Questo sito contribuisce alla audience di

Bellezze e peccati d'estate

La Bellezza è sorella del Peccato alla stessa maniera di come il Peccato le è fratello. Le due qualità sono entità sia astratte che concrete e sono destinate a convivere affiancate nella vita degli uomini, alternandosi nelle loro varie, infinite ed imprevedibili manifestazioni. E’ possibile trovare conferma di quanto ho appena detto visitando quei luoghi dove le bellezze naturali, i monumenti d’arte e le memorie culturali si combinano autonomamente oppure mediante l’intervento degli uomini. Uno di questi luoghi è certamente il piccolo paese di Ravello, in Costa d’Amalfi.

E noto che Richard Wagner trovò da queste parti, esattamente a Villa Rufolo, sia gli spunti per la scenografia del secondo atto del Parsifal, sia le idee per migliorare l’intera trama musicale del suo capolavoro. Anche Giuseppe Verdi è stato ospite di Villa Rufolo. Edvard Grieg, ispirò ai boschi ed alle grotte di Ravello alcune descrizioni del suo Peer Gynt. Questo per quanto concerne la musica. Anche nel campo della pittura grandi personaggi hanno soggiornato e si sono ispirati a Ravello: basti ricordare, per l’Ottocento, la presenza di John Ruskin e, per il Novecento, la presenza di Mirò, di Emilio Vedova, di Cornelis Escher, che fu più volte all’ albergo Toro, maturò il suo stile labirintico e incontrò Jetta, la ragazza che sarebbe divenuta sua moglie. La letteratura costituisce il settore che più a lungo e più intensamente ha intrattenuto rapporti fecondi con la cittadina: già nel Decamerone, Giovanni Boccaccio ispira ai giardini di Ravello la descrizione dei luoghi incantati che fanno da sfondo alle novelle e ne dedica una alle avventure di Landolfo Rufolo ravellese. La dovizia dei particolari cui Boccaccio fa riferimento dimostra che, con alta probabilità, egli stesso visitò Ravello e ne rimase incantato.

Più vicino a noi, nel primo Novecento, André Gide ambienta a Ravello alcune pagine de “L’Immoralista”. Forster trascorre nel paese una vacanza ed ambienta a Fontana Carosa ed in villa Episcopio il bellissimo racconto “Storia di un Panico”. Membri del gruppo Bloomsbury - tra cui Maynard Keynes, Lytton Strachey e Virginia Woolf - furono spesso ospiti dell’ albergo Caruso, mentre Lord Becket trasformò Villa Cimbrone in un cenacolo di intellettuali convenuti da tutto il mondo. D.H. Lawrence è più volte a Ravello, all’albergo Rufolo, nel periodo in cui scrive il suo capolavoro “L’amante di Lady Chaterly”. Paul Valéry lascia un bel pensiero nel libro degli ospiti dell’ albergo Palumbo. Dopo la seconda guerra mondiale arrivano a Ravello Graham Green, che scrive al Caruso “Il terzo uomo”, poi Tennessee Williams, poi William Styron (che qui ambienta il suo lungo romanzo “Set This House on Fire”, Giuseppe Prezzolini (che alloggia a Villa Maria e dedica a Ravello pagine dei suoi Diari), Guido Piovene (che lo descrive in “Viaggio in Italia”). A Ravello Rafael Alberti dedica una poesia molto intensa. A villa Rondinaia lo scrittore americano Gore Vidal ha vissuto fino a qualche tempo fa scrivendo qui i suoi capolavori.

Intensi sono stati i legami con il cinema: già nel 1938 Greta Garbo visse all’albergo Caruso e a villa Cimbrone una storia d’amore con il musicista Leopold Stokowski. Humphrey Bogart, King Vidor, John Huston, Jennifer Jones, Paul Newman, Peter O’Toole, Robert de Niro hanno soggiornato e lavorato a Ravello. I panorami ravellesi fanno da sfondo ad innumerevoli film.
Anche le scienze e le altre discipline sono presenti nel panteon culturale di Ravello: Keynes e Strachey all’albergo Caruso, Crick a Villa Cimbrone, Piaget a Villa Maria. Qui hanno soggiornato con entusiasmo capi di stato come Einaudi, Mitterand, Kennedy, ma soprattutto qui, nel febbraio del 1943, Vittorio Emanuele III fissò la propria residenza a Villa Episcopio dove si tennero sedute del governo Badoglio, dove vennero più volte nei loro ruoli politici, Croce, Togliatti e De Gasperi, e dove il Re affidò la luogotenenza al figlio Umberto.

Il segreto di tanta fascinazione risiede nell’intreccio di cui ho detto innanzi, tra bellezza e peccato. E ovvio che tutti preferiscono parlare della bellezza senza minimamente preoccuparsi di suo fratello, il peccato. Ma in uno dei tanti decantati posti che ho menzionato in questo rapido elenco di bellezze di Ravello, c’è un chiaro invito a riflettere, rivolto a chi visita questi posti. All’ingresso di Villa Cimbrone, nel chiostro a sinistra, dopo avere superato un ingresso che risale al XVI secolo si respira un’atmosfera Arabo-Siciliana-Normanna. Sull’arco, sostenuto da due grosse colonne, si vedono due teste di cinghiale che rappresentano lo stemma di famiglia di Lord Grimthorpe, alias Ernest William Beckett (1856-1917) che lo restaurò. Proseguendo il visitatore avrà modo di imbattersi in sette teste di piccole statue appese alla parete che riproducono “i sette peccati capitali”. Tutti dovremmo sapere quali sono:

Superbia - (desiderio disordinato di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).
Avarizia - (desiderio disordinato dei beni temporali).
Lussuria - (dedizione al piacere e al sesso).
Invidia - (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).
Gola - (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
Ira - (disordinato desiderio di vendicare un torto subito).
Accidia - (lasciarsi andare al torpore dell’animo, fino a provare fastidio per le cose spirituali: in particolare, abbandono della preghiera e dell’amicizia verso Dio perché faticosa).

Chi può affermare, con sincerità e franchezza, tra questi luoghi incantati della natura, tra queste bellezze d’arte e capolavori dello spirito creati dall’uomo con il suo genio, di non essere stato mai posseduto da almeno uno di questi tormentati sentimenti? Quanti tra scrittori, artisti, musicisti, poeti, pittori, filosofi ma anche attori, attrici, politici, economisti, scienziati, laici o religiosi, ricchi o poveri viaggiatori e visitatori di questi luoghi, lettori di queste opere d’arte, quanti possono dire di essere sfuggiti alle trappole che la bellezza ha teso e continua a tendere agli uomini sui sentieri della ricerca dell’assoluto? Chi tra noi può dire di non essere mai stato attratto nelle spirali nelle quali suo fratello il peccato ci avvolge quotidianamente?

Quando visitate la prossima volta Villa Cimbrone osservate attentamente il volto di questi “peccati mortali”. Sono tutti diversi ma hanno tutti un tratto comune che li unisce e li caratterizza: si legge sul loro volto il sogghigno che ognuno di essi ci lancia. Un ghigno di sfida e di avviso a stare attenti a non cadere tra quelli che sono i vortici della bellezza che sua sorella così gelosamente custodisce. “Beauty is truth, truth beauty” disse il grande poeta inglese John Keats, credendo di affermare che l’arte è verità e bellezza perchè sospende il tempo ed è parente all’eternità. Quindi annulla la morte. Ma un altro grande poeta, T. S. Eliot, anch’esso inglese ribattè che quella frase è “senza senso” e “una brutta macchia su una bellissima poesia”. Fu forse peccato di superbia, il solito, vecchio, antico vizio di superbia che dall’inizio caratterizza gli uomini? La prossima volta che venite e visitare questo posto alla ricerca dell’infinito, pensateci.

Ultimi interventi

Vedi tutti