Questo sito contribuisce alla audience di

14 luglio: la Rivoluzione d'estate

Il 14 luglio è una data fondamentale nella storia dell’umanità, ma lo è anche nella storia della vita di tante persone che in questo giorno videro la luce e quindi festeggiano il proprio compleanno nel bel mezzo dell’estate. Un’occasione in questo post per fare gli auguri a chi festeggia gli anni e ricordare cosa accadde quel giorno. Sarà un caso ma è anche la festa di compleanno della “metà” di questo bibliomane: la mia signora compie infatti gli anni e continua a fare la “rivoluzionaria” in casa. Tutto in nome dell’inno invocativo composto dalle tre fatidiche parole “Libertè, Egalitè, Fraternitè”. Ma ecco cosa accadde, in breve, in quel lontano 14 luglio 1789.

La Rivoluzione Francese iniziò nell’anno 1789 con l’ Assemblea degli stati Generali convocati nel mese di maggio. Qualche mese dopo, proprio il 14 luglio, venne assediata e presa la Bastiglia. A ottobre Luigi XVI e la famiglia reale furono trasferiti da Versailles a Parigi. Il re cercò senza successo di scappare a Parigi per Varennes nel mese di giugno del 1791. Un’Assemblea Legislativa si riunì nell’ottobre del 1791, fino a settembre delll’anno seguente, quando di fronte all’incombente rischio di invasione degli eserciti alleati di Austria, Olanda, Prussia e Sardegna venne sostituita dalla Convenzione Nazionale che proclamò la Repubblica. Il Re venne processato nel mese di dicembre 1792 e condannato a morte il 21 gennaio dell’anno successivo. In questo stesso anno il governo rivoluzionario dichiarò guerra alla Gran Bretagna, una guerra per il dominio del mondo che era continuata con brevi intervalli sin dall’inizio del regno di William e Maria e che sarebbe continuata per altri 22 anni.

Il Comitato di Salute Pubblica e il Tribunale Rivoluzionario vennero immediatamente istituiti dopo l’esecuzione del sovrano. Il Regno del Terrore, il periodo durante il quale la fazione vincente sterminò tutti i nemici potenziali, senza distinzione di sesso, età o condizione sociale, cominciò nel mese di settembre del 1793 e durò fino alla caduta di Robespierre nel luglio del 1794. Soltanto nelle ultime sei settimane del periodo cosidetto del “terrore rosso” nella sola Parigi vennero ghigliottinate oltre mille cinquecento persone. La Convenzione venne sostituita nel mese di ottobre del 1795 dal Direttorio il quale a sua volta venne poi sostituito nel 1799 dal Consolato di Napoleone Bonaparte che divenne Imperatore nel mese di maggio del 1804.

La Rivoluzione Francese non fu soltanto un evento cruciale nel contesto della storia del mondo occidentale, ma anche forse l’evento che ebbe la maggiore influenza sulla cultura politica filosofica ed intellettuale del XIX secolo. Nella fase inziale fu vista come il trionfo delle forze della ragione su quelle della superstizione e dei privilegi. In quanto tale venne apprezzata e accettata dai così detti “radicali” di tutto il mondo siano essi politici o intellettuali. Thomas Paine, autore dei “Diritti dell’Uomo”, il filosofo William Godwin, il poeta William Blake, per citarne soltanto alcuni, furono tra questi. Essi credettero di vedere nella rivoluzione il ritorno dell’umanità verso quello stato di perfezione da cui la stessa era caduta. Anche molti “liberali” ci credettero paragonandola a quell’altra “Glorious Revolution” del 1688 inglese, come i grandi poeti romantici inglesi Wordsworth e Coleridge i quali però ebbero modo di ripensarci dopo i primi fuochi fatui delle illusioni.

La vicina Inghilterra con il suo vecchio regime si difendeva con filosofi come John Locke e Isaak Newton, grandi sostenitori della ragione e dell’ordine, mentre Edmund Burke poteva denunciare già nel 1790 la Rivoluzione in Francia nel suo “Reflections on the Revolution in France”, un libro che non a caso il sovrano inglese Giorgio III amava leggere e regalarne copie ai suoi amici e dignitari affermando che era un libro che ogni gentiluomo non poteva fare a meno di leggere. Il Burke sosteneva, forse non a torto, che i radicali francesi che avevano dato fuoco alla Rivoluzione avevano saputo sfruttare le energie e il credo quasi religioso del popolo nella conquista del proprio paese per andare poi alla conquista dell’Europa e del resto del mondo e di tutti gli altri, lo volessero oppure no. Tom Paine nel suo “Rights of Man” scritto in risposta al Burke nel 1791 tenne alto il dibattito tra radicali e conservatori. Tutt’oggi molti scrittori e storici e politici ritengono che le divisioni politiche, sociali e culturali del mondo contemporaneo risalgono a questi differenti principi che si basano su una diversa visione del mondo e dell’uomo.

Qual’è la conclusione da tirare ricordando questa data e festeggiando questo compleanno? E’ possibile ricavare una morale a distanza di tanto tempo? Che fine ha fatto lo slogan che fece scorrere sangue a fiumi in nome della libertà, della fraternità e dell’eguaglianza? Gli stati ed i regimi, come gli uomini e le loro filosofie, vanno e vengono. O quanto meno si trasformano, diventando un’altra cosa, tra le tante diverse “cose” dietro alle quali gli uomini son soliti correre. Se oggi, 14 luglio è l’anniversario della Rivoluzione Francese, è anche la celebrazione della nascita di tanti uomini e donne i quali hanno potuto condividere lo stesso slogan nei modi che hanno ritenuto opportuno seguire. La “metà” di questo bibliomane, continua in nome di quello slogan a fare la sua quotidiana “rivoluzione” da circa quarant’anni. Ed io non posso fare altro che adeguarmi …

Ultimi interventi

Vedi tutti