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L'estate di Frankenstein

Non sempre l’estate è la stagione della bellezza, dell’amore, dei fiori e dei colori. Può anche essere l’occasione per creare storie che sfidano il mistero della vita e fanno accapponare la pelle. Quella che cominciò a scrivere la scrittrice inglese Mary Godwin (che diventerà poi Mary Shelley) nell’estate del 1816, all’età di soli diciannove anni, rimane un capolavoro, un romanzo divenuto poi immortale perchè costruito su uno dei miti della letteratura. Esso affonda, infatti, le sue radici nelle segrete e insondabili gioie e paure dell’animo umano: la creazione della vita.

Mary Godwin Shelley, figlia di Mary Wollstonecraft Godwin, già nota coll’appellativo di “iena in reggiseno”, trascorse gran parte dell’estate di quell’anno a Chapouis vicino Ginevra, Svizzera. Essa faceva parte di una allegra brigata di intellettuali e liberi pensatori formata oltre che dalla sua sorellastra Claire Clairmont, da gente come Percy Bysshe Shelley, Lord Byron, il medico di questi John Polidori. Il gruppo aveva affittato Villa Diodati sulla riva del lago di Ginevra, la stessa villa che John Milton, altro famoso inglese, autore del “Paradiso Perduto”, aveva visitato. Anche altri personaggi come Jean Jaques Rousseau e Francois -Marie Arouet Voltaire erano stati da queste parti. Per questa ragione la stessa Mary riteneva quei luoghi un territorio sacro dell’ illuminismo.

Il tempo era molto variabile in quel periodo sul lago. Passava dal bello al tempestoso e regnava su tutto e tutti un’atmosfera altamente melodrammatica. Piogge torrenziali e cascate di fulmini caddero sulla zona della villa. Qualcuno ricordò che quella estate era in un certo qual modo simile a quella in cui nacque Mary da quella terribile mamma come si può vedere dal link al quale rimando il lettore. Il tutto venne spiegato col fatto che il cambiamento climatico era dovuto alla eruzione del vulcano Tambora in Indonesia in quel periodo. Insomma ci fu tutta una concatenazione di eventi che crearono le premesse a quanto Mary avrebbe scritto nel libro: l’ambiente, la compagnia, gli eventi. Tutto in quella notte del 16 giugno, prodroma di una estate che sarebbe finita nel soprannaturale.

Mary e Percy non potettero rientrare a Chapuis dalla escursione che avevano fatto causa della terribile tempesta che si era scatenata e furono costretti a fermarsi alla villa Diodati insieme a Byron e Polidori. Il gruppo, per rimanere in atmosfera, si mise a leggere alcuni racconti di fantasmi tedeschi intitolati “Fantasmagoriana”, storie di morti di varia provenienza. In uno dei racconti un gruppo di viaggiatori racconta di esperienze soprannaturali che avevano vissuto e queste ispirarono Byron a sfidare il gruppo a scrivere dei racconti di fantasmi.

Shelley e Byron scrissero la loro storia, Polidori iniziò “The Vampyre” la prima vera storia di vampiri. Molti critici ritengono che il personaggio principale Lord Ruthven sia basato su Byron. Per qualche tempo è stato anche ritenuto che Byron avesse scritto il racconto ma poi ci si rese conto il dr. Polidori ne era l’autore. Sfortunatamente Mary non ebbe alcuna ispirazione in quel momento e non riuscì a scrivere nulla. La sera successiva il gruppo continuò nelle sue attività e a mezzanotte Byron recitò la poesia “Christabel” di Samuel T. Coleridge. Shelley divenne molto nervoso durante la lettura e percepì Mary come la personificazione del male nella poesia. Egli corse fuori dalla stanza e le cose sembrarono calmarsi. La cosa evidentemente colpì molto Mary la quale assimilò idee e sensazioni di colpa le quali contribuirono poi alla stesura della storia successivamente.

Nei giorni successivi Mary non riuscì a dare inizio al racconto. I poeti nemmeno, ma Mary non rinunciò, spinta dall’ambizione e dalla forza creativa che sentiva dentro di sè. Il 22 giugno Byron e Shelley avevano programmato un viaggio in barca sul lago. La sera prima della partenza il gruppo discusse un tema ricavato da un libro di Madame de Stael “De L’Allemagne” e cioè se si potesse scoprire il principio della vita e se gli scienziati potessero dare vita ad un cadavere umano. Quando lei andò a dormire ebbe un terribile incubo che così descrisse: “Vidi il pallido studente di arti sconsacrate in ginocchio accanto alla cosa che aveva messo insieme. Vidi un terribile fantasma di uomo steso e poi una potente macchina che lo riportava in vita. La cosa lo avrebbe fatto scappare … fuggire via .. speravo che … questa cosa …si sarebbe trasformata in qualcosa di morto … egli apre gli occhi … guardate la cosa terribile sta accanto al suo letto, apre la tenda …”. Il mattino dopo Mary si rese conto che aveva trovato la sua storia e cominciò a scrivere le prime frasi che aprono il capitolo V di Frankenstein : “It was on a dreary night in November …”. Mary finì di scrivere il libro nel mese di maggio 1817 e venne pubblicato il 1 gennaio del 1818.

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