Inferno di Dante è artisticamente superiore alle altre due cantiche … Quasi ci convinciamo che il male ha un suo fascino che il bene non può possedere. Ma man mano che cresciamo e ci allontaniamo dagli estremismi giovanili ci si rende conto che crescere significa sapere andare oltre la causalità del male che è sempre possibile e che fa parte della natura umana.

John Casey, dopo di averci ampiamente informato sui luoghi che ci attendono dopo la vita terrena, inferno, purgatorio e paradiso, sia da un punto di vista letterario che filosofico e religioso, non ci dice nulla su quanto lui stesso pensa sulla faccenda. Non che sia decisivo ma comunque sarebbe stato utile saperlo anche per rendersi conto del giusto contesto in cui lui ha collocato il tutto. Non si può parlare di un viaggio del genere come di qualcosa che a chi ne scrive non interessa, come se a lui la cosa non lo riguardasse. Anche John Casey avrà diritto ad un paradiso, un inferno o un purgatorio. Come tutti del resto. Lui che ha deciso scrivere questo libro e quindi eleggersi a guida lo avrebbe dovuto sapere. Io ne avrei parlato con Angie se avessi deciso di diventare una “Guida per l’aldilà”. Nel primo post avrei dichiarato le mie intenzioni di viaggio per quella “terra incognita” comunicando a me stesso e agli altri cosa mi aspettavo di trovare dopo di avere varcato la “soglia della percezione”.

Ultimi interventi

Vedi tutti