Questo sito contribuisce alla audience di

La mente dei nuovi media

Le nuove forme di comunicazione hanno sempre causato panico morale a cominciare dalla invenzione della stampa, sin dai tempi di Gutenberg, con la nascita dei giornali, dei libri tascabili, della televisione. Tutte novità annunciate e denunciate come minacce e attacchi al cervello dei consumatori e alla loro fibra morale. La medesima cosa accade oggi con la moderna tecnologia.

PowerPoint si dice che riduce il discorso in pallini. I motori di ricerca abbassano la nostra intelligenza e ci incoraggiano a restare in superficie piuttosto che farci scendere in profondità. Twitter si dice che restringe la nostra attenzione. E chissà quante altre cose accadono con tutte le altre sofisticazioni nel campo del software.

Ma tutti questi timori non hanno riscontro nella realtà. Quando cominciarono ad apparire i fumetti negli anni cinquanta si disse che questi avrebbero trasformato i giovani in tanti delinquenti. La stessa cosa accadde quando vennero lanciati i videogame qualche decennio fa. Allora si parlò di declino e decadenza. Ricordo che io personalmente i fumetti non solo li leggevo ma li collezionavo accuratamente in alcuni tiretti della grande credenza che la mia mamma mi aveva concesso di usare. Sui giornali, a scuola e nei circoli intellettuali si diceva che noi qui in Italia eravamo sempre pronti a raccogliere le cose peggiori che provenivano da oltre oceano, vale a dire dagli Stati Uniti d’America. Ricordo ancora oggi, con “orrore”, il ritardo con il quale la televisione a colori arrivò nel nostro paese. Potrei fare i nomi di alcuni stoltissimi ed eminenti uomini politici ed intellettuali i quali affermarono che la TV a colori era un “lusso” di cui l’Italia poteva fare a meno! Con il consolidamento della televisione e l’avvento del transistor, del video rock e di tutto quanto ancora oggi ci circonda sia in video che in audio saremmo dovuti diventare tutti dei cretini a causa dell’abbassamento dei livello di intelligenza. Tutto questo invece non sembra essersi verificato.

Ad un esame rigoroso della realtà scopriamo che la scienza ha fatto e continua a fare passi da gigante. Le scoperte si susseguono incessantemente. Eppure tutti questi scienziati usano email, PowerPoint, video, computer e quant’altro serve nei nuovi media spesso senza mai toccare un foglio di carta a stampa tradizionale. Se i mezzi elettronici fossero pericolosi per l’intelligenza degli uomini, la qualità della scienza dovrebbe essere davvero mal ridotta. E’ vero che per otturare un “buco” nel Golfo del Messico, per non fare fuoriuscire milioni di tonnellate di petrolio dalle viscere della terra, stanno ancora studiando e lottando fior fiore di scienziati. Ma non è il caso di pensare che sia possibile negare i frutti del progresso continuo nel campo delle comunicazioni elettroniche. Basti dare una lettura anche superficiale alle altre attività dello spirito e della mente che occupano ogni giorno la mente degli uomini.

Coloro i quali vedono questi nuovi media come mezzi invasivi delle qualità mentali e cerebrali dell’uomo, tanto invasivi da condizionarne i comportamenti, non si rendono conto che la mente umana non è un ammasso di creta da modellare a seconda delle esperienze con le quali il cervello si confronta. L’esperienza non si limita soltanto a riorganizzare le informazioni bensì ad indirizzarci verso quelle capacità di sintesi che il cervello umano non aveva mai potuto sviluppare prima dell’avvento dei nuovi media. Basti ricordare quella fulminante sintesi con la quale Woody Allen definì la sua esperienza di lettura di quella interminabile saga capolavoro che è “Guerra e Pace” di Tolstoi: “Parla della Russia”. Per non dire nulla poi delle riflessioni che può suscitare la vista di un conducente di SUV che marcia zigzagando su una superstrada mentre parla al suo cellulare. Chiare contraddizioni ed eccessi, è ovvio. Ma è bene tenerne conto e rifletterci su senza banalizzare o, peggio, emettere dei giudizi morali.

Gli effetti dell’uso dei media elettronici sono abbastanza ridotti rispetto a quanto si è portati a pensare. I critici ritengono che il consumatore faccia suo tutto ciò che consuma, pensando che “noi siamo ciò che mangiamo”. Il che non sempre corrisponde alla verità. Altrimenti saremmo rimasti al pensiero dei nostri antenati primitivi i quali quando mangiavano carni di animali ritenevano così di diventare feroci e forti come loro. Video clips di rock, messaggi istantanei su Twitter, o raffiche di pallini di notizie sparate da Google modellano ma non fanno danni al nostro cervello.

Il costante arrivo di pacchetti informativi per mezzo dei nuovi media può disturbare o creare dipendenza. Ma questo fatto riguarda solamente quelle persone che hanno possibili disordini nell’attenzione. Distrazioni di questo genere non sono fenomeni del tutto nuovi. Non basta biasimare la nuova tecnologia, bisogna piuttosto sviluppare strategie nuove di autocontrollo, come occorre fare con ogni altra tentazione. Basta spegnere il computer o il telefonino, ed anche la TV in camera da letto.

Per scendere in profondità da un punto di vista intellettuale non si deve incolpare Google o PowerPoint di superficialità. La riflessione, la ricerca e il ragionamento non fioriscono spontaneamente in natura. E’ compito delle istituzioni farle crescere là dove possono nascere, vale a dire in scuole, università, ambienti dedicati, per mezzo di analisi critica, discussioni, dibattiti. Non sprigioneranno mai dal volume di una enciclopedia sulle tue ginocchia nè tanto meno da una veloce ricerca su Internet.

I nuovi media riscuotono tanto successo perchè la conoscenza cresce in maniera esponenziale mentre le ore di sveglia degli esseri umani restano le stesse, così pure le loro capacità cerebrali. Fortunatamente Internet e gli altri media ci aiutano a gestire, ricercare e conservare i risultati di queste nostre capacità intellettuali in vari modi. A partire da Twitter fino agli eBooks ed alle banche dati online. Non ci fanno stupidi come molti sono propensi a pensare ma ci differenziano e ci caratterizzano da tutte le altre forme di esseri viventi.

N.B. Questo articolo è un libero adattamento di chi scrive di un articolo del Prof. Steven Pinker, Professore of Psicologia alla Harvard University, apparso di recente sul New York Times. Il Professore Pinker è uno dei miei più illustri Maestri nel campo della psicologia linguistica.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Silvia REIKIweb

    12 Jun 2010 - 18:50 - #1
    0 punti
    Up Down

    Ottima, ottima idea la tua del libero adattamento di Pinker! Ti spiace mica, vero, se condivido su F.B. :-)?
    Silvia

  • galloway

    13 Jun 2010 - 06:51 - #2
    0 punti
    Up Down

    Grazie del commento. Fai pure

Ultimi interventi

Vedi tutti