
Scrittrice ed anche poetessa l’americana Erica Jong, all’età di quasi settanta anni, continua ad essere una delle donne più impegnate sulla scena letteraria internazionale a ridefinire gli stereotipi femminili lottando e scrivendo contro i miti della sessualità umana. Il suo primo libro di poesie risale al 1971 e d’allora non ha smesso di scrivere di sesso in forma poetica. Nel 1973 ebbe uno straordinario successo anche con un romanzo intitolato “Paura di volare” con il quale diventò un caso letterario con oltre venti milioni di copie vendute. Le sue crude descrizioni di sesso, proposte in un linguaggio del tutto disinibito, hanno sollevato lode e indignazione sia dalle femministe che dai moralisti. Non tutti si sono resi conto che l’atteggiamento che la scrittrice ha nei confronti del sesso e della sessualità è sostanzialmente parodistico della pornografia contemporanea. Essa tende a liberare la donna dalle sue insoddisfazioni piuttosto che esporla sessualmente.

Femminismo e senso di colpa, creatività e sesso sono i temi intorno ai quali ruota il personaggio di Isadora nel suo “Paura di volare” e dei successivi romanzi. La stessa cosa accade con la poesia con il suo primo libro di poesie pubblicato nel 1971 “Fruits & Vegetables” una raccolta di poesie molto sensuali nelle quali la mente femminile elabora poeticamente visioni semiserie, accoppiando frutta e carne. Molti dei motivi che lei elabora non sono altro che rifacimenti di personaggi trattati anche nei romanzi. La lista dei libri di poesia è abbastanza folta: “Half-Lives” (1973); “Loveroot” (1975); “At The Edge Of The Body” (1979); “Ordinary Miracles” (1983); “Becoming Light: New And Selected” (1991). A distanza di quasi venti anni ha pubblicato un’altra raccolta di poesie dalla quale ho tratto questa che segue traducendola liberamente:
Figs - Fichi
Italians know
how to call a fig
a fig: fica.
Mandolin-shaped fruit,
feminine as seeds,
amber or green
and bearing large leaves
to clothe our nakedness.
Gli Italiani sanno
come chiamare un fico:
fica
Un frutto a forma di mandolino,
femminile come i semi,
ambra o verde
per coprire la nostra nudità.
I believe it was
not an apple but a fig
Lucifer gave Eve,
knowing she would find
a fellow feeling
in this female fruit
Io penso che
non fu la mela ma un fico
che Lucifero diede a Eva,
sapendo che lei avrebbe
trovato piacere
in questo frutto femminile
and knowing also
that Adam would
lose himself
in the fig’s fertile heart
whatever the price—
e sapendo anche
che Adamo avrebbe
perso se stesso
nel cuore fertile del fico
a qualunque costo -
God’s wrath, expulsion
angry angels
pointing with swords
to a world of woe.
L’ira di Dio, l’espulsione
degli angeli arrabbiati
condannati dalle spade
verso un mondo di peccato.
One bite into
a ripe fig
is worth worlds
and worlds and worlds
beyond the green
of Eden.
Un morso
nel fico maturo
vale mondi
e mondi e mondi
al di là del verde
dell’Eden.
“Figs” by Erica Jong, from “Love Comes First.” © Penguin Group, 2009.

Certamente ci sarà qualcuno che troverà questa poesia blasfema, irriverente, immorale, specialmente nella chiusa finale allorquando l’autrice sembra ricalcare la famosa espressione “Parigi val bene una messa” con “l’Eden val bene una fica”. Lo fece Adamo, continuano a farlo gli uomini, da sempre. Ma proprio qui si scopre l’abilità poetica della Jong, nell’affermare la concretezza veramente terragna, terrestre e terrena della disobbedienza umana nei confronti del divieto divino: la sfida che i due, Adamo ed Eva, lanciano al loro Creatore scegliendo quel “frutto” tipicamente dell’estate che avrebbe dato loro la possibilità di eguagliarlo. Solo mangiando di quel “frutto” essi avrebbero potuto illudersi di creare la vita, così come lo stesso Creatore aveva fatto con loro. Una intuizione poetica che sembra scavalcare la teologia usando la poesia. Qui al link potete ascoltare Erica Jong parlare di questo libro e del significato che lei dà alla poesia.
P. S. Avrei potuto corredare questo post con opportune immagini facilmente riportabili ai luoghi ed agli strumenti di cui sin dai tempi dell’Eden l’uomo fa uso per esprimere il suo bisogno d’amore e di vita. Non lo faccio perchè credo che non ce ne sia bisogno. Tutti i lettori sanno bene come si “fanno” queste cose per cogliere il bene di questo magnifico frutto estivo.

galloway








