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Una storia della lettura

Quella che racconta Alberto Manguel non è la storia della lettura, ma è, appunto, una storia della lettura: soggettiva e unica, e proprio per questo di tutti. Infatti, alla dissertazione letteraria, Manguel aggiunge annotazioni personali, passi autobiografici, aneddoti che dissacrano la letteratura in quanto scienza e che invece sanciscono la superiorità della lettura e, soprattutto, dei lettori. Così, dopo aver chiamato in causa autori come Plinio, Dante, Cervantes. Victor Hugo, Rabelais e Borges, Manguel parla della forma del libro, dei libri proibiti, del valore delle prime pagine, di cosa vuol dire leggere in pubblico e, al contrario, dentro la propria testa, e ancora, del potere del lettore, della sua capacità di trasformare e dare vita al libro, quanto e forse più dell'autore stesso, della follia dei librai e del fuoco sacro che divora ogni vero appassionato di storie.

Un braccio abbandonato lungo il fianco, l’altro piegato a sorreggere la testa, il giovane Aristotele legge languidamente un papiro che tiene srotolato in grembo, sui morbidi cuscini di un seggio, i piedi confortevolmente incrociati. Infilando con due dita un paio di occhiali a molla sul naso ossuto, un Virgilio inturbantato e barbuto sfoglia le pagine di un volume rilegato in un ritratto dipinto quindici secoli dopo la sua morte.

Seduto su un ampio scalino, accarezzandosi graziosamente il mento, san Domenico è assorto nella lettura del libro che tiene spalancato sulle ginocchia, dimentico del mondo. Due amanti, Paolo e Francesca, si stringono l’uno all’altra sotto un albero, leggendo il verso che segnerà il loro destino; Paolo, come san Domenico, si sfiora il mento con la mano; Francesca tiene il libro aperto, con due dita sotto una pagina che non verrà mai raggiunta. Diretti alla loro scuola di medicina, due studenti islamici si fermano per consultare un passo su uno dei libri che portano. Indicando la pagina di destra del libro che tiene in grembo, Gesù interpreta ciò che ha letto agli anziani del Tempio, i quali, attoniti e restii, sfogliano vanamente le pagine dei rispettivi tomi in cerca di una confutazione.

Bella come quando era viva, vegliata da un attento cagnolino, la nobildonna milanese Valentina Balbiani sta leggendo un libro di marmo sdraiata sul proprio sarcofago. Lontano dal tumulto cittadino, tra sabbie e spuntoni di roccia, san Gerolamo, come un vecchio pendolare in attesa del suo treno, legge un manoscritto formato tabloid mentre il paziente leone gli fa compagnia accucciato in un’angolo. Il grande umanista Erasmo da Rotterdam partecipa all’amico Gilbert Cousin un brano divertente del libro che sta leggendo, spalancato sul leggio.

Inginocchiato fra i cespugli di oleandri, un poeta indù del Seicento si tormenta la barba riflettendo sui versi che ha appena letto senza riuscire a coglierne interamente il sapore, stringendo nella sinistra un libro dalla legatura preziosa. In piedi davanti a una lunga fila di scaffali rozzamente tagliati, un monaco coreano tira fuori una delle ottantamila tavolette delle Tripitaka Koreana, antiche di sette secoli, e la tiene davanti a sé, leggendo con silenziosa attenzione. “Study To Be Quiet” è il motto inciso su una vetrata dall’ignoto artista che vi ritrasse il pescatore e saggista Izaak Walton intento a leggere un libriccino sulla sponda del fiume Itchen, presso la cattedrale di Winchester.

Completamente nuda, una ben pettinata Maria Maddalena, dall’aria assai poco pentita, sta sdraiata su un panno steso sopra una roccia nel deserto, leggendo un grosso volume illustrato. Tutto compreso del proprio ruolo, Charles Dickens impugna l’edizione tascabile di un suo romanzo, leggendolo a un pubblico ammirato. Appoggiato al parapetto di pietra del Lungosenna, un giovane è immerso nella lettura di un libro di cui ci piacerebbe conoscere il titolo. Spazientita, o forse solo annoiata, una madre tiene aperto un grosso volume davanti al figlioletto dalla rossa chioma, il quale compita le parole seguendo le righe con un dito.

Il cieco Jorge Luis Borges strizza gli occhi per seguire meglio un lettore invisibile. In un’ombrosa foresta, seduto su un tronco muscoso, un giovane regge con entrambe le mani un volumetto leggendo nella pace più assoluta, padrone del tempo e dello spazio. Sono tutti lettori, e i loro gesti sono i miei stessi gesti; io condivido con loro il piacere, la responsabilità e il potere che derivano dalla lettura.

Non sono solo… E tu, amico lettore bibliomane, come leggi?

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