Vivaldi: musica per tutte le stagioni

Posseggo una versione particolare delle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, ispirata dai suoni della natura, prodotta nel tentativo di descrivere dal punto di vista sonoro lo spettacolo delle quattro stagioni. Il concerto ha per sfondo l’ambiente idillico della natura che si combina in maniera straordinaria con la musica barocca. Gli autori ed i produttori del concerto hanno saputo armonizzare natura e musica creando per le orecchie e la mente dell’ascoltatore un’occasione unica. Canto di uccelli, acque che scorrono, fragori di temporali in arrivo, lamenti di animali, stormire di alberi, frinire di cicale ... fanno da sottofondo e da colonna sonora all’orchestra che suona i famosi concerti delle stagioni.

Non tutti sanno che Antonio Vivaldi basò la composizione dell’opera su quattro sonetti ognuno di essi dedicato ad una stagione. Siamo in estate e comincerò a parlarne introducendo per primo il tema dell’Estate. Osservate innanzitutto l’armonia e la musicalità della nostra bella lingua nel settecento, così come la scrive Vivaldi. Le sole parole sembrano musica carezzevole e leggiadra alle nostre orecchie. Le “Quattro Stagioni” vennero pubblicate nel 1725, poco meno di trecento anni ci separano da oggi. Ma se la distanza linguistica nello spazio e nel tempo la si vede e la si sente, continuamo a sentire ed ascoltare incantati ed intatti i suoni che trasformano quelle parole in musica. Sono tutti lì presenti i personaggi di questo spettacolo meraviglioso che è l’estate. Mentre l’uomo langue al sole acceso, si odono le voci della natura. Non solo gli animali: il Cucco, la Tortorella, il Gardellino, ma anche gli elementi esterni: Zeffiro e Borea. Il Pastorello teme per il suo corpo stanco tormentato dalle mosche ma sollevato anche dall’imminente Ciel che minaccia Lampi e Tuoni di tempesta. Le altere Spiche verranno troncate in testa e potranno così perdere la loro alterigia:

Estate - Concerto in G minore

Allegro non molto
“Sotto dura Staggion dal Sole accesa
Langue l’ huom, langue ‘l gregge, ed arde il Pino;
Scioglie il Cucco la Voce, e tosto intesa
Canta la Tortorella e ‘l gardelino.
Zeffiro dolce Spira, mà contesa
Muove Borea improviso al Suo vicino;
E piange il Pastorel, perche sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;”

Adagio e piano - Presto e forte
“Toglie alle membra lasse il Suo riposo
Il timore de’ Lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mossoni il Stuol furioso!”

Presto
“Ah che pur troppo i Suo timor Son veri
Tuona e fulmina il Ciel e grandioso
Tronca il capo alle Spiche e a’ grani alteri.”

All’estate segue l’ Autunno. Al Pastorel di sostituisce il Villanel chiaramente felice per il raccolto e per il conforto che gli ha dato Bacco con il Sonno. In lontananza s’odono schioppi e cani a caccia della belva.

Autunno – Concerto in F Maggiore

Allegro
“Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor de Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere”

Adagio molto
“Fà ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’ aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo Sonno al bel godere.”

Allegro
“I cacciator alla nov’ alba à caccia
Con corni, Schioppi, e canni escono fuore
Fugge la belua, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e canni, ferita minaccia
Languida di fuggir, mà oppressa muore.”

S’avanza l’ Inverno tra gelidi venti che fanno battere piedi e denti. I giorni trascorrono lenti e tranquilli mentre la pioggia accompagna il tempo che passa lento e scorre liscio sul ghiaccio della terra.

Inverno – Concerto in f-minore

Allegro non molto
“Aggiacciato tremar trà neri algenti
Al Severo Spirar d’ orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel Soverchio gel batter i denti;”

Largo
“Passar al foco i di quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento”

Allegro
“Caminar Sopra ‘l giaccio, e à passo lento
Per timor di cader gersene intenti;
Gir forte Sdruzziolar, cader à terra
Di nuove ir Sopra ‘l giaccio e correr forte
Sin ch’ il giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest’ é ‘l verno, mà tal, che gioja apporte.”

Ritorna la Primavera e con essa il ciclo della vita ricomincia felice e gioioso. Si odono Augei, Zeffiretti tornare al canto pur se tra lampi e tuoni tra campi fioriti, suoni di Zampogne e danze di Ninfe e Pastorelli.

Primavera – Concerto in E Maggiore

Allegro
“Giunt’ è la Primavera e festosetti
La Salutan gl’ Augei con lieto canto,
E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto:
Vengon’ coprendo l’ aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’ Augelletti;
Tornan’ di nuovo al lor canoro incanto:”

Largo
“E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.”

Allegro
“Di pastoral Zampogna al suon festante
Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all’ apparir brillante.”

Antonio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo del 1678. Per gran parte della sua vita fu impiegato all’Ospedale della pietà, una specie di orfanotrofio per i figli illegittimi di nobili e amanti. Gran parte dei concerti che Vivaldi diede erano funzionali a questa realtà. Alla fine del 1717 si trasferì a Mantova per due anni dove svolse la mansione di Maestro Cappellano alla corte di Landgrave Philips van Hessen-Darmstadt. Suo compito era quello di produrre musica e concerti. Scrisse anche su commissione per il re di Francia Luigi XV. A Roma fu al servizio del cardinale Pietro Ottoboni, già patrono anche di Arcangelo Corelli. Nonostante i suoi servigi nella capitale e altrove egli rimase sempre alle dipendenze dell’Ospedale della Pietà che lo nominò “Maestro di concerti”.

Nel 1725 pubblicò “Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione”, dodici concerti sette dei quali descrittivi. Tra questi c’erano Le “Quattro Stagioni”. Vivaldi trasformò la tradizione della musica descrittiva in una musica di stile tipicamente italiana con il suo inconfondibile timbro in cui gli archi hanno un ruolo fondamentale. I concerti ebbero un grande successo particolarmente in Francia. Nella seconda metà del 18 secolo apparvero alcuni adattamenti della “Primavera”. Notevole il rifacimento e ristesura che fece Jean Jaques Rousseau per solo flauto. Era il pezzo favorito anche del re Luigi XV che lo amava ascoltare nei momenti più disparati. Nel 1740 Vivaldi si dimise dall’ospedale di Venezia e progettò di andare a Vienna sotto il patronato di Carlo VI. La permanenza in questa città fu breve poichè morì il 28 luglio del 1741 povero e abbandonato. Come Mozart cinquant’anni più tardi ebbe una modesta sepoltura.

Come scrive il critico Paul Everett nel suo saggio sulle Stagioni, rispetto al primo concerto: “la musica più luminosa e ottimistica del ciclo appare all’inizio, come si addice per la stagione primaverile” che si apre con un Allegro orecchiabilissimo e melodico, ispirato al canto degli uccelli, cui segue un movimento lento (Largo) dalla melodia dolcemente malinconica, associabile al quieto sonno umano ed animale. Conclude la composizione un movimento vivace all’insegna d’una danza pastorale (Allegro). È invece un temporale tempestoso il fulcro narrativo intorno a cui prende forma l’Estate, che viene inaugurata da un languido avvio (Allegro non molto- Allegro) evocatore di un clima afoso e letargico, cui fa seguito l’inquietudine per la tempesta, magistralmente espressa nell’ Adagio - Presto - Adagio, ben presto destinata a scoppiare nel drammatico Presto finale, di rara e teatrale pregnanza espressiva.

L’Allegro che introduce l’Autunno è nel segno di una gioiosa vitalità/prosperità quale annuncia un’opulenta vendemmia. Dice infatti il sonetto didascalico: “Celebra il Vilanel con balli e Canti/ Del felice raccolto il bel piacere/ E del liquor de Bacco accesi tanti/ Finiscono col sonno il lor godere”. Ma l’assopirsi dell’ubriaco è altro rispetto all’autentica quiete, tanto che già l’Adagio allude chiaramente ai sommovimenti che agitano certi sonni solo in apparenza paghi. L’ultimo movimento: un Allegro, cadenzato dai martellanti ritmi dei “corni, Schioppi, e canni”, è infine tutto teso a raffigurare una gagliarda battuta di caccia autunnale.Dissonanze inquietanti caratterizzano invece il ritornello che introduce un Inverno inclemente e davvero Allegro non molto. Ma il movimento centrale – un Largo che è forse il “lento” più ammaliante dei tre delle Stagioni − induce a ritenere che l’uomo possa superare ogni asprezza climatico-naturale. L’Allegro conclusivo conferma infine questa visione positiva, con il melodioso fraseggio, ora brillante ora veemente degli archi.

La musica di Vivaldi segna la lenta evoluzione e trasformazione che questo genere di arte ha subito nel corso del tempo. Da semplice accompagnamento alla danza ed ai racconti teatrali, la musica “programmata”, vale a dire scritta per eventi, occasioni, come scene pastorali o tempeste, diventa musica a sè, solenne e da concerto. Con Vivaldi viene a rappresentare gli stati d’animo delle stagioni e per questo motivo divenne molto popolare. La musica di Vivaldi, ed in special modo le Quattro Stagioni, hanno la loro base, come abbiamo visto, nei quattro sonetti. A distanza di tanto tempo l’ambiente bucolico, agricolo e contadino è chiaramente superato. Fa suscitare nel lettore moderno di quei versi un’ammirazione mista ad una certa perplessità. Ma la musica viene recepita nella sua grandiosità armonica e melodica, armonia e melodia affatto barocche, ma moderne ed immortali, fuori dal tempo e dello spazio. Quella della “Quattro Stagioni” è musica senza tempo, anzi musica per tutte le stagioni.

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