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"Posso paragonarti a un giorno d'estate?"

"Posso paragonarti a un giorno d'Estate? Tu sei più amabile e più tranquilla. Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio. E il corso dell'estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l'occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s'oscura; E d'ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, Nè perder la bellezza che possiedi, Nè dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, Quando in eterni versi al tempo tu crescerai: Finchè uomini respiraranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e ti daranno vita."

Questa è una delle tante traduzioni libere del sonetto XVIII di William Shakespeare. Mi sembra quasi di “leggere l’assassinio” di una poesia immortale che non può essere apprezzata se non nella sua lingua originale. Un classico esempio, se ce ne fosse bisogno, della intraducibilità della poesia. Confrontate, se potete, le due lingue e capirete quello che voglio dire. Leggendo il sonetto si ha la sensazione che il Bardo stia descrivendo un amore che va al di là non solo del sesso ma anche del tempo e quindi anche delle stagioni. La stessa estate, che rappresenta la stagione della vita, non può reggere al suo confronto. Il riferimento va pertanto alla bellezza celeste che resta eterna ed immortale.

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm’d;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimm’d;
But thy eternal summer shall not fade
Nor lose possession of that fair thou ow’st;
Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:
So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.

Il sonetto inglese è una poesia di 14 versi ognuno di questi con dieci sillabe, con o senza accento, conosciuto come pentametro giambico, con una rima fissa: ababcdcdefefgg. La parola media ha tre componenti: suono, denotazione e connotazione. Inizia come una combinazione di toni e rumori pronunciati dalle labbra superiori, la lingua e la gola per le quali la parola scritta è la connotazione. Ma differisce per il tono musicale o rumore per il fatto che possiede lo stesso significato legato ad esso.

Ci sono tre immagini principali introdotte nelle tre quartine del sonetto. Una immagine può essere definita come la rappresentazione per mezzo della lingua di una qualsiasi esperienza sensoriale. Molto spesso suggerisce una figura mentale, qualcosa che è visto attraverso gli occhi della mente. La prima quartina introduce la brevità dell’estate. I suoi venti estivi resi ancora più frenetici dalla loro breve durata. Essi sembrano come scuotere le creature. La seconda quartina presenta gli effetti celestiali, senza influenza affettiva così come li porta la forza della natura. La terza quartina introduce il momento in cui la vita celeste si fonde nell’amore terreno facendolo diventare amore eterno.

Al primo verso il suo amore sconosciuto viene paragonato a un giorno d’estate e i versi successivi sembrano alludere ad alcuni versi della Bibbia. Il raffronto suggerisce l’idea che mentre l’amore terreno può passare, l’amore del Creatore è senza fine. “But, beloved, be not ignorant of this one thing, that one day is with the Lord as a thousand years, and a thousand years as one day” . (2 Peter 3:8) - (II Pietro 3:8): “Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno.” Questo sonetto crea una iperbole in cui il suo amore viene paragonato a un giornata d’estate. Una iperbole è una figura retorica che tende alla esagerazione voluta. L’intero sonetto usa il pentametro giambico in cui la seconda sillaba è accentata. Ha cinque piedi di sillabe e perciò è chiamato pentametro. Poiché ogni verso ha cinque giambi viene detto pentametro giambico. Il primo verso comincia con 11 sillabe e la maggior parte delle poesie includono versi che non si conformano esattamente agli schemi metrici dominanti.

Shakespeare poi passa al secondo verso spiegando come questo amore è di gran lunga più bello ed equilibrato dei giorni estivi: “…Thou art more lovely and more temperate…” Il verso è un pentametro giambico di 9 sillabe. In soli due versi il poeta riesce a trasmettere al lettore il senso di grandezza di un amore che va oltre lo spazio e il tempo. E’ come se al lettore fosse dato per la prima volta una grande visione della vita.

Il terzo verso rivela un possibile significato a ciò che Shakespeare sta cercando di dire in maniera così chiara della vita. “…Rough winds do shake the darling buds of May…” Continua il pentametro giambico di dieci sillabe e rivela che il suo amore che copre e supera ogni cosa proteggendo i “Darling Buds of May” - “i teneri germogli di Maggio”. Questi germogli secondo alcuni critici sono quelli della varietà di mele Hawthorn usate spesso per confezionare torte. Una pianta dalle gemme bellissime eppure impari alla bellezza dell’amore descritto in quanto pur nell’attesa del frutto esse sono destinate a svanire.

Il quarto verso di 11 sillabe mette in guardia contro alcuni venti che altrove soffieranno con lo scorrere delle stagioni per gettare un’ombra su di un amore che invece qui è destinato a durare in eterno. “…And summer’s lease hath all too short a date…”. Al quinto verso composto da 10 sillabe si riceve l’impressione di un amore terreno spesso consumato da potenze celesti. “…Sometime too hot the eye of heaven shines…” I cieli delle calure estive sono troppo livide al confronto dell’amore eterno. Una persona ha bisogno di spazio per crescere e fare errori. L’uso della parola “heaven” che fa Shakespeare suggerisce l’idea che esso è sia terreno che celeste. In esso sia Dio che gli antichi dei possono abbracciare e comprendere dando affidamento e piacevole ristoro.

Il verso 6 è di 10 sillabe e come il sesto giorno si deve riposare. “…And often is his gold complexion dimm’d…” Shakespeare riteneva che il colore dell’estate diminuisse con il calore del cielo. L’espressione “gold complexion” dà l’idea di una figura celeste paterna dura e rigida. Troppa intensità brucia chi la riceve forse fin là dove si cerca l’ombra. Questo sesto verso, come anche l’ottavo, entrambi terminano con una immagine femminile per dare alla scena una maggiore flessibilità.

Nel settimo verso di 11 sillabe Shakespeare mette in evidenza il fatto che la bellezza svanisce e la troppa bellezza di una stagione può annullare la chiarezza del vero amore. “…And every fair from fair sometime declines…” L’amore materiale non possiede l’amore durevole senza cercare quell’amore eterno. L’ottavo verso di 10 sillabe si concentra sui difetti di una estate finita. Persino un diamante ha dei difetti che fanno prezioso il suo splendore ma l’estate può concludersi o essere colpita dal fato. “…By chance, or nature’s changing course untrimm’d…”

Nel nono verso di 10 sillabe il sonetto passa dall’estate metaforica a quella del suo amore. “…But thy eternal summer shall not fade…” Egli dice al lettore che il suo amore non diminuirà mai. Per Shakespeare l’amore è una eterna estate. Egli usa la parola “eternal” in senso sovrannaturale. Il decimo verso descrive la continuazione dell’amore con attributi positivi. “… Nor lose possession of that fair thou ow’st…” La sua bellezza non svanirà mai. L’espressione “lose possession” suggerisce ancora una volta l’idea che il suo amore ha attributi immortali. Nel verso 11 il poeta usa 11 sillabe. Sembra chiaro ormai che questo amore è immortale. “…Nor shall Death brag thou wander’st in his shade…” Perfino la morte non lo farà diminuire. Esso viene descritto come un’allegoria. Al verso 12 l’espressione ” When in eternal lines to time thou grow’st” c’è l’immagine eterna di Dio.

Al verso 13 composto di 10 sillabe viene affermato che questo amore è basato su di una promessa che dura in eterno “…So long as men can breathe, or eyes can see…” Ancora oggi possiamo sentire il profumo e la bellezza di questo amore attraverso le parole del poeta. Un amore che è sia materno che paterno. Può essere inteso come la promessa della nascita di Cristo da una vergine sposa. Questo amore sembra superare la bellezza dell’estate e diventare parte del regno celeste che è l’universo. Nell’ultimo verso di 10 sillabe c’è l’immagine di un amore a forma di anello o cerchio che resta intatto. “…So long lives this, and this gives life to thee…” Così come la parola di Dio divenne carne e parola divina, l’amore di Shakespeare diventa una verità eterna che vive attraverso la parola terrena.

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